聆听教宗方济各
我们将通过这一博客,在一周之内发表教宗方济各讲话 的中文版、教宗每主日的三钟经祈祷讲话、周三例行公开接 见要理、每天清晨在圣女玛尔大之家的弥撒圣祭讲道。 教宗的讲话言简意赅、直入我们每个人的内心深处。他 的话不需要任何评论或者理论说教,只要认识了解、反思默 想足以

IN CAMMINO CON PAPA FRANCESCO
Con questo blog vorremmo mettere in circolazione, entro una settimana, anche in cinese,
le parole che Papa Francesco ci regala all’Angelus di ogni domenica, nella Udienza del Mercoledì, e nelle celebrazioni quotidiane di Santa Marta.
Papa Francesco parla in maniera chiara e diretta, parla al cuore di ognuno di noi. Le sue parole non hanno bisogno di commenti o teorie, ma di essere conosciute e meditate.
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在中国的讯息
Scritto da Gigi Di Sacco
il 20 10 2016 alle 08,25

UDIENZA GENERALE, 19/10/2016

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Non la povertà in astratto ma il povero ci interpella. Di fronte a modelli di vita effimeri, la povertà nella carne di un uomo, di una donna, di un bambino, ci interpella, ci provoca e ci coinvolge direttamente, spingendoci a dare da mangiare agli affamati e da bere agli assetati. Così il Papa all’udienza generale in Piazza San Pietro, esortando a scoprire il volto di misericordia di Cristo. 


Papa Francesco-Nella società “del cosiddetto benessere”, in cui le persone sono portate a “chiudersi”, ad essere “insensibili alle esigenze degli altri”, spinte da “modelli di vita effimeri” che scompaiono dopo qualche anno, come una “moda”, risuona forte il richiamo a dare da mangiare agli affamati e da bere agli assetati, perché in fondo oggi “ce ne sono tanti”. Ad un mese dalla conclusione del Giubileo della Misericordia, questa è la riflessione di Papa Francesco, che all’udienza generale ricorda le “popolazioni che soffrono la mancanza di cibo e di acqua, con gravi conseguenze specialmente per i bambini”, di cui sempre più spesso i media ci ripropongono le immagini:

“La povertà in astratto non ci interpella, ma ci fa pensare, ci fa lamentare; ma quando vediamo la povertà nella carne di un uomo, di una donna, di un bambino, questo sì che ci interpella!".

Il Pontefice ricorda le “campagne di aiuto per stimolare la solidarietà” e le donazioni che servono a “contribuire ad alleviare la sofferenza di tanti”: è una forma di carità “importante”, ma - dice - forse “non ci coinvolge direttamente”. Invece è per strada o anche alla porta di casa nostra che possiamo incrociare chi ha bisogno, perché “veniamo coinvolti in prima persona”:

“E perciò, quell’abitudine che noi abbiamo di sfuggire ai bisognosi, di non avvicinarci a loro, truccando un po’ la realtà dei bisognosi con le abitudini alla moda per allontanarci da essa. Non c’è più alcuna distanza tra me e il povero quando lo incrocio”.

Siamo portati allora a girare lo sguardo e passare oltre o – si domanda il Papa – a fermarci e parlare con queste persone, nonostante qualcuno possa dire:

“Questo è pazzo a parlare con un povero!".

L’esperienza della fame, costata il Pontefice, “è dura”:

“Ne sa qualcosa chi ha vissuto periodi di guerra o di carestia. Eppure questa esperienza si ripete ogni giorno e convive accanto all’abbondanza e allo spreco”.

Chi è “in necessità”, riflette, chiede “solo il necessario: qualcosa da mangiare e da bere”. Ricorda le parole dell’apostolo Giacomo e spiega che anche la fede, se non è seguita dalle opere, “in sé stessa è morta”, è incapace “di fare carità, di fare amore”:

“C’è sempre qualcuno che ha fame e sete e ha bisogno di me. Non posso delegare nessun altro. Questo povero ha bisogno di me, del mio aiuto, della mia parola, del mio impegno. Siamo tutti coinvolti in questo”.

Gesù, prosegue il Papa, ci assicura che “il poco che abbiamo”, se lo affidiamo alle sue mani e lo “condividiamo con fede”, diventa una “ricchezza sovrabbondante”. Cristo ci dice: “Io sono il pane della vita”, “Chi ha sete venga a me”:

“Sono per tutti noi credenti una provocazione queste parole, una provocazione a riconoscere che, attraverso il dare da mangiare agli affamati e il dare da bere agli assetati, passa il nostro rapporto con Dio, un Dio che ha rivelato in Gesù il suo volto di misericordia”.

Quindi, nei saluti finali, rivolgendosi ai pellegrini slovacchi, Francesco ricorda che domenica prossima si celebra la Giornata Missionaria Mondiale, “occasione preziosa per riflettere sull’urgenza dell’impegno missionario della Chiesa e di ciascun cristiano”:

“Anche noi siamo chiamati ad evangelizzare nell’ambiente in cui viviamo e lavoriamo”.