聆听教宗方济各
我们将通过这一博客,在一周之内发表教宗方济各讲话 的中文版、教宗每主日的三钟经祈祷讲话、周三例行公开接 见要理、每天清晨在圣女玛尔大之家的弥撒圣祭讲道。 教宗的讲话言简意赅、直入我们每个人的内心深处。他 的话不需要任何评论或者理论说教,只要认识了解、反思默 想足以

IN CAMMINO CON PAPA FRANCESCO
Con questo blog vorremmo mettere in circolazione, entro una settimana, anche in cinese,
le parole che Papa Francesco ci regala all’Angelus di ogni domenica, nella Udienza del Mercoledì, e nelle celebrazioni quotidiane di Santa Marta.
Papa Francesco parla in maniera chiara e diretta, parla al cuore di ognuno di noi. Le sue parole non hanno bisogno di commenti o teorie, ma di essere conosciute e meditate.
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在中国的讯息
Scritto da Gigi Di Sacco
il 18 02 2016 alle 22,25

Omelia, MESSICO - 18/02/2016

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Convertirsi, mai più morte e sfruttamento per chi tenta di emigrare
Francesco ha celebrato l’ultima messa del viaggio a Ciudad Juárez, a pochi metri dal confine con gli Usa. 
Fedeli da entrambi i lati della rete metallica che divide i due Stati. Un passaggio, un cammino carico di terribili ingiustizie: 
schiavizzati, sequestrati, soggetti ad estorsione, molti nostri fratelli sono oggetto di commercio del transito umano.


Papa Francesco – Convertirsi, mai più morte e sfruttamento per chi tenta di emigrare. Ad ascoltare l’appello del Papa centinaia di migliaia di persone, da entrambi i lati della rete metallica che divide Messico e Stati Uniti. A Ciudad Juárez, città di frontiera tristemente legata al narcotraffico, alla violenza e allo sfruttamento di chi vuole passare illegalmente il confine per raggiungere “il sogno americano” Francesco ha celebrato l’ultima messa del suo viaggio in Messico, da dove è ripartito verso Roma, dove dovrebbe arrivare alle 14.45 locali.

Il dramma dei migranti, tante volte al centro del pensiero del Papa, stavolta è stato evocato non solo nel nuovo appello contro lo sfruttamento, ma anche nei gesti: poco prima della celebrazione, è andato verso la grande croce di legno che dà sul confine e ha benedetto le scarpe dei migranti morti che non sono riusciti ad attraversare il confine, lungo il quale è passato con la papamobile. E al termine del rito ha salutato le circa 50mila persone che erano “di là”, nella texana El Paso.

L’omelia ha preso spunto dalla vicenda biblica di Ninive, “una grande città che si stava autodistruggendo, frutto dell’oppressione e della degradazione, della violenza e dell’ingiustizia”, alla quale Dio invia, attraverso Giona, l’invito alla conversione. “Dio lo invia a mettere in luce ciò che stava succedendo, la invia a risvegliare un popolo ubriaco di sé stesso”. “Il re ascoltò, gli abitanti della città reagirono e si decretò il pentimento. La misericordia di Dio entrò nel cuore rivelando e manifestando ciò che sarà la nostra certezza e la nostra speranza: c’è sempre la possibilità di cambiare, siamo in tempo per reagire e trasformare, modificare e cambiare, convertire quello che ci sta distruggendo come popolo, che ci sta degradando come umanità. La misericordia ci incoraggia a guardare il presente e avere fiducia in ciò che di sano e di buono è nascosto in ogni cuore. La misericordia di Dio è nostro scudo e nostra fortezza.  Giona aiutò a vedere, aiuta a prendere coscienza. Subito dopo, la sua chiamata trova uomini e donne capaci di pentirsi, capaci di piangere”.

“Questa parola risuoni con forza oggi in mezzo a noi; questa parola è la voce che grida nel deserto e ci invita alla conversione. In questo anno della misericordia, voglio con voi, in questo luogo implorare la misericordia divina, voglio chiedere con voi il dono delle lacrime, il dono della conversione”. “Chiediamo al nostro Dio il dono della conversione, il dono delle lacrime; chiediamogli che possiamo avere il cuore aperto come i Niniviti al suo appello nel volto sofferente di tanti uomini e donne. Mai più morte e sfruttamento! C’è sempre tempo per cambiare, c’è sempre una via d’uscita e un’opportunità, c’è sempre tempo per implorare la misericordia del Padre”.

“Qui a Ciudad Juárez, come in altre zone di frontiera – ha detto ancora - si concentrano migliaia di migranti dell’America Centrale e di altri Paesi, senza dimenticare tanti messicani che pure cercano di passare ‘dall’altra parte’. Un passaggio, un cammino carico di terribili ingiustizie: schiavizzati, sequestrati, soggetti ad estorsione, molti nostri fratelli sono oggetto di commercio del transito umano”.

“Non possiamo negare la crisi umanitaria che negli ultimi anni ha significato la migrazione di migliaia di persone, sia in treno, sia in autostrada, sia anche a piedi attraversando centinaia di chilometri per montagne, deserti, strade inospitali… A fronte di tanti vuoti legali, si tende una rete che cattura e distrugge sempre i più poveri. Non solo soffrono la povertà bensì soprattutto queste forme di violenza. Ingiustizia che si radicalizza nei giovani: loro, come carne da macello, sono perseguitati e minacciati quando tentano di uscire dalla spirale della violenza e dall’inferno delle droghe”.

“E’ tempo di conversione, è tempo di salvezza, è tempo di misericordia. Perciò diciamo, insieme con la sofferenza di tanti volti: ‘per la tua immensa compassione e misericordia, Signore, abbi pietà di noi… purificaci dai nostri peccati e crea in noi un cuore puro, uno spirito nuovo”. Uno spirito che il Papa vede nelle “tante organizzazioni della società civilein favore dei diritti dei migranti. So anche del lavoro impegnato di tante sorelle religiose, di religiosi e sacerdoti, di laici che si spendono nell’accompagnamento e nella difesa della vita – dice-  Danno aiuto in prima linea rischiando molte volte la propria. Con la loro vita sono profeti di misericordia, sono il cuore comprensivo e i piedi accompagnatori della Chiesa che apre le sue braccia e sostiene”.

E al termine dell’omelia, il Papa ha rivolto un saluto ai fedeli al di al del confine Usa, a El Paso, tra cui i molti nello stadio Sun Bowl. “Con l’aiuto della tecnologia – le sue parole - possiamo pregare, cantare e festeggiare insieme l’amore misericordioso che Dio ci dona, e che nessun confine ci può impedire di condividere. Grazie, fratelli e sorelle di El Paso, per farci sentire una sola famiglia e una medesima comunità cristiana”.

"ll Messico è una sorpresa", il suo saluto finale. "la notte ci può sembrare enorme e molto oscura, ma in questi giorni ho potuto constatare che in questo popolo esistono tante luci che annunciano speranza; ho potuto vedere in molti dei suoi testimoni, in molti dei suoi volti, la presenza di Dio che continua a camminare in questa terra guidandoli e sostenendo la speranza; molti uomini e donne, con il loro sforzo di ogni giorno, rendono possibile che questa società messicana non rimanga al buio. Sono profeti del domani, sono segno di un’alba nuova". E, come all’arrivo, il pensiero alla Vergine di Guadalupe. “Che Maria, la Madre di Guadalupe, continui a visitarvi, continui a camminare per queste terre, aiutandovi ad essere missionari e testimoni di misericordia e di riconciliazione".