聆听教宗方济各
我们将通过这一博客,在一周之内发表教宗方济各讲话 的中文版、教宗每主日的三钟经祈祷讲话、周三例行公开接 见要理、每天清晨在圣女玛尔大之家的弥撒圣祭讲道。 教宗的讲话言简意赅、直入我们每个人的内心深处。他 的话不需要任何评论或者理论说教,只要认识了解、反思默 想足以

IN CAMMINO CON PAPA FRANCESCO
Con questo blog vorremmo mettere in circolazione, entro una settimana, anche in cinese,
le parole che Papa Francesco ci regala all’Angelus di ogni domenica, nella Udienza del Mercoledì, e nelle celebrazioni quotidiane di Santa Marta.
Papa Francesco parla in maniera chiara e diretta, parla al cuore di ognuno di noi. Le sue parole non hanno bisogno di commenti o teorie, ma di essere conosciute e meditate.
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在中国的讯息
Scritto da Gigi Di Sacco
il 11 10 2015 alle 22,53

ANGELUS, 11/10/2015

Grande dolore per la “terribile strage avvenuta ad Ankara”
All’Angelus papa Francesco domanda di pregare in silenzio per il doppio attentato 
nella capitale turca che ha fatto almeno 95 morti. I “tre sguardi” di Gesù al “giovane ricco” e 
ai discepoli. “Il denaro, il piacere, il successo abbagliano, ma poi deludono”. La domanda 
ai “giovani, ragazze e ragazzi che sono in piazza”: “Avete sentito lo sguardo di Gesù su di voi? 
E cosa rispondete?”. La Giornata internazionale per la riduzione dei disastri naturali che ricorre il 13 ottobre. 
Il telegramma al presidente turco Recep Tayyip Erdogan.


 – “Grande dolore” ha espresso papa Francesco oggi all’Angelus per la “terribile strage avvenuta ad Ankara, in Turchia”, domandando a tutti i pellegrini una preghiera in silenzio. Ieri, durante una manifestazione pacifica pro-curda nella capitale turca. Due esplosioni – forse due attacchi di kamikaze – hanno provocato la morte di almeno 95 persone e il ferimento di altre 246, dei quali 48 in modo molto grave. Fino ad ora nessuno ha rivendicato la strage.

Francesco elenca: “Dolore per i numerosi morti. Dolore per i feriti. Dolore perché gli attentatori hanno colpito persone inermi che manifestavano per la pace”. E aggiunge: “Mentre prego per quel caro Paese, chiedo al Signore di accogliere le anime dei defunti e di confortare i sofferenti e i familiari”.

“Profonda tristezza” è anche espressa dal card. Piero Parolin, segretario di Stato vaticano, in un telegramma da lui inviato ieri a nome del papa al presidente turco Recep Tayyip Erdoğan per la strage. Il telegramma è stato reso noto oggi.

Dopo aver espresso “accorata solidarietà” verso coloro che sono stati colpiti dalla tragedia, nel telegramma si aggiunge: “Mentre Sua Santità deplora il barbarico atto, egli le domanda di far pervenire la sua vicinanza spirituale a tutte le famiglie colpite in questo momento di lutto e al personale di emergenza e di sicurezza che lavora nell’assistere i feriti”.

“Raccomandando le anime dei defunti alla misericordia amorosa dell’Onnipotente, papa Francesco invoca la forza divina e la pace sui familiari nel dolore”.

Prima della preghiera mariana, il pontefice si è soffermato a commentare il vangelo della domenica (28ma per Anno, B, Marco 10, 17-30), l’incontro di Gesù con il “giovane ricco”.

Il papa sottolinea che il brano è costruito attorno a “tre sguardi di Gesù”. Il primo è lo “sguardo intenso pieno di tenerezza e di affetto: «fissò lo sguardo su di lui, lo amò» (v. 21)”, quando il giovane esprime che “l’osservanza dei precetti non gli basta, non soddisfa il suo desiderio di pienezza”.

“Gesù – ha aggiunto - capisce anche qual è il punto debole del suo interlocutore, e gli fa una proposta concreta: dare tutti i suoi beni ai poveri e seguirlo. Quel giovane però ha il cuore diviso tra due padroni: Dio e il denaro, e se ne va via triste. Questo dimostra che non possono convivere la fede e l’attaccamento alle ricchezze. Così, alla fine, lo slancio iniziale del giovane si smorza nella infelicità di una sequela naufragata”.

Il “secondo sguardo” è “lo sguardo pensoso, di avvertimento: «Volgendo lo sguardo attorno, disse ai suoi discepoli: Quanto è difficile, per quelli che possiedono ricchezze, entrare nel regno di Dio!» (v. 23)”.

“Gesù – ha continuato - risponde con uno sguardo di incoraggiamento – è il terzo sguardo – e dice: la salvezza è, sì, «impossibile agli uomini, ma non a Dio!» (v. 27). Se ci affidiamo al Signore, possiamo superare tutti gli ostacoli che ci impediscono di seguirlo nel cammino della fede”.

A tutto questo segue la “solenne dichiarazione di Gesù: In verità vi dico: chi lascia tutto per seguirmi avrà la vita eterna nel futuro e il centuplo già nel presente (cfr vv. 29-30). Questo “centuplo” è fatto dalle cose prima possedute e poi lasciate, ma che si ritrovano moltiplicate all’infinito. Ci si priva dei beni e si riceve in cambio il godimento del vero bene; ci si libera dalla schiavitù delle cose e si guadagna la libertà del servizio per amore; si rinuncia al possesso e si ricava la gioia del dono”.

“Il giovane – ha continuato - non si è lasciato conquistare dallo sguardo di amore di Gesù, e così non ha potuto cambiare. Solo accogliendo con umile gratitudine l’amore del Signore ci liberiamo dalla seduzione degli idoli e dalla cecità delle nostre illusioni. Il denaro, il piacere, il successo abbagliano, ma poi deludono: promettono vita, ma procurano morte. Il Signore ci chiede di distaccarci da queste false ricchezze per entrare nella vita vera, la vita piena, autentica, luminosa”.

E a braccio ha detto: “E io domando a voi giovani, ragazze e ragazzi che siete in piazza: avete sentito lo sguardo di Gesù su di voi? E cosa rispondete? Preferite lasciare questa piazza con la gioia che ci dà Gesù o con la tristezza che ci provoca la mondanità?”.

“La Vergine Maria – ha concluso - ci aiuti ad aprire il nostro cuore all’amore di Gesù, il solo che può appagare la nostra sete di felicità”.

Dopo l’Angelus e il ricordo della strage in Turchia, Francesco ha ricordato la Giornata internazionale per la riduzione dei disastri naturali che ricorre il 13 ottobre. “Va purtroppo riconosciuto – ha spiegato - che gli effetti di tali calamità sono spesso aggravati da mancanze di cura dell’ambiente da parte dell’uomo. Mi unisco a tutti coloro che in modo lungimirante si impegnano nella tutela della nostra casa comune, per promuovere una cultura globale e locale di riduzione dei disastri e di maggiore resilienza ad essi, armonizzando le nuove conoscenze con quelle tradizionali, e con particolare attenzione alle popolazioni più vulnerabili”.