聆听教宗方济各
我们将通过这一博客,在一周之内发表教宗方济各讲话 的中文版、教宗每主日的三钟经祈祷讲话、周三例行公开接 见要理、每天清晨在圣女玛尔大之家的弥撒圣祭讲道。 教宗的讲话言简意赅、直入我们每个人的内心深处。他 的话不需要任何评论或者理论说教,只要认识了解、反思默 想足以

IN CAMMINO CON PAPA FRANCESCO
Con questo blog vorremmo mettere in circolazione, entro una settimana, anche in cinese,
le parole che Papa Francesco ci regala all’Angelus di ogni domenica, nella Udienza del Mercoledì, e nelle celebrazioni quotidiane di Santa Marta.
Papa Francesco parla in maniera chiara e diretta, parla al cuore di ognuno di noi. Le sue parole non hanno bisogno di commenti o teorie, ma di essere conosciute e meditate.
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在中国的讯息
Scritto da Gigi Di Sacco
il 04 10 2015 alle 02,16

Veglia di preghiera, 03/10/2015

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Ogni famiglia è sempre una luce nel buio del mondo, il Sinodo riparta da Nazaret
Alla grande Veglia di preghiera che precede il Sinodo dei vescovi su “La vocazione e
 la missione della famiglia nella Chiesa e nel mondo contemporaneo”, Francesco prega
 affinché i Padri sinodali ascoltino lo Spirito Santo: “Senza lo Spirito, Dio è lontano, Cristo rimane nel passato, 
 la Chiesa diventa una semplice organizzazione, l’autorità si trasforma in dominio, 
 la missione in propaganda, il culto in evocazione, l’agire dei cristiani in una morale da schiavi”.
 


Papa Francesco A che giova accendere una piccola candela nel buio che ci circonda? Non sarebbe ben altro ciò di cui c'è bisogno per diradare l'oscurità? Ma si possono poi vincere le tenebre? Sono le domande che papa Francesco pone alle decine di migliaia di persone riunite in piazza san Pietro in occasione della veglia di preghiera promossa dalla Conferenza episcopale italiana in vista del Sinodo dei vescovi, che si apre domani (domenica 4 ottobre 2015) con il tema “La vocazione e la missione della famiglia nella Chiesa e nel mondo contemporaneo”.

Una domanda cui risponde lo stesso pontefice poco dopo: “Preghiamo perché il Sinodo che domani si apre sappia ricondurre a un’immagine compiuta di uomo l’esperienza coniugale e familiare; riconosca, valorizzi e proponga quanto in essa c’è di bello, di buono e di santo; abbracci le situazioni di vulnerabilità, che la mettono alla prova: la povertà, la guerra, la malattia, il lutto, le relazioni ferite e sfilacciate da cui sgorgano disagi, risentimenti e rotture; ricordi a queste famiglie, come a tutte le famiglie, che il Vangelo rimane ‘buona notizia” da cui ripartire’. Perché ogni famiglia, aggiunge, “è sempre una luce, per quanto fioca, nel buio del mondo”.

A queste luci deve rispondere la Chiesa: “Nella ‘Galilea delle genti’ del nostro tempo ritroveremo lo spessore di una Chiesa che è madre, capace di generare alla vita e attenta a dare continuamente la vita, ad accompagnare con dedizione, tenerezza e forza morale. Perché se non sappiamo unire la compassione alla giustizia, finiamo per essere inutilmente severi e profondamente ingiusti. Una Chiesa che è famiglia sa porsi con la prossimità e l’amore di un padre, che vive la responsabilità del custode, che protegge senza sostituirsi, che corregge senza umiliare, che educa con l’esempio e la pazienza. A volte, semplicemente con il silenzio di un’attesa orante e aperta”.

Da parte loro, le famiglie presenti in piazza vogliono testimoniare questa missione ricevuta. Prima del discorso di Francesco, nel corso di tutto il pomeriggio si sono susseguite testimonianze di nuclei familiari, di giovani sposi, di fidanzati, di sposi con tanti anni di matrimonio alle spalle. Testimonianze che non nascondono le problematiche della famiglia di oggi, ma che cercano di inquadrarle nel contesto del Vangelo. E sono proprio alcune famiglie ad andare dal pontefice, prima del suo discorso, con in mano una lampada: “Fa che diventiamo portatori di luce – dice il papa dopo averla benedetta – e costruttori di un mondo migliore”. La lampada viene posta davanti all’icona della Santa Famiglia, e da lì le famiglie attingono la luce che poi verrà passata a tutte le fiaccole presenti in piazza.

Di seguito, il testo completo del discorso pronunciato da papa Francesco.

Care famiglie, buonasera!

A che giova accendere una piccola candela nel buio che ci circonda? Non sarebbe ben altro ciò di cui c'è bisogno per diradare l'oscurità? Ma si possono vincere le tenebre? In certe stagioni della vita – questa vita pur carica di risorse stupende – simili interrogativi si impongono con forza. Di fronte alle esigenze dell’esistenza, la tentazione porta a tirarsi indietro, a disertare e a chiudersi, magari in nome della prudenza e del realismo, fuggendo così la responsabilità di fare fino in fondo la propria parte.

Ricordate l’esperienza di Elia? Il calcolo umano suscita nel profeta la paura che lo spinge a cercare rifugio. Paura… «Elia, impaurito, si alzò e se ne andò per salvarsi [...] Camminò per quaranta giorni e quaranta notti fino al monte di Dio, l’Oreb. Là entrò in una caverna per passarvi la notte, quand'ecco gli fu rivolta la parola del Signore in questi termini: “Che cosa fai qui, Elia?”» (1 Re 19,3.8-9). Poi, sull’Oreb, troverà risposta non nel vento impetuoso che scuote le rocce, né nel terremoto e nemmeno nel fuoco. La grazia di Dio non alza la voce; è un mormorio, che raggiunge quanti sono disposti ad ascoltarne la brezza leggera, quel filo di silenzio sonoro: li esorta ad uscire, a tornare nel mondo, testimoni dell’amore di Dio per l’uomo, perché il mondo creda...

Con questo respiro, proprio un anno fa, in questa stessa Piazza, abbiamo invocato lo Spirito Santo, chiedendo che – nel mettere a tema la famiglia – i Padri sinodali sapessero ascoltare e confrontarsi mantenendo fisso lo sguardo su Gesù, Parola ultima del Padre e criterio di interpretazione di tutto.

Questa sera non può essere un’altra la nostra preghiera. Perché, come ricordava il patriarca Atenagora, senza lo Spirito Santo, Dio è lontano, Cristo rimane nel passato, la Chiesa diventa una semplice organizzazione, l’autorità si trasforma in dominio, la missione in propaganda, il culto in evocazione, l’agire dei cristiani in una morale da schiavi.

Preghiamo, dunque, perché il Sinodo che domani si apre sappia ricondurre a un’immagine compiuta di uomo l’esperienza coniugale e familiare; riconosca, valorizzi e proponga quanto in essa c’è di bello, di buono e di santo; abbracci le situazioni di vulnerabilità, che la mettono alla prova: la povertà, la guerra, la malattia, il lutto, le relazioni ferite e sfilacciate da cui sgorgano disagi, risentimenti e rotture; ricordi a queste famiglie, come a tutte le famiglie, che il Vangelo rimane “buona notizia” da cui sempre ripartire. Dal tesoro della viva tradizione i Padri sappiano attingere parole di consolazione e orientamenti di speranza per famiglie chiamate in questo tempo a costruire il futuro della comunità ecclesiale e anche della città dell’uomo.

Ogni famiglia, infatti, è sempre una luce, per quanto fioca, nel buio del mondo.

La stessa vicenda di Gesù tra gli uomini prende forma nel grembo di una famiglia, all’interno della quale rimarrà per trent’anni. Una famiglia come tante, la sua, collocata in uno sperduto villaggio della periferia dell’Impero.

Charles de Foucauld, forse come pochi altri, ha intuito la portata della spiritualità che emana da Nazaret. Questo grande esploratore abbandonò in fretta la carriera militare, affascinato dal mistero della Santa Famiglia, del rapporto quotidiano di Gesù con i genitori e i vicini, del lavoro silenzioso, della preghiera umile. Guardando alla Famiglia di Nazaret, fratel Charles avvertì la sterilità della brama di ricchezza e di potere; con l’apostolato della bontà si fece tutto a tutti; lui, attratto dalla vita eremitica, capì che non si cresce nell’amore di Dio evitando la servitù delle relazioni umane. Perché è amando gli altri che si impara ad amare Dio; è curvandosi sul prossimo che ci si eleva a Dio. Attraverso la vicinanza fraterna e solidale ai più poveri e abbandonati, egli comprese che alla fine sono proprio loro a evangelizzare noi, aiutandoci a crescere in umanità.

Per comprendere oggi la famiglia, entriamo anche noi – come Charles de Foucauld – nel mistero della Famiglia di Nazaret, nella sua vita nascosta, feriale e comune, com’è quella della maggior parte delle nostre famiglie, con le loro pene e le loro semplici gioie; vita intessuta di serena pazienza nelle contrarietà, di rispetto per la condizione di ciascuno, di quell’umiltà che libera e fiorisce nel servizio; vita di fraternità, che sgorga dal sentirsi parte di un unico corpo.

È luogo – la famiglia – di santità evangelica, realizzata nelle condizioni più ordinarie. Vi si respira la memoria delle generazioni e si affondano radici che permettono di andare lontano. È luogo del discernimento, dove ci si educa a riconoscere il disegno di Dio sulla propria vita e ad abbracciarlo con fiducia. È luogo di gratuità, di presenza discreta, fraterna e solidale, che insegna a uscire da se stessi per accogliere l'altro, per perdonare e sentirsi perdonati.

Ripartiamo da Nazaret per un Sinodo che, più che parlare di famiglia, sappia mettersi alla sua scuola, nella disponibilità a riconoscerne sempre la dignità, la consistenza e il valore, nonostante le tante fatiche e contraddizioni che possono segnarla.

Nella “Galilea delle genti” del nostro tempo ritroveremo lo spessore di una Chiesa che è madre, capace di generare alla vita e attenta a dare continuamente la vita, ad accompagnare con dedizione, tenerezza e forza morale. Perché se non sappiamo unire la compassione alla giustizia, finiamo per essere inutilmente severi e profondamente ingiusti.

Una Chiesa che è famiglia sa porsi con la prossimità e l’amore di un padre, che vive la responsabilità del custode, che protegge senza sostituirsi, che corregge senza umiliare, che educa con l’esempio e la pazienza. A volte, semplicemente con il silenzio di un’attesa orante e aperta.

Soprattutto, una Chiesa di figli che si riconoscono fratelli non arriva mai a considerare qualcuno soltanto come un peso, un problema, un costo, una preoccupazione o un rischio: l’altro è essenzialmente un dono, che rimane tale anche quando percorre strade diverse.

È casa aperta, la Chiesa, lontana da grandezze esteriori, accogliente nello stile sobrio dei suoi membri e, proprio per questo, accessibile alla speranza di pace che c’è dentro ogni uomo, compresi quanti – provati dalla vita – hanno il cuore ferito e sofferente.

Questa Chiesa può rischiarare davvero la notte dell’uomo, additargli con credibilità la meta e condividerne i passi, proprio perché lei per prima vive l’esperienza di essere incessantemente rigenerata nel cuore misericordioso del Padre.