聆听教宗方济各
我们将通过这一博客,在一周之内发表教宗方济各讲话 的中文版、教宗每主日的三钟经祈祷讲话、周三例行公开接 见要理、每天清晨在圣女玛尔大之家的弥撒圣祭讲道。 教宗的讲话言简意赅、直入我们每个人的内心深处。他 的话不需要任何评论或者理论说教,只要认识了解、反思默 想足以

IN CAMMINO CON PAPA FRANCESCO
Con questo blog vorremmo mettere in circolazione, entro una settimana, anche in cinese,
le parole che Papa Francesco ci regala all’Angelus di ogni domenica, nella Udienza del Mercoledì, e nelle celebrazioni quotidiane di Santa Marta.
Papa Francesco parla in maniera chiara e diretta, parla al cuore di ognuno di noi. Le sue parole non hanno bisogno di commenti o teorie, ma di essere conosciute e meditate.
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Scritto da Gigi Di Sacco
il 20 05 2015 alle 17,50

Santa Marta, 19 maggio 2015

1

At 20,17-27; Gv 17,1-11a;

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At 20,17-27; Gv 17,1-11a;

At 20,17-27

[17] Da Milèto mandò a chiamare subito ad Efeso gli anziani della Chiesa. 

[18] Quando essi giunsero disse loro: "Voi sapete come mi sono comportato con voi fin dal primo giorno in cui arrivai in Asia e per tutto questo tempo: 

[19] ho servito il Signore con tutta umiltà, tra le lacrime e tra le prove che mi hanno procurato le insidie dei Giudei. 

[20] Sapete come non mi sono mai sottratto a ciò che poteva essere utile, al fine di predicare a voi e di istruirvi in pubblico e nelle vostre case, 

[21] scongiurando Giudei e Greci di convertirsi a Dio e di credere nel Signore nostro Gesù. 

[22] Ed ecco ora, avvinto dallo Spirito, io vado a Gerusalemme senza sapere ciò che là mi accadrà. 

[23] So soltanto che lo Spirito Santo in ogni città mi attesta che mi attendono catene e tribolazioni. 

[24] Non ritengo tuttavia la mia vita meritevole di nulla, purché conduca a termine la mia corsa e il servizio che mi fu affidato dal Signore Gesù, di rendere testimonianza al messaggio della grazia di Dio. 

[25] Ecco, ora so che non vedrete più il mio volto, voi tutti tra i quali sono passato annunziando il regno di Dio. 

[26] Per questo dichiaro solennemente oggi davanti a voi che io sono senza colpa riguardo a coloro che si perdessero, 

[27] perché non mi sono sottratto al compito di annunziarvi tutta la volontà di Dio. 

Gv 17,1-11a

[1] Così parlò Gesù. Quindi, alzati gli occhi al cielo, disse: "Padre, è giunta l'ora, glorifica il Figlio tuo, perché il Figlio glorifichi te. 

[2] Poiché tu gli hai dato potere sopra ogni essere umano, perché egli dia la vita eterna a tutti coloro che gli hai dato. 

[3] Questa è la vita eterna: che conoscano te, l'unico vero Dio, e colui che hai mandato, Gesù Cristo. 

[4] Io ti ho glorificato sopra la terra, compiendo l'opera che mi hai dato da fare. 

[5] E ora, Padre, glorificami davanti a te, con quella gloria che avevo presso di te prima che il mondo fosse. 

[6] Ho fatto conoscere il tuo nome agli uomini che mi hai dato dal mondo. Erano tuoi e li hai dati a me ed essi hanno osservato la tua parola. 

[7] Ora essi sanno che tutte le cose che mi hai dato vengono da te, 

[8] perché le parole che hai dato a me io le ho date a loro; essi le hanno accolte e sanno veramente che sono uscito da te e hanno creduto che tu mi hai mandato. 

[9] Io prego per loro; non prego per il mondo, ma per coloro che mi hai dato, perché sono tuoi. 

[10] Tutte le cose mie sono tue e tutte le cose tue sono mie, e io sono glorificato in loro. 

[11] Io non sono più nel mondo; essi invece sono nel mondo, e io vengo a te. Padre santo, custodisci nel tuo nome coloro che mi hai dato, perché siano una cosa sola, come noi. 

 

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Meditare sui congedi per sempre, quelli di chi oggi è costretto a lasciare la sua terra, e quello che ci aspetta tutti.
Nella vita ci sono congedi a tempo e quelli per sempre, come accade oggi per coloro che sono costretti a lasciare le loro case – 

i Rohingya del Myanmar, i cristiani e gli yazidi in Siria e Iraq – e come un giorno accadrà a tutti. 
Quello sarà il momento nel quale affidare a Dio la nostra anima, la nostra storia, i nostri cari. 


Papa Francesco – Nella vita ci sono congedi “a tempo” e quelli “per sempre”, come accade “oggi” per coloro che sono costretti a lasciare le loro case – i Rohingya del Myanmar, i cristiani e gli yazidi in Siria e Iraq – e come un giorno accadrà a tutti. Quello sarà il momento nel quale affidare a Dio la nostra anima, la nostra storia, i nostri cari. L’ha detto oggi papa Francesco durante la messa celebrata stamattina a Casa santa Marta, commentando il discorso di Gesù prima della Passione e il congedo di Paolo a Mileto prima di recarsi a Gerusalemme.

“Gesù si congeda, Paolo si congeda e questo ci aiuterà a riflettere sui nostri congedi”. Nella nostra vita, ha aggiunto, “ci sono tanti congedi”, piccoli e grandi e c’è “anche tanta sofferenza, tante lacrime in alcuni di loro”. “Pensiamo oggi a quei poveri Rohingya del Myanmar. Al momento di lasciare la loro terra per fuggire dalle persecuzioni non sapevano cosa sarebbe accaduto loro. E da mesi sono in barca, lì… Arrivano in una città, dove danno loro acqua, cibo, e dicono: ‘andatevene via’. E’ un congedo. Tra l’altro, oggi accade questo congedo esistenziale grande. Pensate al congedo dei cristiani e degli yazidi, che pensano di non tornare più nella loro terra, perché cacciati via dalle loro case. Oggi”.

Ci sono piccoli e grandi congedi nella vita, come il “congedo della mamma, che saluta, dà l’ultimo abbraccio al figlio che va in guerra; e tutti i giorni si alza col timore” che venga qualcuno a dirle: ‘ringraziamo tanto la generosità di suo figlio che ha dato la vita per la patria’”. E c’è anche "l’ultimo congedo che tutti noi dobbiamo fare, quando il Signore ci chiama all’altra riva. Io penso a questo”.

I grandi congedi della vita, “anche l’ultimo non sono i congedi di ‘a presto’, ‘a dopo’, ‘arrivederci’, che sono congedi che uno sa che torna, o subito o dopo una settimana: sono congedi che non si sa quando e come tornerò”. E il tema del congedo è presente anche nell’arte, nelle canzoni. “Me ne viene una in mente, quella degli alpini, quando quel capitano si congeda dai suoi soldati: il testamento del capitano. Penso io al grande congedo, al mio grande congedo, non quando devo dire ‘a dopo’, ‘a più tardi’, ‘arrivederci’, ma ‘addio’? Questi due testi dicono la parola ‘addio’. Paolo affida a Dio i suoi e Gesù affida al Padre i suoi discepoli, che rimangono nel mondo. ‘Non sono del mondo, ma custodisci loro’. Affidare al Padre, affidare a Dio: questa è l’origine della parola ‘addio’. Noi diciamo ‘addio’ soltanto nei grandi congedi, siano quelli della vita, sia l’ultimo”.

 “Credo – ha detto ancora – che con queste due icone - quella di Paolo, che piange, in ginocchio sulla spiaggia, tutti lì, e Gesù, triste, perché andava alla Passione, con i suoi discepoli, piangendo nel suo cuore - possiamo pensare al nostro. Ci farà bene. Chi sarà la persona che chiuderà i miei occhi?”. “Cosa lascio? Sia Paolo che Gesù, tutti e due, in questi brani fanno una sorta di esame di coscienza: ‘Io ho fatto questo, questo, questo…’ Io cosa ho fatto? Ma mi fa bene immaginarmi in quel momento. Quando sarà, non si sa, ma ci sarà il momento nel quale ‘a dopo’, ‘a presto’, ‘a domani’, ‘arrivederci’ diventerà ‘addio’. Io sono preparato per affidare a Dio tutti i miei? Per affidare me stesso a Dio? Per dire quella parola che è la parola dell’affidamento del figlio al Padre?”.

Il Papa ha concluso esortando a meditare sulle Letture sul congedo di Gesù e quello di Paolo e “pensare che un giorno” anche noi dovremo dire quella parola, “addio”: “A Dio affido la mia anima; a Dio affido la mia storia; a Dio affido i miei; a Dio affido tutto”. “Che Gesù morto e risorto - è stata la sua invocazione finale - ci invii lo Spirito Santo, perché noi impariamo quella parola, impariamo a dirla, ma esistenzialmente, con tutta la forza: l’ultima parola, addio”.