聆听教宗方济各
我们将通过这一博客,在一周之内发表教宗方济各讲话 的中文版、教宗每主日的三钟经祈祷讲话、周三例行公开接 见要理、每天清晨在圣女玛尔大之家的弥撒圣祭讲道。 教宗的讲话言简意赅、直入我们每个人的内心深处。他 的话不需要任何评论或者理论说教,只要认识了解、反思默 想足以

IN CAMMINO CON PAPA FRANCESCO
Con questo blog vorremmo mettere in circolazione, entro una settimana, anche in cinese,
le parole che Papa Francesco ci regala all’Angelus di ogni domenica, nella Udienza del Mercoledì, e nelle celebrazioni quotidiane di Santa Marta.
Papa Francesco parla in maniera chiara e diretta, parla al cuore di ognuno di noi. Le sue parole non hanno bisogno di commenti o teorie, ma di essere conosciute e meditate.
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在中国的讯息
Scritto da Gigi Di Sacco
il 13 04 2015 alle 23,24

REGINA CAELI,12 aprile 2015

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Come Tommaso, contempliamo le piaghe del Risorto e nel Giubileo accogliamo l'amore di Dio.
Dopo la messa per il centenario del genocidio armeno, Francesco al Regina Caeli ricorda lo “sforzo” dell’apostolo:

 “E’ uno che non si accontenta e cerca, intende verificare di persona, compiere una propria esperienza personale. 
Gesù lo attende pazientemente”. Il Giubileo, “un tempo intenso e prolungato per accogliere le immense 
ricchezze dell’amore misericordioso di Dio”. Gli auguri per la Pasqua delle Chiese orientali.


 

 Papa Francesco– Come l’apostolo Tommaso “siamo anche tutti noi: in questa seconda Domenica di Pasqua siamo invitati a contemplare nelle piaghe del Risorto la Divina Misericordia, che supera ogni umano limite e risplende sull’oscurità del male e del peccato”. Tommaso “non si accontenta, cerca, vuole verificare di persona: e Gesù lo attende con pazienza”. Lo ha detto papa Francesco prima della recita del Regina Caeli nella festività della Divina misericordia.

Il Papa, dopo la lunga messa per il centenario del genocidio degli armeni, commenta il Vangelo odierno: “Otto giorni dopo la prima Pasqua– cioè proprio come oggi – Gesù ritorna a presentarsi in mezzo ai suoi e si rivolge subito a Tommaso, invitandolo a toccare le ferite delle sue mani e del suo fianco. Viene incontro alla sua incredulità, perché, attraverso i segni della passione, possa raggiungere la pienezza della fede pasquale”.

Tommaso, spiega il pontefice, “è uno che non si accontenta e cerca, intende verificare di persona, compiere una propria esperienza personale. Dopo le iniziali resistenze e inquietudini, alla fine arriva anche lui a credere, pur avanzando con fatica. Gesù lo attende pazientemente e si offre alle difficoltà e alle insicurezze dell’ultimo arrivato. Il Signore proclama “beati” quelli che credono senza vedere (cfr v. 29) – e la prima di questi è Maria sua Madre –, però viene incontro anche all’esigenza del discepolo incredulo: «Metti qui il tuo dito e guarda le mie mani…»”.

Al contatto salvifico con le piaghe del Risorto, “Tommaso manifesta le proprie ferite, le proprie lacerazioni, la propria umiliazione; nel segno dei chiodi trova la prova decisiva che era amato, atteso, capito. Si trova di fronte un Messia pieno di dolcezza, di misericordia, di tenerezza. Era quello il Signore che cercava nelle profondità segrete del proprio essere, perché aveva sempre saputo che era così. Ritrovato il contatto personale con l’amabilità e la misericordiosa pazienza del Cristo, Tommaso comprende il significato profondo della sua Risurrezione e, intimamente trasformato, dichiara la sua fede piena e totale in Lui esclamando: «Mio Signore e mio Dio!». Che bella questa espressione!”.

Come l’apostolo “anche tutti noi: in questa seconda Domenica di Pasqua siamo invitati a contemplare nelle piaghe del Risorto la Divina Misericordia, che supera ogni umano limite e risplende sull’oscurità del male e del peccato. Un tempo intenso e prolungato per accogliere le immense ricchezze dell’amore misericordioso di Dio sarà il prossimo Giubileo Straordinario della Misericordia, la cui Bolla di indizione ho promulgato ieri sera nella Basilica di San Pietro. “Misericordiae Vultus”: il Volto della Misericordia è Gesù Cristo. Teniamo lo sguardo rivolto a Lui, che Lui sempre ci cerca, ci aspetta, ci perdona. Tanto misericordioso: non si spaventa delle nostre miserie. Ci guarisce e perdona tutti i nostri peccati E la Vergine Madre ci aiuti ad essere misericordiosi con gli altri come Gesù lo è con noi”.

Dopo la preghiera mariana e i saluti alle varie comunità presenti, Francesco si rivolge alle comunità orientali: “Rivolgo un cordiale augurio ai fedeli delle Chiese d’Oriente che, secondo il loro calendario, celebrano oggi la Santa Pasqua. Mi unisco alla gioia del loro annuncio del Cristo Risorto: Christós anésti!”.

"Facciamo loro un applauso per questa grande festa [la folla applaude]. Un saluto anche per i pellegrini armeni, venuti a Roma per la messa con i miei fratelli Patriarchi e vescovi armeni".

Nelle settimane scorse, conclude Francesco, "mi sono arrivati da ogni parte del mondo tanti messaggi di auguri pasquali. Con gratitudine li ricambio a tutti. Desidero ringraziare di cuore i bambini, gli anziani, le famiglie, le diocesi, le comunità parrocchiali e religiose, gli enti e le diverse associazioni, che hanno voluto manifestarmi affetto e vicinanza. E continuate a pregare per me!"