聆听教宗方济各
我们将通过这一博客,在一周之内发表教宗方济各讲话 的中文版、教宗每主日的三钟经祈祷讲话、周三例行公开接 见要理、每天清晨在圣女玛尔大之家的弥撒圣祭讲道。 教宗的讲话言简意赅、直入我们每个人的内心深处。他 的话不需要任何评论或者理论说教,只要认识了解、反思默 想足以

IN CAMMINO CON PAPA FRANCESCO
Con questo blog vorremmo mettere in circolazione, entro una settimana, anche in cinese,
le parole che Papa Francesco ci regala all’Angelus di ogni domenica, nella Udienza del Mercoledì, e nelle celebrazioni quotidiane di Santa Marta.
Papa Francesco parla in maniera chiara e diretta, parla al cuore di ognuno di noi. Le sue parole non hanno bisogno di commenti o teorie, ma di essere conosciute e meditate.
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Scritto da Gigi Di Sacco
il 21 04 2014 alle 15,26

Omelia - Messa in Coena Domini, 17 Aprile 2014

1

Gv 13,1-15

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Gv 13,1-15

1] Prima della festa di Pasqua Gesù, sapendo che era giunta la sua ora di passare da questo mondo al Padre, dopo aver amato i suoi che erano nel mondo, li amò sino alla fine.
[2] Mentre cenavano, quando già il diavolo aveva messo in cuore a Giuda Iscariota, figlio di Simone, di tradirlo,
[3] Gesù sapendo che il Padre gli aveva dato tutto nelle mani e che era venuto da Dio e a Dio ritornava,
[4] si alzò da tavola, depose le vesti e, preso un asciugatoio, se lo cinse attorno alla vita.
[5] Poi versò dell'acqua nel catino e cominciò a lavare i piedi dei discepoli e ad asciugarli con l'asciugatoio di cui si era cinto.
[6] Venne dunque da Simon Pietro e questi gli disse: "Signore, tu lavi i piedi a me?".
[7] Rispose Gesù: "Quello che io faccio, tu ora non lo capisci, ma lo capirai dopo".
[8] Gli disse Simon Pietro: "Non mi laverai mai i piedi!". Gli rispose Gesù: "Se non ti laverò, non avrai parte con me".
[9] Gli disse Simon Pietro: "Signore, non solo i piedi, ma anche le mani e il capo!".
[10] Soggiunse Gesù: "Chi ha fatto il bagno, non ha bisogno di lavarsi se non i piedi ed è tutto mondo; e voi siete mondi, ma non tutti".
[11] Sapeva infatti chi lo tradiva; per questo disse: "Non tutti siete mondi".
[12] Quando dunque ebbe lavato loro i piedi e riprese le vesti, sedette di nuovo e disse loro: "Sapete ciò che vi ho fatto?
[13] Voi mi chiamate Maestro e Signore e dite bene, perché lo sono.
[14] Se dunque io, il Signore e il Maestro, ho lavato i vostri piedi, anche voi dovete lavarvi i piedi gli uni gli altri.
[15] Vi ho dato infatti l'esempio, perché come ho fatto io, facciate anche voi.

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Il Papa lava i piedi a 12 disabili: l'eredità di Gesù è essere servitori gli uni degli altri 
 
Gesù si è fatto servitore e l'eredità che ci lascia è quella di "essere servitori gli uni degli altri" nell'amore. E' il cuore dell'omelia di Papa Francesco che ha presieduto nella chiesa del Centro riabilitativo "Santa Maria della Provvidenza" della Fondazione Don Gnocchi, a Roma, la Messa in Coena Domini che dà inizio al Triduo Pasquale.


Gesù si è fatto servitore e l'eredità che ci lascia è quella di "essere servitori gli uni degli altri" nell'amore. E' il cuore dell'omelia di Papa Francesco che ha presieduto nella chiesa del Centro riabilitativo "Santa Maria della Provvidenza" della Fondazione Don Gnocchi, a Roma, la Messa in Coena Domini che dà inizio al Triduo Pasquale. Papa Francesco ha compiuto il rito della lavanda dei piedi a 12 disabili, di diversa età, etnia e confessione religiosa, in rappresentanza di tutti i pazienti assistiti nei 29 Centri operativi in Italia. A partecipare al rito, gli ospiti del Centro "Santa Maria della Provvidenza" assieme a familiari, operatori e volontari. Tra l'interno e l'esterno della chiesa erano presenti circa 500 persone. Hanno concelebrato con il Santo Padre, il presidente della Fondazione Don Gnocchi, mons. Angelo Bazzari e il cappellano del Centro, don Pasquale Schiavulli. 
Nell'Ultima Cena Gesù fa un gesto di congedo e, ricorda il Papa nell'omelia pronunciata a braccio, ci lascia un'eredità: 
 
"Lui è Dio e si è fatto servo, servitore nostro. E questa è l'eredità: anche voi dovete essere servitori gli uni degli altri. E Lui ha fatto questa strada per amore: anche voi dovete amarvi ed essere servitori e nell'amore. Questa è l'eredità che ci lascia Gesù". 
 
Papa Francesco sottolinea che il gesto di lavare i piedi è un gesto simbolico: "lo facevano gli schiavi, i servi ai commensali, alla gente che veniva a pranzo", perché a quel tempo "le strade erano tutte di terra e quando entravano in casa era necessario lavarsi i piedi". Tutta l'omelia ruota, dunque, attorno alla riflessione su Gesù che fa "un servizio di schiavo" e lascia questo come eredità: 
 
"E per questo, la Chiesa, al giorno d'oggi, che si commemora l'Ultima Cena, quando Gesù ha istituito l'Eucaristia, anche fa, nella cerimonia, questo gesto di lavare i piedi, che ci ricorda che noi dobbiamo essere servi gli uni degli altri". 
 
Il Papa esorta, dunque, tutti nel proprio cuore a pensare agli altri e all'amore "che Gesù ci dice che dobbiamo avere per gli altri", e – aggiunge – "pensiamo anche come possiamo servirle meglio, le altre persone. Perché così Gesù ha voluto da noi".
Quindi il Papa si è inginocchiato davanti a ciascuno dei 12 disabili, ha lavato, asciugato e baciato i loro piedi come fece Gesù ai suoi discepoli. Grande commozione e raccoglimento alla Messa scandita dai canti del coro composto da ospiti e volontari del Centro. I 12 a cui il Papa ha lavato i piedi sono persone con disabilità diverse, alcuni temporanee altri croniche; età e provenienza differenti. Con i suoi 16 anni, il più giovane di loro è Osvaldinho, originario di Capo Verde, costretto su una sedie a rotelle dopo un tuffo in mare, la scorsa estate. I più anziani Pietro e Angelica, 86 anni. Poi c'è Walter affetto da sindrome di down. E ancora Giordana, originaria dell'Etiopia, affetta da tetraparesi spastica, Stefano e Daria con problemi di spasticità e paresi, e Orietta colpita da encefalite in tenera età così come Samuele segnato dalla poliomelite a tre anni e che al centro "Santa Maria della Pace" ha trovato non solo cure, ma anche formazione professionale, un lavoro e persino una sposa. E Marco, 19 anni, a cui nell'ottobre scorso è stata diagnostica una neoplasia cerebrale. Gianluca operato più volte per meningiomi. E Hamed, 75 anni, musulmano, originario della Libia, che in seguito ad un incidente stradale ha riportato seri danni neurologici. Un quadro, dunque, della sofferenza del mondo dove però risplende la luce dell'amore.
 
Grande l'emozione dei 12 disabili scelti per il rito della lavanda dei piedi in rappresentanza di tutti i pazienti assistiti nei centri operativi della Fondazione Don Gnocchi. Tra loro Samuele, prima paziente e poi operatore per oltre 50 anni al Don Gnocchi di Roma; Angelica, una signora di 86 anni, che a causa di gravi problemi di deambulazione vive nell' istituto da diversi anni; e Giordana, una giovane di 27 anni, di origine etiope, affetta da tetraparesi spastica che risiede da vent'anni al Centro "Santa Maria Nascente" di Milano. Ascoltiamo i loro commenti: 
(Samuele)
R. - E' indescrivibile! Non trovo le parole… Però colpisce dentro! Non trovo le parole, sul serio!
 
D. - La lavanda dei piedi è un servire. Lei, per tanti anni, ha servito tanti suoi fratelli. E' vero?
 
R. - Sì! Ho lavorato qui al Don Gnocchi: ci ho studiato e ci sono poi stato 50 anni… Sono cresciuto proprio nell'ambiente. La cosa che mi crea molta emozione è don Carlo, che si è ricordato di noi, di me: lo accosto a Papa Francesco che si ricorda degli ultimi e fra questi ultimi ci sono pure io, privilegiato in questo suo gesto. 
 
(Angelica)
R. - Da piccola formica, mi sono trovata su un trono da regina. Quindi, sono fortunata! Il Signore mi ha dato questa opportunità, che non merito… 
 
D. - Lei adesso vive qui al Don Gnocchi: è una sua seconda famiglia?
 
R. - Una grande famiglia, questa! Io ci aggiungo pure la mia. Io chiamo: "la città del sorriso". 
 
(Giordana)
R. - Sono al Don Gnocchi di Milano da 20 anni: è tipo la mia seconda famiglia! Mi hanno aiutato molto sia i ragazzi che le suore, che gli operatori… 
 
D. - Cosa vuol dire, per te, servire il prossimo?
 
R. - Io faccio il possibile per aiutare i miei amici più deboli! Faccio tutto ciò che è nelle mie forze! Penso che questo sia quello che volesse dire Gesù.
 
 
Il Papa, durante l'omelia, ha spiegato che l'eredità di Gesù è quella di essere servitori gli uni degli altri. Ma come sono state accolte queste parole da chi opera quotidianamente con i fratelli più piccoli? Ascoltiamo alcuni commenti:
 
R. - Sono loro che ci danno tanto amore, perché sono delle anime splendide! Noi siamo orgogliosi e fieri di essere loro amici e… gli vogliamo bene!
 
R. - Penso che si serve solo per amore e con amore! Non c'è altra possibilità, perché per me il servizio è già amore. 
 
R. - Servire il prossimo anche con un senso di umiltà, perché piegarsi a lavare i piedi vuol dire riconoscersi piccoli di fronte anche a queste persone che per noi sono grandi. Anche con questo gesto vuol dire proprio riconoscere questo.
 
R. - Ogni giorno noi, oltre all'amore, cerchiamo di dare loro l'autonomia, la possibilità di crescere, di essere al meglio di se stessi: anche se con ridotte capacità motorie, ridotte capacità mentali, però con la possibilità di vivere!