聆听教宗方济各
我们将通过这一博客,在一周之内发表教宗方济各讲话 的中文版、教宗每主日的三钟经祈祷讲话、周三例行公开接 见要理、每天清晨在圣女玛尔大之家的弥撒圣祭讲道。 教宗的讲话言简意赅、直入我们每个人的内心深处。他 的话不需要任何评论或者理论说教,只要认识了解、反思默 想足以

IN CAMMINO CON PAPA FRANCESCO
Con questo blog vorremmo mettere in circolazione, entro una settimana, anche in cinese,
le parole che Papa Francesco ci regala all’Angelus di ogni domenica, nella Udienza del Mercoledì, e nelle celebrazioni quotidiane di Santa Marta.
Papa Francesco parla in maniera chiara e diretta, parla al cuore di ognuno di noi. Le sue parole non hanno bisogno di commenti o teorie, ma di essere conosciute e meditate.
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Scritto da Gigi Di Sacco
il 01 01 2015 alle 17,34

Omelia,Te Deum di ringraziamento a conclusione dell’anno, 31/12/2014

Il nostro tempo ha avuto un inizio e avrà una fine, 

chiediamoci se viviamo da figli di Dio o da schiavi del diavolo

"Occorre difendere i poveri, e non difendersi dai poveri", "occorre servire i deboli e non servirsi dei deboli!". La fine dell'anno è momento per un esame di coscienza. "Da questo esame di coscienza dipende anche, per noi cristiani, la qualità del nostro operare, del nostro vivere, della nostra presenza nella città, del nostro servizio al bene comune, della nostra partecipazione alle istituzioni pubbliche ed ecclesiali".


 Papa Francesco- La fine di un anno è momento per pensare al cammino della vita, che ha avuto un inizio e avrà una fine, è momento per ringraziare Dio per il bene avuto e domandare perdono per il male fatto, è momento per un esame di coscienza, per chiedersi se si vive "da figli o da schiavi". "Viviamo da persone battezzate in Cristo, unte dallo Spirito, riscattate, libere? Oppure viviamo secondo la logica mondana, corrotta, facendo quello che il diavolo ci fa credere sia il nostro interesse?". Il "significato del tempo", che "non è una realtà estranea a Dio", è stato al centro della riflessione proposta da papa Francesco nella celebrazione dei primi vespri della solennità di Maria Santissima Madre di Dio, ai quali è seguito il Te Deum di ringraziamento a conclusione dell'anno.

La celebrazione di oggi pomeriggio nella basilica di san Pietro è ha dato occasione al Papa, vescovo di Roma, di stigmatizzare alcune vicende che nelle ultime settimane hanno colpito la città. "Senz'altro - ha detto in proposito - le gravi vicende di corruzione, emerse di recente, richiedono una seria e consapevole conversione dei cuori per una rinascita spirituale e morale, come pure per un rinnovato impegno per costruire una città più giusta e solidale, dove i poveri, i deboli e gli emarginati siano al centro delle nostre preoccupazioni e del nostro agire quotidiano. È necessario un grande e quotidiano atteggiamento di libertà cristiana per avere il coraggio di proclamare, nella nostra Città, che occorre difendere i poveri, e non difendersi dai poveri, che occorre servire i deboli e non servirsi dei deboli!".

Le dure parole sulle vicende romane sono state la parte conclusiva di una riflessione dedicata a come si è vissuto e si vive. Perché al termine di un anno si loda il Signore e nello stesso tempo si chiede perdono. Lo si loda innanzi tutto per il grande dono che abbiamo ricevuto: "Egli ci ha fatti suoi figli". "Noi eravamo figli, ma siamo diventati schiavi, seguendo la voce del Maligno. Nessun altro ci riscatta da quella schiavitù sostanziale se non Gesù, che ha assunto la nostra carne dalla Vergine Maria ed è morto sulla croce per liberarci dalla schiavitù del peccato e restituirci la perduta condizione filiale".

"Contemporaneamente il dono stesso per cui ringraziamo è anche motivo di esame di coscienza, di revisione della vita personale e comunitaria, del domandarci: com'è il nostro modo di vivere? Viviamo da figli o da schiavi? Viviamo da persone battezzate in Cristo, unte dallo Spirito, riscattate, libere? Oppure viviamo secondo la logica mondana, corrotta, facendo quello che il diavolo ci fa credere sia il nostro interesse? Esiste sempre nel nostro cammino esistenziale una tendenza a resistere alla liberazione; abbiamo paura della libertà e, paradossalmente, preferiamo più o meno inconsapevolmente la schiavitù. La libertà ci spaventa perché ci pone davanti al tempo e di fronte alla nostra responsabilità di viverlo bene. La schiavitù riduce il tempo a 'momento' e così ci sentiamo più sicuri, cioè ci fa vivere momenti slegati dal loro passato e dal nostro futuro. In altre parole, la schiavitù ci impedisce di vivere pienamente e realmente il presente, perché lo svuota del passato e lo chiude di fronte al futuro, all'eternità. La schiavitù ci fa credere che non possiamo sognare, volare, sperare".

Diceva qualche giorno fa un grande artista italiano che per il Signore fu più facile togliere gli israeliti dall'Egitto che l'Egitto dal cuore degli israeliti. Erano stati, 'sì', liberati 'materialmente' dalla schiavitù, ma durante la marcia nel deserto con le varie difficoltà e con la fame cominciarono allora a provare nostalgia per l'Egitto quando 'mangiavano...cipolle e aglio' (cfr Nm 11,5); si dimenticavano però che ne mangiavano al tavolo della schiavitù. Nel nostro cuore si annida la nostalgia della schiavitù, perché apparentemente più rassicurante, più della libertà, che è molto più rischiosa. Come ci piace essere ingabbiati da tanti fuochi d'artificio, apparentemente belli ma che in realtà durano solo pochi istanti! Questo è il regno del momento! 
Da questo esame di coscienza dipende anche, per noi cristiani, la qualità del nostro operare, del nostro vivere, della nostra presenza nella città, del nostro servizio al bene comune, della nostra partecipazione alle istituzioni pubbliche ed ecclesiali".

"Cari fratelli e sorelle, concludere l'anno è tornare ad affermare che esiste un''ultima ora' e che esiste la 'pienezza del tempo'. Nel concludere questo anno, nel ringraziare e nel chiedere perdono, ci farà bene domandare la grazia di poter camminare in libertà per poter così riparare i tanti danni fatti e poter difenderci dalla nostalgia della schiavitù, di non 'nostalgiare' la schiavitù.  La Vergine Santa, che è proprio al cuore del tempio di Dio, quando il Verbo - che era nel principio - si è fatto uno di noi nel tempo; Ella che ha dato al mondo il Salvatore, ci aiuti ad accoglierLo con cuore aperto, per essere e vivere veramente liberi come figli di Dio".

Al termine del rito Francesco è sceso in piazza san Pietro per un momento di riflessione davanti al presepe e un saluto alcune migliaia di  persone che lo hanno aspettato in piazza, malgrado la serata decisamente fredda.