聆听教宗方济各
我们将通过这一博客,在一周之内发表教宗方济各讲话 的中文版、教宗每主日的三钟经祈祷讲话、周三例行公开接 见要理、每天清晨在圣女玛尔大之家的弥撒圣祭讲道。 教宗的讲话言简意赅、直入我们每个人的内心深处。他 的话不需要任何评论或者理论说教,只要认识了解、反思默 想足以

IN CAMMINO CON PAPA FRANCESCO
Con questo blog vorremmo mettere in circolazione, entro una settimana, anche in cinese,
le parole che Papa Francesco ci regala all’Angelus di ogni domenica, nella Udienza del Mercoledì, e nelle celebrazioni quotidiane di Santa Marta.
Papa Francesco parla in maniera chiara e diretta, parla al cuore di ognuno di noi. Le sue parole non hanno bisogno di commenti o teorie, ma di essere conosciute e meditate.
HOME - 主页     FOTO - 照片     RICERCA - 搜索     MOBILE - 移动

博客归档 - Archivio blog

Angelus
三钟经


Regina Coeli
天皇后喜乐经


Biografia
生平简历


Costituzioni Apostoliche
宗座宪章


Discorsi
讲话


Encicliche
通谕


Esortazioni Apostoliche
宗座劝谕


Interviste
采访


Lettere
书信


Lettere Apostoliche
宗座书函


Messaggi
文告


Motu Proprio
自动诏书


Omelie
弥撒讲道


Preghiere
祈祷


Santa Marta
圣女玛尔大之家


Udienze
周三公开接见


Viaggi
出访


Servizi
服务


SPECIALE TERRA SANTA
圣地专题报道


在中国的讯息
Scritto da Gigi Di Sacco
il 01 12 2014 alle 20,47

Intervista sul volo di ritorno dalla Turchia, 30 novembre 2014

0

In moschea ha pregato: Signore, finiamola con queste guerre!

Chiede ai leader politici, intellettuali e religiosi dell'islam di condannare il terrorismo fondamentalista.  Sull'unità con gli ortodossi spiega: la via non è quella dell'«uniatismo» della Chiese orientali.  Voglio andare in Iraq» e «desidero incontrare il patriarca di Mosca


Papa FrancescoIslamofobia
«È vero che davanti a questi atti terroristici non solo in questa zona ma anche in Africa c'è una reazione. "Se questo è l'islam mi arrabbio!". E così tanti islamici si sentono offesi, dicono: "Ma noi non siamo questo, il Corano è un libro profetico di pace, questo (terrorismo) non è islamismo". Io questo lo capisco. E credo sinceramente che non si possa dire che tutti gli islamici sono terroristi come non si può dire che tutti i cristiani sono fondamentalisti - anche noi abbiamo dei fondamentalisti, in tutte le religioni ci sono questi gruppetti. Ho detto al presidente Erdogan che sarebbe bello condannarli chiaramente, lo dovrebbero fare i leader accademici, religiosi, intellettuali e politici. Così lo ascolterebbero dalla bocca dei loro leader. Abbiamo bisogno di una condanna mondiale da parte degli islamici che dicano: "No il Corano non è questo!". Dobbiamo poi sempre distinguere qual è la proposta di una religione da quello che è l'uso concreto che di quella proposta fa un concreto governo: tu puoi condurre il tuo paese non come islamico, come ebreo o come cristiano. Tante volte si usa il nome ma la realtà non è quella della religione».
 
Cristianofobia
«Non voglio usare parole un po' addolcite: a (noi) cristiani ci cacciano via dal Medio Oriente. Alcune volte, come abbiamo visto in Iraq, nella zona di Mosul, devono andarsene o pagare la tassa che poi magari non serve. Altre volte ci cacciano via con guanti bianchi». 
 
Dialogo interreligioso
«Ho avuto forse la conversazione più bella in questo senso con il presidente degli Affari religiosi e la sua équipe. Già quando era venuto il nuovo ambasciatore della Turchia a consegnare le credenziali, ho visto un uomo eccezionale, uomo di profonda religiosità. Loro hanno detto: "Adesso sembra che il dialogo interreligioso sia arrivato alla fine". Dobbiamo fare un salto di qualità. Dobbiamo fare il dialogo tra persone religiose di diverse appartenenze, è bello questo: uomini e donne che si ritrovano con altri uomini e altre donne e si scambiano esperienze: non si parla di teologia, ma di esperienza». 
 
Preghiera in moschea
«Io sono andato in Turchia come pellegrino, non come turista. E sono venuto precisamente per la festa di oggi, dal patriarca Bartolomeo. Quando sono andato in moschea non potevo dire: adesso sono un turista! Ho visto quella meraviglia, il muftì mi spiegava bene le cose con tanta mitezza, mi citava il Corano là dove si parlava di Maria e di Giovanni Battista. In quel momento ho sentito il bisogno di pregare. Gli ho chiesto: preghiamo un po'? Lui mi ha risposto: "Sì sì". Io ho pregato per la Turchia, per la pace, per il muftì, per tutti e per me... Ho detto: Signore, ma finiamola con queste guerre! È stato un momento di preghiera sincera».
 
Prospettive ecumeniche
«Il mese scorso in occasione del Sinodo è venuto come delegato il metropolita Ilarion e lui ha voluto parlarmi non come delegato al Sinodo ma come presidente della commissione del dialogo ortodosso cattolico. Abbiamo parlato un po'. Io credo che con l'ortodossia siamo in cammino, hanno sacramenti e successione apostolica, siamo in cammino. Se dobbiamo aspettare che i teologi si mettono d'accordo, mai arriverà quel giorno! Sono scettico: lavorano bene i teologi, ma Atenagora aveva detto: "Mettiamo i teologi su un'isola a discutere, e noi andiamo avanti!". L'unità è un cammino che si deve fare e si deve fare insieme, è l'ecumenismo spirituale, pregare insieme, lavorare insieme. Poi c'è l'ecumenismo del sangue: quando questi ammazzano i cristiani, il sangue si mischia. I nostri martiri stanno gridando: siamo uno. Questo è l'ecumenismo del sangue. Andare coraggiosamente su questo cammino, avanti, avanti. È una cosa forse che qualcuno non può capire. Le Chiese orientali cattoliche hanno diritto di esistere, ma l'uniatismo è una parola di un'altra epoca, si deve trovare un'altra strada».
 
Voglio incontrare il patriarca di Mosca
«Ho fatto sapere al patriarca Kiril: dove vuoi tu noi ci incontriamo, tu mi chiami e io vengo. Ma in questo momento con la guerra in Ucraina ha tanti problemi. Tutti e due vogliamo incontraci e andare avanti. Ilarion ha proposto per una riunione di studio della commissione il tema del primato. Si deve continuare la domanda di Giovanni Paolo II: aiutatemi a trovare una formula di primato accettabile anche alle Chiese ortodosse».
 
L'origine delle divisioni tra le Chiese
«Quello che io sento di più profondo in questo cammino per l’unità è l'omelia che ho fatto ieri sullo Spirito Santo: soltanto il cammino dello Spirito Santo è giusto, lui è sorpresa, lui è creativo. Il problema - questa forse sì è un'autocritica, e l'ho detto anche nelle congregazioni generali prima del conclave - è che la Chiesa ha il difetto e l'abitudine peccatrice di guardare troppo a se stessa, come se credesse di avere luce propria. La chiesa non ha luce propria, deve guardare a Gesù Cristo. Le divisioni ci sono perché la Chiesa ha guardato troppo a se stessa. A tavola con Bartolomeo oggi parlavamo del momento in cui un cardinale è andato a portare la scomunica del Papa al Patriarca: la Chiesa ha guardata troppo a se stessa in quel momento. Quando si guarda a se stessi si diventa autoreferenziali».
Il primato nella Chiesa
«Gli ortodossi accettano il primato: nelle litanie oggi hanno pregato per il loro pastore e primate, "colui che cammina prima". Lo hanno detto oggi davanti a me. Per trovare una forma accettabile dobbiamo andare al primo millennio. Non dico che la Chiesa abbia sbagliato (nel secondo millennio), no no! Ha fatto la sua strada storica. Ma adesso la strada è andare avanti con la domanda di Giovanni Paolo II».
 
Gli ultraconservatori che guardano con sospetto le aperture 
«Mi permetto di dire che questo non è un problema solo nostro. Questo è un problema anche loro, degli ortodossi, di alcuni monaci e di alcuni monasteri. Per esempio, fin dai tempi del beato Paolo VI si discute della data della Pasqua e non ci mettiamo d'accordo. Di questo passo, i nostri pronipoti rischieranno di celebrarla in agosto. Il beato Paolo VI aveva proposto una data fissa, una domenica di aprile. Bartolomeo è stato coraggioso: in Finlandia, dove c'è una piccola comunità ortodossa ha detto di festeggiare lo stesso giorno dei luterani. Una volta mentre ero in via della Scrofa e ci si preparava alla Pasqua ho sentito un orientale che diceva: il mio Cristo resuscita fra un mese. Il mio Cristo, il tuo Cristo. Ci sono problemi. Ma dobbiamo essere rispettosi e non stancarci di dialogare, senza insultare, senza sporcarsi, senza sparlare. Se poi uno non vuole dialogare... Ma pazienza, mitezza e dialogo». 
 
Voglio andare in Iraq
«Volevo andare in un campo profughi, ma ci voleva un giorno in più e non era possibile per tante ragioni, non solo personali. Allora ho chiesto di stare con i ragazzi rifugiati ospitati dai salesiani. Approfitto per ringraziare il governo turco, che è generoso, è generoso con i rifugiati. Sapete che cosa significa pensare alla salute, all'alimentazione, a un letto, a una casa, per un milione di rifugiati? In Iraq io voglio andare. Ho parlato col patriarca Sako. Per il momento non è possibile. Se in questo momento andassi si creerebbe un problema per le autorità, per la sicurezza».
 
Con Erdogan non ho parlato di Ue
«No, di questo non abbiamo parlato. È curioso, abbiamo parlato di tante cose, ma di questo no».
 
La terza guerra mondiale e le armi nucleari 
«Sono convinto che stiamo vivendo una terza guerra mondiale a pezzi, a capitoli, dappertutto. Dietro di questo ci sono inimicizie, problemi politici, problemi economici, per salvare questo sistema dove il dio denaro e non la persona umana è al centro. E dietro ci sono anche interessi commerciali: il traffico delle armi è terribile, è uno degli affari più forti in questo momento. L'anno scorso, a settembre, si diceva che la Siria aveva le armi chimiche: io credo che la Siria non fosse in grado di farsi le armi chimiche. Chi gliele ha vendute? Forse alcuni di quelli che poi l'accusavano di averle? Su questo affare delle armi c'è tanto mistero. Sull'atomica, l'umanità non ha imparato. Dio ci ha dato la creazione perché di questa incultura facessimo una cultura. L'uomo l'ha fatto ed è arrivato all'energia nucleare che può servire a tante cose buone, ma l'ha utilizzata anche per distruggere l'umanità. Quella cultura diviene una seconda incultura: io non voglio parlare di fine del mondo, ma è una cultura che chiamo "terminale", poi bisognerà cominciare da capo, così come hanno fatto le città di Nagasaki e Hiroscima».
 
Il genocidio degli armeni
«Il governo turco ha fatto un gesto, il primo ministro Erdogan ha scritto una lettera nella data della ricorrenza del genocidio, che alcuni hanno giudicato troppo debole. Ma è stato un porgere la mano, questo è sempre positivo. Posso allungare la mano poco o tanto, ma questo è sempre positivo. A me sta molto a cuore la frontiera turco armena: se si potesse aprire quella frontiera sarebbe una cosa bella! Lo so che ci sono problemi geopolitici che non facilitano, ma dobbiamo pregare per questa riconciliazione tra i popoli. L'anno prossimo sono previsti tanti atti commemorativi del genocidio armeno, speriamo che si vada su una strada di piccoli gesti, piccoli passi di avvicinamento».
 
Il Sinodo e i passaggi contestati della relazione intermedia
«Il sinodo è un percorso, è un cammino. Non è un Parlamento, è uno spazio protetto perché possa parlare lo Spirito Santo. Anche la relazione finale non esaurisce il percorso. Per questo non si può prendere un'opinione di una persona o di una bozza. Io non sono d'accordo - è la mia opinione - che si dica pubblicamente oggi questo ha detto questo, ma si renda pubblico, come è avvenuto, solo ciò che è stato detto: il Sinodo non è un Parlamento. Ci vuole protezione perché lo Spirito Santo possa parlare».