聆听教宗方济各
我们将通过这一博客,在一周之内发表教宗方济各讲话 的中文版、教宗每主日的三钟经祈祷讲话、周三例行公开接 见要理、每天清晨在圣女玛尔大之家的弥撒圣祭讲道。 教宗的讲话言简意赅、直入我们每个人的内心深处。他 的话不需要任何评论或者理论说教,只要认识了解、反思默 想足以

IN CAMMINO CON PAPA FRANCESCO
Con questo blog vorremmo mettere in circolazione, entro una settimana, anche in cinese,
le parole che Papa Francesco ci regala all’Angelus di ogni domenica, nella Udienza del Mercoledì, e nelle celebrazioni quotidiane di Santa Marta.
Papa Francesco parla in maniera chiara e diretta, parla al cuore di ognuno di noi. Le sue parole non hanno bisogno di commenti o teorie, ma di essere conosciute e meditate.
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在中国的讯息
Scritto da Gigi Di Sacco
il 01 12 2014 alle 10,35

Messaggio, Turchia 30 novembre 2014

Dichiarazione congiunta. Papa e Bartolomeo: no a Medio Oriente senza cristiani

Al termine della Divina Liturgia, il Papa e il Patriarca hanno raggiunto il secondo piano del Palazzo patriarcale per la Benedizione ecumenica a cui è seguita, nella Sala del Trono, la lettura e la firma della "Dichiarazione Congiunta" in cui il Papa e il Patriarca hanno ribadito l’impegno per l’unità e lanciato un appello di pace per il Medio Oriente e l’Ucraina. 
 

Papa Francesco-Papa Francesco e Bartolomeo riaffermano con forza la volontà di “continuare a camminare insieme al fine di superare, con amore e fiducia, gli ostacoli” che ancora dividono le due Chiese. “Esprimiamo la nostra sincera e ferma intenzione – si legge nella Dichiarazione congiunta - in obbedienza alla volontà di nostro Signore Gesù Cristo, di intensificare i nostri sforzi per la promozione della piena unità tra tutti i cristiani e soprattutto tra cattolici e ortodossi”.

E’ stato ribadito il sostegno al dialogo teologico promosso dalla Commissione Mista Internazionale che, istituita trentacinque anni fa dal Patriarca Dimitrios e da Papa Giovanni Paolo II, sta trattando “le questioni più difficili che hanno segnato la storia” delle due Chiese e che richiedono “uno studio attento e approfondito”. Di qui l’invito ai fedeli di elevare la comune invocazione di Gesù “che tutti siano una cosa sola, perché il mondo creda” (Gv. 17,21).

Francesco e Bartolomeo esprimono poi la “comune preoccupazione per la situazione in Iraq, in Siria e in tutto il Medio Oriente” uniti “nel desiderio di pace e di stabilità e nella volontà di promuovere la risoluzione dei conflitti attraverso il dialogo e la riconciliazione”.

C’è quindi l’appello a quanti hanno “la responsabilità del destino dei popoli affinché intensifichino il loro impegno per le comunità che soffrono e consentano loro, comprese quelle cristiane, di rimanere nella loro terra natia. Non possiamo rassegnarci – afferma con forza la Dichiarazione - a un Medio Oriente senza i cristiani, che lì hanno professato il nome di Gesù per duemila anni. Molti nostri fratelli e sorelle sono perseguitati e sono stati costretti con la violenza a lasciare le loro case. Sembra addirittura che si sia perduto il valore della vita umana e che la persona umana non abbia più importanza e possa essere sacrificata ad altri interessi. E tutto questo, tragicamente, incontra l’indifferenza di molti”.

Francesco e Bartolomeo sottolineano il valore dell’ecumenismo della sofferenza: “Come il sangue dei martiri è stato seme di forza e di fertilità per la Chiesa, così anche la condivisione delle sofferenze quotidiane può essere uno strumento efficace di unità. La terribile situazione dei cristiani e di tutti coloro che soffrono in Medio Oriente richiede non solo una costante preghiera, ma anche una risposta appropriata da parte della comunità internazionale”.

Si ribadisce poi l’importanza “della promozione di un dialogo costruttivo con l’Islam, basato sul mutuo rispetto e sull’amicizia. Ispirati da comuni valori e rafforzati da un genuino sentimento fraterno, musulmani e cristiani sono chiamati a lavorare insieme per amore della giustizia, della pace e del rispetto della dignità e dei diritti di ogni persona, specialmente nelle regioni dove essi, un tempo, vissero per secoli in una coesistenza pacifica e adesso soffrono insieme tragicamente per gli orrori della guerra”. Francesco e Bartolomeo esortano, dunque, “tutti i leader religiosi a proseguire e a rafforzare il dialogo interreligioso e a compiere ogni sforzo per costruire una cultura di pace e di solidarietà fra le persone e fra i popoli”.

La Dichiarazione congiunta si conclude con un appello per la pace in Ucraina, “un Paese con un’antica tradizione cristiana”, affinché le parti coinvolte nel conflitto ricerchino “il cammino del dialogo e del rispetto del diritto internazionale per mettere fine al conflitto e permettere a tutti gli ucraini di vivere in armonia”.