聆听教宗方济各
我们将通过这一博客,在一周之内发表教宗方济各讲话 的中文版、教宗每主日的三钟经祈祷讲话、周三例行公开接 见要理、每天清晨在圣女玛尔大之家的弥撒圣祭讲道。 教宗的讲话言简意赅、直入我们每个人的内心深处。他 的话不需要任何评论或者理论说教,只要认识了解、反思默 想足以

IN CAMMINO CON PAPA FRANCESCO
Con questo blog vorremmo mettere in circolazione, entro una settimana, anche in cinese,
le parole che Papa Francesco ci regala all’Angelus di ogni domenica, nella Udienza del Mercoledì, e nelle celebrazioni quotidiane di Santa Marta.
Papa Francesco parla in maniera chiara e diretta, parla al cuore di ognuno di noi. Le sue parole non hanno bisogno di commenti o teorie, ma di essere conosciute e meditate.
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在中国的讯息
Scritto da Gigi Di Sacco
il 26 11 2014 alle 18,54

Discorso a Strasburgo, 26 novembre /2014

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Papa Francesco non si fa chiudere nei cliché: ieri a Strasburgo ha parlato dei rischi dell'Europa dei tecnocrati e delle plutocrazie, ha chiesto politiche coraggiose sull'immigrazione, ha invitato il Vecchio Continente a ritrovare se stesso e il suo ruolo nel mondo. Come i padri fondatori, alla riscoperta delle radici


Papa Francesco-Il primo Papa non europeo dopo più di 1200 anni a Strasburgo ha parlato alle istituzioni dell'Europa unita con il timbro e la profondità dei padri fondatori. Il vescovo di Roma che è nato in Argentina ma ha origini piemontesi ancora una volta non si è fatto rinchiudere in alcun cliché(«Io Papa socialdemocratico? - ha risposto a un giornalista - Mi fate sentire un insetto da collezione...»): ha proposto riflessioni nelle quali possono ritrovarsi i più convinti sostenitori dell'Europa unita, altre che incrociano i timori dei movimenti «no euro». Altre ancora, dirompenti, sulla politica internazionale: durante il viaggio di ritorno ha dichiarato che la porta del dialogo non va mai chiusa neanche con i terroristi, affermando che esiste pure un terrorismo di Stato, quando si uccidono civili innocenti e ci si arroga il diritto di intervenire scavalcando gli organismi internazionali.

Davanti all'Europarlamento, Papa Bergoglio ha parlato di una sfida storica: evitare che le democrazie si trasformino in «plutocrazie uniformanti al servizio di imperi sconosciuti». Ciò di cui parla Francesco è il rischio di un'Europa governata dai mercati finanziari, dai «tecnocrati» che valutano la salute di un paese soltanto in termini di spread e non di occupazione, di benessere dei cittadini, di servizi. Quella che riduce l'uomo a un ingranaggio, a un bene di consumo, e quando la vita non è funzionale ai suoi meccanismi, semplicemente la scarta, «come nel caso dei malati terminali, degli anziani abbandonati e senza cura, o dei bambini uccisi prima di nascere». Come nel caso di intere generazioni rimaste senza lavoro.

 Ma sarebbe riduttivo affiancare il Papa ai «no euro», a quei movimenti identitari che si chiudono in un localismo asfittico. Ieri a Strasburgo Francesco ha parlato anche del dramma dell'immigrazione, dei morti che hanno trasformato il Mediterraneo in un «grande cimitero» della necessità di farsi carico insieme, in una prospettiva europea, della dignità umana di chi arriva sulle coste del Vecchio Continente con politiche «coraggiose». Quanto di più lontano dalle vene xenofobe di certi gruppi.

 L'Europa che il vescovo di Roma ieri si è trovato di fronte, parlando ai rappresentanti di oltre 500 milioni di cittadini, non è più il centro del mondo. È un continente stanco, passato a essere da «Europa madre» a «Europa nonna». Un'unione di popoli che in molti casi sembra aver smarrito la sua identità, le sue radici generate dal cristianesimo, quelle ragioni dello stare insieme che hanno regalato un lungo periodo di pace a nazioni e popoli abituati a combattersi lungo i secoli. Un'Europa che pare oggi aver declinato alla sua responsabilità sulla scena internazionale, incapace di parlare con una voce sola, di essere ancora un faro di civiltà, di intervenire fattivamente e concretamente con tutte le «armi» della diplomazia là dove ci sarebbe un grande bisogno di lei.

 Francesco gliel'ha ricordato, citando le violazioni dei diritti umani, le persecuzioni delle minoranze religiose e in particolare dei cristiani, i dilanianti conflitti alimentati dall'enorme giro d'affari del traffico d'armi e non soltanto dal fondamentalismo. In questo senso, le parole pronunciate nel dialogo con i giornalisti sul volo di ritorno che lo riportava a Roma sono emblematiche di un approccio che non si lascia ingabbiare negli schemi dello scontro di civiltà o di religione, tanto cari a chi strumentalizza persino il martirio dei cristiani per i propri fini: anche se «quasi impossibile» la porta deve essere aperta anche per il dialogo con i terroristi dell'Isis. L'Europa non è più al centro del mondo, ma nel mondo oggi come non mai c'è bisogno di Europa. Ieri a ricordarcelo è stato un Papa nato in Argentina.