聆听教宗方济各
我们将通过这一博客,在一周之内发表教宗方济各讲话 的中文版、教宗每主日的三钟经祈祷讲话、周三例行公开接 见要理、每天清晨在圣女玛尔大之家的弥撒圣祭讲道。 教宗的讲话言简意赅、直入我们每个人的内心深处。他 的话不需要任何评论或者理论说教,只要认识了解、反思默 想足以

IN CAMMINO CON PAPA FRANCESCO
Con questo blog vorremmo mettere in circolazione, entro una settimana, anche in cinese,
le parole che Papa Francesco ci regala all’Angelus di ogni domenica, nella Udienza del Mercoledì, e nelle celebrazioni quotidiane di Santa Marta.
Papa Francesco parla in maniera chiara e diretta, parla al cuore di ognuno di noi. Le sue parole non hanno bisogno di commenti o teorie, ma di essere conosciute e meditate.
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在中国的讯息
Scritto da Gigi Di Sacco
il 26 11 2014 alle 18,34

Discorso al Parlamento Europeo, 25 novembre 2014

L'Europa soffre per la cultura dello scarto e il consumismo

Papa Francesco mette in guardia le istituzioni dalla distanza della gente


Papa Francesco- Basta con gli stili di vita egoisti. “Va abbandonata l’idea di un’Europa impaurita e piegata su sé stessa”. A Strasburgo il cielo è grigio e carico di pioggia e sull'aereo il Papa ha scherzato con i giornalisti sul "tour de force" del viaggio internazionale più breve della storia: "Una giornataccia". Francesco indica “l’ideale di un'Europa unita e in pace, creativa e intraprendente, rispettosa dei diritti e consapevole dei propri doveri”. Oggi “gli effetti della crisi economica perdurano con conseguenze drammatiche dal punto di vista sociale. Dio trasforma il male in bene e la morte in vita”. Il Papa lancia al vecchio continente un messaggio di speranza (“basato sulla fiducia che le difficoltà possano diventare promotrici potenti di unità, per vincere tutte le paure che l’Europa sta attraversando”) e un incoraggiamento a “tornare alla ferma convinzione dei Padri fondatori dell'Unione europea”, i quali “desideravano un futuro basato sulla capacità di lavorare insieme per superare le divisioni e per favorire la pace e la comunione fra tutti i popoli del continente”. 

 Al centro di questo ambizioso progetto politico vi era “la fiducia nell'uomo, non tanto in quanto cittadino, né in quanto soggetto economico, ma nell'uomo in quanto persona dotata di una dignità trascendente”. Si rivolge “agli oltre cinquecento milioni di cittadini” che il Parlamento europeo rappresenta nei 28 Stati membri. Francesco prende la parola “dinanzi a questa istituzione fondamentale della vita dell'Unione Europea” dopo oltre un quarto di secolo dalla visita compiuta da Giovanni Paolo II. “Molto è cambiato da quei giorni in Europa e in tutto il mondo - osserva il Pontefice -. Non esistono più i blocchi contrapposti che allora dividevano il continente in due e si sta lentamente compiendo il desiderio che l'Europa, dandosi sovranamente libere istituzioni, possa un giorno estendersi alle dimensioni che le sono state date dalla geografia e più ancora dalla storia».

 Accanto a un'Ue più ampia, “vi è anche un mondo più complesso e fortemente in movimento”. Un mondo, evidenzia Francesco, “sempre più interconnesso e globale e perciò sempre meno eurocentrico". A un'Unione più estesa, più influente, “sembra però affiancarsi l'immagine di un'Europa un po’ invecchiata e compressa, che tende a sentirsi meno protagonista in un contesto che la guarda spesso con distacco, diffidenza e talvolta con sospetto”. 

 Francesco sottolinea “lo stretto legame che esiste fra queste due parole: dignità e trascendente”. La “dignità” è la parola-chiave che “ha caratterizzato la ripresa del secondo dopo guerra”. La storia recente, infatti, “si contraddistingue per l'indubbia centralità della promozione della dignità umana contro le molteplici violenze e discriminazioni, che neppure in Europa sono mancate nel corso dei secoli”. Oggi, “la promozione dei diritti umani occupa un ruolo centrale nell'impegno dell'Ue in ordine a favorire la dignità della persona, sia al suo interno che nei rapporti con gli altri Paesi”. Ma “persistono fin troppe situazioni in cui gli esseri umani sono trattati come oggetti, dei quali si può programmare la concezione, la configurazione e l’utilità, e che poi possono essere buttati via quando non servono più, perché diventati deboli, malati o vecchi”. Effettivamente “quale dignità esiste quando manca la possibilità di esprimere liberamente il proprio pensiero o di professare senza costrizione la propria fede religiosa? Quale dignità è possibile senza una cornice giuridica chiara, che limiti il dominio della forza e faccia prevalere la legge sulla tirannia del potere? Quale dignità può mai avere un uomo o una donna fatto oggetto di ogni genere di discriminazione? Quale dignità potrà mai trovare una persona che non ha il cibo o il minimo essenziale per vivere e, peggio ancora, il lavoro che lo unge di dignità?”, si chiede Francesco. 

 Promuovere “la dignità della persona significa riconoscere che essa possiede diritti inalienabili di cui non può essere privata ad arbitrio di alcuno e tanto meno a beneficio di interessi economici”. Il Pontefice invoca “una cultura dei diritti umani che possa sapientemente legare la dimensione individuale, o, meglio, personale, a quella del bene comune, a quel ‘noi-tutti’ formato da individui, famiglie e gruppi intermedi che si uniscono in comunità sociale”. 

 Infatti, “se il diritto di ciascuno non è armonicamente ordinato al bene più grande, finisce per concepirsi senza limitazioni e dunque per diventare sorgente di conflitti e di violenze”. Una delle malattie che il Papa vede “più diffuse oggi in Europa è la solitudine, propria di chi è privo di legami”. La si vede particolarmente “negli anziani, spesso abbandonati al loro destino, come pure nei giovani privi di punti di riferimento e di opportunità per il futuro; la si vede nei numerosi poveri che popolano le nostre città; la si vede negli occhi smarriti dei migranti che sono venuti qui in cerca di un futuro migliore”. Nel corso degli ultimi anni, accanto al processo di allargamento dell'Ue, “è andata crescendo la sfiducia da parte dei cittadini nei confronti di istituzioni ritenute distanti, impegnate a stabilire regole percepite come lontane dalla sensibilità dei singoli popoli, se non addirittura dannose”. Da più parti “si ricava un'impressione generale di stanchezza e d'invecchiamento, di un’Europa nonna e non più fertile e vivace. Per cui i grandi ideali che hanno ispirato l'Europa sembrano aver perso forza attrattiva, in favore dei tecnicismi burocratici delle sue istituzioni”.

A ciò si associano “alcuni stili di vita un po' egoisti, caratterizzati da un'opulenza ormai insostenibile e spesso indifferente nei confronti del mondo circostante, soprattutto dei più poveri”. E “un prevalere delle questioni tecniche ed economiche al centro del dibattito politico, a scapito di un autentico orientamento antropologico”. L'essere umano “rischia di essere ridotto a semplice ingranaggio di un meccanismo che lo tratta alla stregua di un bene di consumo da utilizzare, così che quando la vita non è funzionale a tale meccanismo viene scartata senza troppe remore, come nel caso dei malati terminali, degli anziani abbandonati e senza cura, o dei bambini uccisi prima di nascere”. Inoltre “l'assolutizzazione della tecnica confonde fini e mezzi”. Risultato inevitabile della “cultura dello scarto” e del “consumismo esasperato”. Al contrario, “affermare la dignità della persona significa riconoscere la preziosità della vita umana, che ci è donata gratuitamente e non può perciò essere oggetto di scambio o di smercio”. 

 Quindi un richiamo diretto ai parlamentari a prendersi cura della fragilità dei popoli e delle persone. “Prendersi cura della fragilità dice forza e tenerezza, dice lotta e fecondità in mezzo a un modello funzionalista e privatista che conduce inesorabilmente alla ‘cultura dello scarto’. Prendersi cura della fragilità delle persone e dei popoli significa custodire la memoria e la speranza; significa farsi carico del presente nella sua situazione più marginale e angosciante ed essere capaci di ungerlo di dignità”. Il futuro dell'Europa “dipende dalla riscoperta del nesso vitale e inseparabile fra questi due elementi”. 

 Un'Europa che “non è più capace di aprirsi alla dimensione trascendente della vita è un'Europa che lentamente rischia di perdere la propria anima e anche quello spirito umanistico che pure ama e difende”. Francesco ricorda “le numerose ingiustizie e persecuzioni che colpiscono quotidianamente le minoranze religiose, e particolarmente cristiane, in diverse parti del mondo”. Comunità e persone che “si trovano a essere oggetto di barbare violenze: cacciate dalle proprie case e patrie; vendute come schiave; uccise, decapitate, crocefisse e bruciate vive, sotto il silenzio vergognoso e complice di tanti”. Il motto dell'Unione è “unità nella diversità”, ma l'unità “non significa monotelismo o uniformità politica, economica, culturale, o di pensiero”. In realtà “ogni autentica unità vive della ricchezza delle diversità che la compongono: come una famiglia, che è tanto più unita quanto più ciascuno dei suoi componenti può essere fino in fondo se stesso senza timore”. Secondo il Pontefice l’Europa è “una famiglia di popoli, i quali potranno sentire vicine le istituzioni dell'Unione se esse sapranno sapientemente coniugare l'ideale dell'unità cui si anela, alla diversità propria di ciascuno, valorizzando le singole tradizioni; prendendo coscienza della sua storia e delle sue radici; liberandosi dalle tante manipolazioni e dalle tante fobie”. 

 Mettere al centro la persona umana significa “lasciare che essa esprima liberamente il proprio volto e la propria creatività, sia a livello di singolo che di popolo”. Mantenere viva la democrazia in Europa richiede di evitare “tante maniere globalizzanti di diluire la realtà: i purismi angelici, i totalitarismi del relativo, i fondamentalismi astorici, gli eticismi senza bontà, gli intellettualismi senza sapienza”.

La famiglia è “cellula basale ed elemento prezioso di ogni società” e “porta con sé gli elementi fondamentali per dare speranza al futuro”. Senza tale solidità “si finisce per costruire sulla sabbia, con gravi conseguenze sociali”. 

 Accanto a un’ecologia ambientale, serve “quell’ecologia umana, fatta del rispetto della persona”. È tempo di “favorire le politiche di occupazione, ma soprattutto è necessario ridare dignità al lavoro, garantendo anche adeguate condizioni per il suo svolgimento. Ciò implica, da un lato, reperire nuovi modi per coniugare la flessibilità del mercato con le necessità di stabilità e certezza delle prospettive lavorative, indispensabili per lo sviluppo umano dei lavoratori; d'altra parte, significa favorire un adeguato contesto sociale, che non punti allo sfruttamento delle persone, ma a garantire, attraverso il lavoro, la possibilità di costruire una famiglia e di educare i figli”. Parimenti, è necessario “affrontare insieme la questione migratoria”. Si chiede il Papa: “È lecito accettare che il Mar Mediterraneo diventi un grande cimitero?”. Sui barconi che giungono quotidianamente sulle coste europee ci sono “uomini e donne che necessitano di accoglienza e di aiuto”.

L'assenza di un sostegno reciproco all'interno dell'Ue “rischia di incentivare soluzioni particolaristiche al problema, che non tengono conto della dignità umana degli immigrati, favorendo il lavoro schiavo e continue tensioni sociali. L'Europa sarà in grado di far fronte alle problematiche connesse all'immigrazione se saprà proporre con chiarezza la propria identità culturale e mettere in atto legislazioni adeguate che sappiano allo stesso tempo tutelare i diritti dei cittadini europei e garantire l'accoglienza dei migranti; se saprà adottare politiche corrette, coraggiose e concrete che aiutino i loro Paesi di origine nello sviluppo socio-politico e nel superamento dei conflitti interni  invece delle politiche di interesse che aumentano e alimentano tali conflitti. È necessario agire sulle cause e non solo sugli effetti”. Quindi “a voi legislatori spetta il compito di custodire e far crescere l'identità europea, affinché i cittadini ritrovino fiducia nelle istituzioni dell'Unione e nel progetto di pace e amicizia che ne è il fondamento”. Sapendo che “quanto più cresce la potenza degli uomini tanto più si estende e si allarga la loro responsabilità individuale e collettiva: vi esorto perciò a lavorare perché l'Europa riscopra la sua anima buona”.

 Una lunga 'standing ovation' saluta il discorso del Papa. Gli eurodeputati che affollano l'emiciclo, e hanno punteggiato di applausi l'intero discorso, soprattutto nei passaggi sull'immigrazione, il lavoro e la povertà, si alzano in piedi alla fine del suo intervento e gli dedicano molti minuti di battimani.

 Prima del discorso di papa Francesco, il presidente del Parlamento europeo, Martin Schulz, aveva affermato alla plenaria del Parlamento europeo: l'Unione Europea e la Chiesa hanno "sfide comuni" e condividono "valori come la tolleranza, il rispetto, l'uguaglianza, la solidarietà e la pace".