聆听教宗方济各
我们将通过这一博客,在一周之内发表教宗方济各讲话 的中文版、教宗每主日的三钟经祈祷讲话、周三例行公开接 见要理、每天清晨在圣女玛尔大之家的弥撒圣祭讲道。 教宗的讲话言简意赅、直入我们每个人的内心深处。他 的话不需要任何评论或者理论说教,只要认识了解、反思默 想足以

IN CAMMINO CON PAPA FRANCESCO
Con questo blog vorremmo mettere in circolazione, entro una settimana, anche in cinese,
le parole che Papa Francesco ci regala all’Angelus di ogni domenica, nella Udienza del Mercoledì, e nelle celebrazioni quotidiane di Santa Marta.
Papa Francesco parla in maniera chiara e diretta, parla al cuore di ognuno di noi. Le sue parole non hanno bisogno di commenti o teorie, ma di essere conosciute e meditate.
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Scritto da Gigi Di Sacco
il 23 11 2014 alle 19,48

Omelia, Cristo Re dell’Universo, Canonizzazione di 6 nuovi Santi, 23 novembre 2014

1

Ez 34,11-12.15-17;1Cor 15,20-26.28;Mt 25,31-46 ;

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Ez 34,11-12.15-17;1Cor 15,20-26.28;Mt 25,31-46 ;

Ez 34,11-12.15-17

[11] Perché dice il Signore Dio: Ecco, io stesso cercherò le mie pecore e ne avrò cura. 

[12] Come un pastore passa in rassegna il suo gregge quando si trova in mezzo alle sue pecore che erano state disperse, così io passerò in rassegna le mie pecore e le radunerò da tutti i luoghi dove erano disperse nei giorni nuvolosi e di caligine. 

[15] Io stesso condurrò le mie pecore al pascolo e io le farò riposare. Oracolo del Signore Dio. 

[16] Andrò in cerca della pecora perduta e ricondurrò all'ovile quella smarrita; fascerò quella ferita e curerò quella malata, avrò cura della grassa e della forte; le pascerò con giustizia. 

[17] A te, mio gregge, dice il Signore Dio: Ecco, io giudicherò fra pecora e pecora, fra montoni e capri. 

 

1Cor 15,20-26.28

[20] Ora, invece, Cristo è risuscitato dai morti, primizia di coloro che sono morti. 

[21] Poiché se a causa di un uomo venne la morte, a causa di un uomo verrà anche la risurrezione dei morti; 

[22] e come tutti muoiono in Adamo, così tutti riceveranno la vita in Cristo. 

[23] Ciascuno però nel suo ordine: prima Cristo, che è la primizia; poi, alla sua venuta, quelli che sono di Cristo; 

[24] poi sarà la fine, quando egli consegnerà il regno a Dio Padre, dopo aver ridotto al nulla ogni principato e ogni potestà e potenza. 

[25] Bisogna infatti che egli regni finché non abbia posto tutti i nemici sotto i suoi piedi. 

[26] L'ultimo nemico ad essere annientato sarà la morte, 

[28] E quando tutto gli sarà stato sottomesso, anche lui, il Figlio, sarà sottomesso a Colui che gli ha sottomesso ogni cosa, perché Dio sia tutto in tutti. 

Mt 25,31-46 

[31] Quando il Figlio dell'uomo verrà nella sua gloria con tutti i suoi angeli, si siederà sul trono della sua gloria. 

[32] E saranno riunite davanti a lui tutte le genti, ed egli separerà gli uni dagli altri, come il pastore separa le pecore dai capri, 

[33] e porrà le pecore alla sua destra e i capri alla sinistra. 

[34] Allora il re dirà a quelli che stanno alla sua destra: Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla fondazione del mondo. 

[35] Perché io ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere; ero forestiero e mi avete ospitato, 

[36] nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, carcerato e siete venuti a trovarmi. 

[37] Allora i giusti gli risponderanno: Signore, quando mai ti abbiamo veduto affamato e ti abbiamo dato da mangiare, assetato e ti abbiamo dato da bere? 

[38] Quando ti abbiamo visto forestiero e ti abbiamo ospitato, o nudo e ti abbiamo vestito? 

[39] E quando ti abbiamo visto ammalato o in carcere e siamo venuti a visitarti? 

[40] Rispondendo, il re dirà loro: In verità vi dico: ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l'avete fatto a me. 

[41] Poi dirà a quelli alla sua sinistra: Via, lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli. 

[42] Perché ho avuto fame e non mi avete dato da mangiare; ho avuto sete e non mi avete dato da bere; 

[43] ero forestiero e non mi avete ospitato, nudo e non mi avete vestito, malato e in carcere e non mi avete visitato. 

[44] Anch'essi allora risponderanno: Signore, quando mai ti abbiamo visto affamato o assetato o forestiero o nudo o malato o in carcere e non ti abbiamo assistito? 

[45] Ma egli risponderà: In verità vi dico: ogni volta che non avete fatto queste cose a uno di questi miei fratelli più piccoli, non l'avete fatto a me. 

[46] E se ne andranno, questi al supplizio eterno, e i giusti alla vita eterna". 


 

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I sei nuovi santi, due dall'India: Hanno servito il regno di Dio e ne sono diventati eredi
La salvezza non comincia dalla confessione della regalità di Cristo, 
ma dall'imitazione delle opere di misericordia mediante le quali Lui ha realizzato il Regno. 
Possiamo entrare nel regno di Dio "facendoci concretamente prossimo al fratello che 
chiede pane, vestito, accoglienza, solidarietà, catechesi”. 
Per i due santi dell'India, Eufrasia Eluvathingal del Sacro Cuore e Kuriakose Elias Chavara, 
di rito siro-malabarico, presenti almeno 20mila indiani.


Papa Francesco - Almeno 70mila persone hanno partecipato stamane alla canonizzazione di sei beati, officiata da papa Francesco. Fra essi vi sono quattro italiani - Giovanni Antonio Farina (1803-1888); Ludovico da Casoria (1814-1885); Nicola da Longobardi (1650-1709); Amato Ronconi (ca 1226-ca 1292) - e due indiani: Eufrasia Eluvathingal del Sacro Cuore (1877-1952) e Kuriakose Elias Chavara della Sacra Famiglia (1805-1871).

Quest'ultimo nacque in Kerala, il 10 febbraio 1805. Fu ordinato sacerdote nel 1829 e due anni dopo già pose le fondamenta della prima casa della congregazione dei Carmelitani di Maria Immacolata, di cui fu primo priore generale, e successivamente collaborò anche alla fondazione della Congregazione delle Suore della Madre del Carmelo. Dal 1861 ricoprì la carica di vicario generale della Chiesa siro-malabarica, per la quale sostenne un profondo rinnovamento spirituale. Morì nel 1871. Fu beatificato nel 1986.

Per la celebrazione in piazza san Pietro sono presenti almeno 20mila indiani, in maggioranza del rito siro-malabarico, a cui appartenevano i due nuovi santi.  Fra i celebranti si notano mantelli bianchi e azzurri, rossi con ricami d'oro ed elaborati copricapi. Fra la gente sono molte le bandiere dell'India, sventolate soprattutto dopo la proclamazione dei nuovi santi.

Nell'omelia che è seguita, papa Francesco prende spunto dalla solennità di oggi, Cristo Re dell'universo e dice che i nuovi santi "proprio mediante le opere di una generosa dedizione a Dio e ai fratelli, hanno servito, ognuno nel proprio ambito, il regno di Dio e ne sono diventati eredi. Ciascuno di essi ha risposto con straordinaria creatività al comandamento dell'amore di Dio e del prossimo. Si sono dedicati senza risparmio al servizio degli ultimi, assistendo indigenti, ammalati, anziani, pellegrini. La loro predilezione per i piccoli e i poveri era il riflesso e la misura dell'amore incondizionato a Dio. Infatti, hanno cercato e scoperto la carità nella relazione forte e personale con Dio, dalla quale si sprigiona il vero amore per il prossimo. Perciò, nell'ora del giudizio, hanno udito questo dolce invito: «Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla fondazione del mondo» (Mt 25,34)".

 "La salvezza - ribadisce - non comincia dalla confessione della regalità di Cristo, ma dall'imitazione delle opere di misericordia mediante le quali Lui ha realizzato il Regno. Chi le compie dimostra di avere accolto la regalità di Gesù, perché ha fatto spazio nel suo cuore alla carità di Dio. Alla sera della vita saremo giudicati sull'amore, sulla prossimità e sulla tenerezza verso i fratelli. Da questo dipenderà il nostro ingresso o meno nel regno di Dio, la nostra collocazione dall'una o dall'altra parte".

"Gesù, con la sua vittoria, ci ha aperto il suo regno, ma sta a ciascuno di noi entrarvi, già a partire da questa vita. E se veramente ameremo quel fratello o quella sorella, saremo spinti a condividere con lui o con lei ciò che abbiamo di più prezioso, cioè Gesù stesso e il suo Vangelo!".

Del resto, la regalità di Gesù Cristo è diversa da quella del mondo: Gesù - spiega il pontefice - ha realizzato il regno...  con la vicinanza e la tenerezza verso di noi. Egli è il Pastore, di cui ci ha parlato il profeta Ezechiele nella prima Lettura (cfr 34,11-12.15-17). Tutto questo brano è intessuto di verbi che indicano la premura e l'amore del Pastore verso il suo gregge: cercare, passare in rassegna, radunare dalla dispersione, condurre al pascolo, far riposare, cercare la pecora perduta, ricondurre quella smarrita, fasciare la ferita, curare la malata, avere cura, pascere. Tutti questi atteggiamenti sono diventati realtà in Gesù Cristo: Lui è davvero il "Pastore grande delle pecore e custode delle nostre anime" (cfr Eb 13,20; 1Pt 2,25).

E quanti nella Chiesa siamo chiamati ad essere pastori, non possiamo discostarci da questo modello, se non vogliamo diventare dei mercenari. A questo riguardo, il popolo di Dio possiede un fiuto infallibile nel riconoscere i buoni pastori e distinguerli dai mercenari".

"Gesù - riprende - non è un re alla maniera di questo mondo: per Lui regnare non è comandare, ma obbedire al Padre, consegnarsi a Lui, perché si compia il suo disegno d'amore e di salvezza. Così c'è piena reciprocità tra il Padre e il Figlio. Dunque il tempo del regno di Cristo è il lungo tempo della sottomissione di tutto al Figlio e della consegna di tutto al Padre".

"Con il rito di canonizzazione - ha concluso - ancora una volta abbiamo confessato il mistero del regno di Dio e onorato Cristo Re, Pastore pieno d'amore per il suo gregge. Che i nuovi Santi, col loro esempio e la loro intercessione, facciano crescere in noi la gioia di camminare nella via del Vangelo, la decisione di assumerlo come la bussola della nostra vita. Seguiamo le loro orme, imitiamo la loro fede e la loro carità, perché anche la nostra speranza si rivesta di immortalità. Non lasciamoci distrarre da altri interessi terreni e passeggeri. E ci guidi nel cammino verso il regno dei Cieli la Madre, Maria, Regina di tutti i Santi".

Prima della conclusione della messa, papa Francesco ha voluto ringraziare le delegazioni ufficiali dall'Italia e dall'India, presenti nella celebrazione e ha aggiunto: "L'esempio dei quattro Santi italiani, nati nelle Provincie di Vicenza, Napoli, Cosenza e Rimini, aiuti il caro popolo italiano a ravvivare lo spirito di collaborazione e di concordia per il bene comune e a guardare con speranza al futuro, confidando nella vicinanza di Dio che mai abbandona, anche nei momenti difficili".

Riferendosi poi agli indiani presenti, ha detto: "Per l'intercessione dei due Santi indiani, provenienti dal Kerala, grande terra di fede e di vocazioni sacerdotali, il Signore conceda un nuovo impulso missionario alla Chiesa che è in India, affinché ispirandosi al loro esempio di concordia e di riconciliazione, i cristiani dell'India proseguano nel cammino della solidarietà e della convivenza fraterna".