聆听教宗方济各
我们将通过这一博客,在一周之内发表教宗方济各讲话 的中文版、教宗每主日的三钟经祈祷讲话、周三例行公开接 见要理、每天清晨在圣女玛尔大之家的弥撒圣祭讲道。 教宗的讲话言简意赅、直入我们每个人的内心深处。他 的话不需要任何评论或者理论说教,只要认识了解、反思默 想足以

IN CAMMINO CON PAPA FRANCESCO
Con questo blog vorremmo mettere in circolazione, entro una settimana, anche in cinese,
le parole che Papa Francesco ci regala all’Angelus di ogni domenica, nella Udienza del Mercoledì, e nelle celebrazioni quotidiane di Santa Marta.
Papa Francesco parla in maniera chiara e diretta, parla al cuore di ognuno di noi. Le sue parole non hanno bisogno di commenti o teorie, ma di essere conosciute e meditate.
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在中国的讯息
Scritto da Gigi Di Sacco
il 29 09 2014 alle 09,28

Discorso ai gesuiti, 28 settembre 2014

Remate e siate forti anche col vento contrario. Remate e pregate, sperando sempre nel Signore”. E’ l’invito che il Papa, ha rivolto ai gesuiti durante la Liturgia di ringraziamento celebrata in occasione del 200.mo anniversario della ricostituzione, nel 1814, della Compagnia fondata da S. Ignazio di Loyola. Nelle parole del Pontefice, in visita per la quarta volta alla Chiesa del Gesù a Roma, tutto lo spirito della vocazione dei gesuiti: discernimento, missione, servizio e totale affidamento alla volontà di Dio, tratti rimarcati, nel suo saluto, anche dal preposito generale, padre Adolfo Nicolás. 


Papa Francesco- Ricordare la ricostituzione della Compagnia di Gesù, duecento anni fa, significa richiamare alla mente "benefici e doni particolari ricevuti" e poi guardare al presente. Lo fa il primo Papa gesuita tra i suoi confratelli, durante una Liturgia di ringraziamento del tutto particolare, che ricorda la missionarietà dell’ordine, con le sette lampade accese a rappresentare la Curia e le conferenze mondiali; e la fedeltà a Dio, nelle solenni promesse rinnovate insieme.Nei tempi di turbamento, umiliazione e confusione, come furono quelli che portarono alla soppressione della Compagnia, Francesco ricorda l’atteggiamento che l’ultimo generale di allora, padre Lorenzo Ricci, visse con i suoi confratelli, il discernimento:

"Davanti alla perdita di tutto, perfino della loro identità pubblica, non hanno fatto resistenza alla volontà di Dio, non hanno resistito al conflitto cercando di salvare sé stessi. La Compagnia – e questo è bello – ha vissuto il conflitto fino in fondo, senza ridurlo: ha vissuto l’umiliazione con Cristo umiliato, ha ubbidito. Non ci si salva mai dal conflitto con la furbizia e con gli stratagemmi per resistere".

La Compagnia, sottolinea il Papa, ha preferito, dunque, davanti all’umiliazione," vivere il discernimento della volontà di Dio", che solo salva dall’egoismo e dalla mondanità, e riconoscere i propri peccati, evitando così ogni vittimismo:

"Guardare a se stessi riconoscendosi peccatori evita di porsi nella condizione di considerarsi vittime davanti a un carnefice. Riconoscersi peccatori, riconoscersi davvero peccatori, significa mettersi nell’atteggiamento giusto per ricevere la consolazione".

Davanti anche alla sua stessa fine, la Compagnia, afferma Francesco “è rimasta fedele al fine per il quale è stata fondata”: carità, unione, obbedienza, pazienza, semplicità evangelica, vera amicizia con Dio e totale fiducia nel  Signore. "Tutto il resto" afferma il Papa "è mondanità"." La fiamma della maggior gloria di Dio" è il suo auspicio,"anche oggi ci attraversi, bruciando ogni compiaciamento e avvolgendoci in una fiamma che abbiamo dentro, che ci concentra e ci espande, ci ingrandisce e ci rimpicciolisce":

"Dio ci vuol bene e ci salva. A volte il cammino che conduce alla vita è stretto e angusto, ma la tribolazione, se vissuta alla luce della misericordia, ci purifica come il fuoco, ci dà tanta consolazione e infiamma il nostro cuore affezionandolo alla preghiera. I nostri fratelli gesuiti nella soppressione furono ferventi nello spirito e nel servizio del Signore, lieti nella speranza, costanti nella tribolazione, perseveranti nella preghiera (cfr Rm 12,13). E questo ha dato onore alla Compagnia, non certamente gli encomi dei suoi meriti. Così sarà sempre. Ricordiamoci la nostra storia: alla Compagnia «è stata data la grazia non solo di credere nel Signore, ma anche di soffrire per lui» (Fil 1,29). Ci fa bene ricordare questo".

Anche la Chiesa, barca di Pietro, può essere oggi, riflette ancora il Papa, sballottata dalle onde, come fu allora la nave della Compagnia di Gesù. "La notte e il potere delle tenebre”, ribadisce Francesco, “sono sempre vicini”:

"Costa fatica remare. I gesuiti devono essere «rematori esperti e valorosi» (Pio VII, Sollecitudo omnium ecclesiarum): remate dunque! Remate, siate forti, anche col vento contrario! Remiamo a servizio della Chiesa. Remiamo insieme!  Ma mentre remiamo – tutti remiamo, anche il Papa rema nella barca di Pietro – dobbiamo pregare tanto: «Signore, salvaci!», «Signore salva il tuo popolo!». Il Signore, anche se siamo uomini di poca fede ci salverà. Speriamo nel Signore! Speriamo sempre nel Signore!".

E lo sguardo del Papa resta al presente della Compagnia di Gesù. Nelle sue parole la conferma di quanto disse già Paolo VI alla trentaduesima congregazione dell' Ordine: ovunque nella Chiesa vi sia il confronto tra esigenze brucianti dell’uomo e perenne messaggio del Vangelo, là vi sono stati e vi sono i Gesuiti. E ai confratelli Francesco ricorda come dopo la prova della croce, la Compagnia ricostituita nel 1814, riprese la sua attività apostolica, unita e investita della missione di portare la luce del Vangelo: "così", dice il Papa , "dobbiamo sentirci noi oggi, in uscita, in missione":

"L’identità del gesuita è quella di un uomo che adora Dio solo e ama e serve i suoi fratelli, mostrando attraverso l’esempio non solo in che cosa crede, ma anche in che cosa spera e chi è Colui nel quale ha posto la sua fiducia (cfr 2 Tm 1,12). Il gesuita vuole essere un compagno di Gesù, uno che ha gli stessi sentimenti di Gesù”.