聆听教宗方济各
我们将通过这一博客,在一周之内发表教宗方济各讲话 的中文版、教宗每主日的三钟经祈祷讲话、周三例行公开接 见要理、每天清晨在圣女玛尔大之家的弥撒圣祭讲道。 教宗的讲话言简意赅、直入我们每个人的内心深处。他 的话不需要任何评论或者理论说教,只要认识了解、反思默 想足以

IN CAMMINO CON PAPA FRANCESCO
Con questo blog vorremmo mettere in circolazione, entro una settimana, anche in cinese,
le parole che Papa Francesco ci regala all’Angelus di ogni domenica, nella Udienza del Mercoledì, e nelle celebrazioni quotidiane di Santa Marta.
Papa Francesco parla in maniera chiara e diretta, parla al cuore di ognuno di noi. Le sue parole non hanno bisogno di commenti o teorie, ma di essere conosciute e meditate.
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Scritto da Gigi Di Sacco
il 29 06 2014 alle 22,05

Omelia - Festa Santi Apostoli Pietro e Paolo, 29 giugno 2014

1

Atti 12,1-11

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Atti 12,1-11

[1] In quel tempo il re Erode cominciò a perseguitare alcuni membri della Chiesa 

[2] e fece uccidere di spada Giacomo, fratello di Giovanni. 

[3] Vedendo che questo era gradito ai Giudei, decise di arrestare anche Pietro. Erano quelli i giorni degli Azzimi. 

[4] Fattolo catturare, lo gettò in prigione, consegnandolo in custodia a quattro picchetti di quattro soldati ciascuno, col proposito di farlo comparire davanti al popolo dopo la Pasqua. 

[5] Pietro dunque era tenuto in prigione, mentre una preghiera saliva incessantemente a Dio dalla Chiesa per lui. 

[6] E in quella notte, quando poi Erode stava per farlo comparire davanti al popolo, Pietro piantonato da due soldati e legato con due catene stava dormendo, mentre davanti alla porta le sentinelle custodivano il carcere. 

[7] Ed ecco gli si presentò un angelo del Signore e una luce sfolgorò nella cella. Egli toccò il fianco di Pietro, lo destò e disse: "Alzati, in fretta!". E le catene gli caddero dalle mani. 

[8] E l'angelo a lui: "Mettiti la cintura e legati i sandali". E così fece. L'angelo disse: "Avvolgiti il mantello, e seguimi!". 

[9] Pietro uscì e prese a seguirlo, ma non si era ancora accorto che era realtà ciò che stava succedendo per opera dell'angelo: credeva infatti di avere una visione. 

[10] Essi oltrepassarono la prima guardia e la seconda e arrivarono alla porta di ferro che conduce in città: la porta si aprì da sé davanti a loro. Uscirono, percorsero una strada e a un tratto l'angelo si dileguò da lui. 

[11] Pietro allora, rientrato in sé, disse: "Ora sono veramente certo che il Signore ha mandato il suo angelo e mi ha strappato dalla mano di Erode e da tutto ciò che si attendeva il popolo dei Giudei". 

 

 

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Seguire Gesù, "giorno dopo giorno, nella fatica del lavoro, del dialogo e dell'amicizia”
Papa  Francesco chiede ai vescovi di "non perdere tempo in domande o in chiacchiere inutili”, ma guardare "all'essenziale”.
La preghiera per l'unità dei cristiani. 
Appello perché in Iraq "attraverso il dialogo, si possa preservare l'unità nazionale ed evitare la guerra". 


Papa Francesco- Seguire Gesù, "non perdere tempo in domande o in chiacchiere inutili", ma guardando "all'essenziale", seguirlo "nonostante le difficoltà", seguirlo "nella predicazione del Vangelo", "nella testimonianza di una vita corrispondente al dono di grazia del Battesimo e dell'Ordinazione", seguirlo "giorno dopo giorno, nella fatica del lavoro, del dialogo e dell'amicizia", "nell'annuncio del Vangelo a tutti, specialmente agli ultimi, perché a nessuno manchi la Parola di vita, che libera da ogni paura e dona la fiducia nella fedeltà di Dio". Sono le esortazioni, e i moniti, che papa Francesco rivolge ai "pastori" della Chiesa, nel giorno che essa dedica ai santi Pietro e Paolo, solennità quindi dedicata in modo particolare a coloro che hanno il compito di guidare il popolo di Dio. "La fede in Gesù Cristo - dirà all'Angelus - li ha resi fratelli e il martirio li ha fatti diventare una cosa sola. San Pietro e San Paolo, così diversi tra loro sul piano umano, sono stati scelti personalmente dal Signore Gesù e hanno risposto alla chiamata offrendo tutta la loro vita". "Perciò essi continuano a parlare alla Chiesa e ancora oggi ci indicano la strada della salvezza. Anche noi se per caso cadessimo nei peccati più gravi e nella notte più  oscura, Dio è capace di trasformarci. Dio è così, ci trasforma ci perdona sempre, come ha fatto con Pietro e con Paolo".

La festa dei patroni di Roma, nel pensiero del Papa, è oscurata anche oggi, da quanto sta accadendo in Medio Oriente. "Le notizie che giungono dall'Iraq - dice alle 50mila persone presenti in piazza san Pietro per la recita dell'Angelus - sono purtroppo molto dolorose. Mi unisco ai Vescovi del Paese nel fare appello ai governanti perché, attraverso il dialogo, si possa preservare l'unità nazionale ed evitare la guerra. Sono vicino alle migliaia di famiglie, specialmente cristiane, che hanno dovuto lasciare le loro case e che sono in grave pericolo. La violenza genera altra violenza; il dialogo è l'unica via per la pace. Preghiamo la Madonna perché custodisca il popolo dell'Iraq".

Nella basilica dedicata al principe degli postoli, oggi la statua di san Pietro è vestita con gli abiti pontificali, 27 nuovi arcivescovi - 24 dei quali presenti - ricevono il Pallio, simbolo del particolare legame che li unisce alla Sede apostolica, è presente, come ormai da molti anni, una delegazione del Patriarcato ecumenico di Costantinopoli. Ad essa il Papa dedica il primo pensiero della sua omelia. "Nella solennità dei santi Apostoli Pietro e Paolo, patroni principali di Roma, - dice -  accogliamo con gioia e riconoscenza la Delegazione inviata dal Patriarca Ecumenico, il venerato e amato fratello Bartolomeo, guidata dal Metropolita Ioannis. Preghiamo il Signore perché anche questa visita possa rafforzare i nostri fraterni legami nel cammino verso la piena comunione tra le due Chiese sorelle, da noi tanto desiderata". Significativa, in proposito, l'immagine del Papa che, al termine della celebrazione percorre la navata della basilica fianco a fianco col metropolita. Non c'è - e non c'è mai stata in questa occasione - una delegazione del Patriarcato di Mosca, ma c'è il coro della più numerosa delle Chiese ortodosse.

Francesco prende poi spunto dal passo degli Atti degli apostoli che racconta la liberazione di Pietro dal carcere di Gerusalemme. Pietro, dice, "si rende conto che Dio lo ha liberato dalla paura e dalle catene. Sì, il Signore ci libera da ogni paura e da ogni catena, affinché possiamo essere veramente liberi". "Ecco il problema, per noi, della paura e dei rifugi pastorali. Noi - mi domando -, cari fratelli Vescovi, abbiamo paura? Di che cosa abbiamo paura? E se ne abbiamo, quali rifugi cerchiamo, nella nostra vita pastorale, per essere al sicuro? Cerchiamo forse l'appoggio di quelli che hanno potere in questo mondo? O ci lasciamo ingannare dall'orgoglio che cerca gratificazioni e riconoscimenti, e lì ci sembra di stare sicuri? Cari fratelli vescovi, dove poniamo la nostra sicurezza?".

"La testimonianza dell'Apostolo Pietro ci ricorda che il nostro vero rifugio è la fiducia in Dio: essa allontana ogni paura e ci rende liberi da ogni schiavitù e da ogni tentazione mondana. Oggi, il Vescovo di Roma e gli altri Vescovi, specialmente i Metropoliti che hanno ricevuto il Pallio, ci sentiamo interpellati dall'esempio di san Pietro a verificare la nostra fiducia nel Signore. Pietro ritrovò la fiducia quando Gesù per tre volte gli disse: «Pasci le mie pecore» (Gv 21,15.16.17). E nello stesso tempo lui, Simone, confessò per tre volte il suo amore per Gesù, riparando così al triplice rinnegamento avvenuto durante la passione. Pietro sente ancora bruciare dentro di sé la ferita di quella delusione data al suo Signore nella notte del tradimento. Ora che Lui gli chiede: «Mi vuoi bene?», Pietro non si affida a sé stesso e alle proprie forze, ma a Gesù e alla sua misericordia: «Signore tu conosci tutto; tu sai che ti voglio bene» (Gv 21,17). E qui sparisce la paura, l'insicurezza, la pusillanimità".

"Pietro ha sperimentato che la fedeltà di Dio è più grande delle nostre infedeltà e più forte dei nostri rinnegamenti. Si rende conto che la fedeltà del Signore allontana le nostre paure e supera ogni umana immaginazione. Anche a noi, oggi, Gesù rivolge la domanda: «Mi ami tu?». Lo fa proprio perché conosce le nostre paure e le nostre fatiche. Pietro ci mostra la strada: fidarsi di Lui, che 'conosce tutto' di noi, confidando non sulla nostra capacità di essergli fedeli, quanto sulla sua incrollabile fedeltà. Gesù non ci abbandona mai, perché non può rinnegare se stesso, è fedele (cfr 2 Tm 2,13). La fedeltà che Dio incessantemente conferma anche a noi Pastori, al di là dei nostri meriti, è la fonte della nostra fiducia e della nostra pace. La fedeltà del Signore nei nostri confronti tiene sempre acceso in noi il desiderio di servirlo e di servire i fratelli nella carità".

"L'amore di Gesù deve bastare a Pietro. Egli non deve cedere alla tentazione della curiosità, dell'invidia, come quando, vedendo Giovanni lì vicino, chiede a Gesù: «Signore, che cosa sarà di lui?» (Gv 21,21). Ma Gesù a questa tentazione gli risponde: «A te che importa? Tu seguimi» (Gv 21,22). Questa esperienza di Pietro costituisce un messaggio importante anche per noi, cari fratelli Arcivescovi. Il Signore oggi ripete a me, a voi, e a tutti i Pastori: Seguimi! Non perdere tempo in domande o in chiacchiere inutili; non soffermarti sulle cose secondarie, ma guarda all'essenziale e seguimi. Seguimi nonostante le difficoltà. Seguimi nella predicazione del Vangelo. Seguimi nella testimonianza di una vita corrispondente al dono di grazia del Battesimo e dell'Ordinazione. Seguimi nel parlare di me a coloro con i quali vivi, giorno dopo giorno, nella fatica del lavoro, del dialogo e dell'amicizia. Seguimi nell'annuncio del Vangelo a tutti, specialmente agli ultimi, perché a nessuno manchi la Parola di vita, che libera da ogni paura e dona la fiducia nella fedeltà di Dio. Tu seguimi!".

"Anche per noi - dirà all'Angelus - l'incontro con la Parola di Cristo è in grado di trasformare completamente la nostra vita. Non è possibile ascoltare questa Parola e restare fermi al proprio posto, restare bloccati sulle proprie abitudini. Essa ci spinge a vincere l'egoismo che abbiamo nel cuore per seguire decisamente quel Maestro che ha dato la vita per i suoi amici".