聆听教宗方济各
我们将通过这一博客,在一周之内发表教宗方济各讲话 的中文版、教宗每主日的三钟经祈祷讲话、周三例行公开接 见要理、每天清晨在圣女玛尔大之家的弥撒圣祭讲道。 教宗的讲话言简意赅、直入我们每个人的内心深处。他 的话不需要任何评论或者理论说教,只要认识了解、反思默 想足以

IN CAMMINO CON PAPA FRANCESCO
Con questo blog vorremmo mettere in circolazione, entro una settimana, anche in cinese,
le parole che Papa Francesco ci regala all’Angelus di ogni domenica, nella Udienza del Mercoledì, e nelle celebrazioni quotidiane di Santa Marta.
Papa Francesco parla in maniera chiara e diretta, parla al cuore di ognuno di noi. Le sue parole non hanno bisogno di commenti o teorie, ma di essere conosciute e meditate.
HOME - 主页     FOTO - 照片     RICERCA - 搜索     MOBILE - 移动

博客归档 - Archivio blog

Angelus
三钟经


Regina Coeli
天皇后喜乐经


Biografia
生平简历


Costituzioni Apostoliche
宗座宪章


Discorsi
讲话


Encicliche
通谕


Esortazioni Apostoliche
宗座劝谕


Interviste
采访


Lettere
书信


Lettere Apostoliche
宗座书函


Messaggi
文告


Motu Proprio
自动诏书


Omelie
弥撒讲道


Preghiere
祈祷


Santa Marta
圣女玛尔大之家


Udienze
周三公开接见


Viaggi
出访


Servizi
服务


SPECIALE TERRA SANTA
圣地专题报道


在中国的讯息
Scritto da Gigi Di Sacco
il 13 03 2014 alle 09,58

Messaggio - Quaresima 2014

0

La Quaresima un camminino personale e comunitario di conversione.
Dio si rivela nel Cristo: " Da ricco che era, si è fatto povero per voi perché voi diventaste ricchi per
mezzo della sua povertà (2 Cor 8,9).
Si fa battezzare da Giovanni per caricarsi del peso dei nostri peccati, per liberarci dalla nostra
miseria.
La povertà di Cristo che ci arricchisce è il suo prendere su di sé le nostre debolezze, i nostri peccati.
Quante persone hanno smarrito il senso della vita e sono senza speranza.
La sola vera miseria: non vivere da figli di Dio e da fratelli di Cristo.
Siamo chiamati a guardare le miserie dei fratelli e farcene carico.
Negli ultimi vediamo il volto di Cristo; amando e aiutando i poveri amiamo e serviamo Cristo.
Diffido dell'elemosina che non costa e che non duole.


Si è fatto povero per arricchirci con la sua povertà (cfr 2 Cor 8,9)
 
Cari fratelli e sorelle,
in occasione della Quaresima, vi offro alcune riflessioni, perché possano servire al 
cammino personale e comunitario di conversione. Prendo lo spunto dall’espressione di san 
Paolo: «Conoscete infatti la grazia del Signore nostro Gesù Cristo: da ricco che era, si è 
fatto povero per voi, perché voi diventaste ricchi per mezzo della sua povertà» (2 Cor 8,9).
L’Apostolo si rivolge ai cristiani di Corinto per incoraggiarli ad essere generosi nell’aiutare i 
fedeli di Gerusalemme che si trovano nel bisogno. Che cosa dicono a noi, cristiani di oggi, 
queste parole di san Paolo? Che cosa dice oggi a noi l’invito alla povertà, a una vita povera in 
senso evangelico?
La grazia di Cristo
Anzitutto ci dicono qual è lo stile di Dio. Dio non si rivela con i mezzi della potenza e della
ricchezza del mondo, ma con quelli della debolezza e della povertà: «Da ricco che era, si è fatto
povero per voi…». Cristo, il Figlio eterno di Dio, uguale in potenza e gloria con il Padre, si è fatto 
povero; è sceso in mezzo a noi, si è fatto vicino ad ognuno di noi; si è spogliato, “svuotato”,
per rendersi in tutto simile a noi (cfr Fil 2,7; Eb 4,15). È un grande mistero l’incarnazione
di Dio! Ma la ragione di tutto questo è l’amore divino, un amore che è grazia, generosità, 
desiderio di prossimità, e non esita a donarsi e sacrificarsi per le creature amate. La carità,
l’amore è condividere in tutto la sorte dell’amato. L’amore rende simili, crea uguaglianza, 
abbatte i muri e le distanze. E Dio ha fatto questo con noi. Gesù, infatti, «ha lavorato con mani 
d’uomo, ha pensato con intelligenza d’uomo, ha agito con volontà d’uomo, ha amato con cuore
d’uomo. Nascendo da Maria Vergine, egli si è fatto veramente uno di noi, in tutto simile a noi 
fuorché nel peccato» (Conc. Ecum. Vat. II, Cost. past. Gaudium et spes, 22).
Lo scopo del farsi povero di Gesù non è la povertà in se stessa, ma – dice san Paolo –
 «...perché voi diventaste ricchi per mezzo della sua povertà». Non si tratta di un gioco di parole, 
di un’espressione ad effetto! E’ invece una sintesi della logica di Dio, la logica dell’amore, la 
logica dell’Incarnazione e della Croce. Dio non ha fatto cadere su di noi la salvezza dall’alto, 
come l’elemosina di chi dà parte del proprio superfluo con pietismo filantropico. Non è questo
l’amore di Cristo! Quando Gesù scende nelle acque del Giordano e si fa battezzare da Giovanni 
il Battista, non lo fa perché ha bisogno di penitenza, di conversione; lo fa per mettersi in mezzo 
alla gente, bisognosa di perdono, in mezzo a noi peccatori, e caricarsi del peso dei nostri 
peccati. E’ questa la via che ha scelto per consolarci, salvarci, liberarci dalla nostra miseria. 
Ci colpisce che l’Apostolo dica che siamo stati liberati non per mezzo della ricchezza di Cristo, 
ma per mezzo della sua povertà. Eppure san Paolo conosce bene le «impenetrabili ricchezze di 
Cristo» (Ef 3,8), «erede di tutte le cose» (Eb 1,2).
Che cos’è allora questa povertà con cui Gesù ci libera e ci rende ricchi? È proprio il suo modo 
di amarci, il suo farsi prossimo a noi come il Buon Samaritano che si avvicina a quell’uomo 
lasciato mezzo morto sul ciglio della strada (cfr Lc 10,25ss). Ciò che ci dà vera libertà, vera 
salvezza e vera felicità è il suo amore di compassione, di tenerezza e di condivisione. La 
povertà di Cristo che ci arricchisce è il suo farsi carne, il suo prendere su di sé le nostre 
debolezze, i nostri peccati, comunicandoci la misericordia infinita di Dio. La povertà di Cristo
è la più grande ricchezza: Gesù è ricco della sua sconfinata fiducia in Dio Padre, dell’affidarsi 
a Lui in ogni momento, cercando sempre e solo la sua volontà e la sua gloria. È ricco come lo 
è un bambino che si sente amato e ama i suoi genitori e non dubita un istante del loro amore 
e della loro tenerezza. La ricchezza di Gesù è il suo essere il Figlio, la sua relazione unica con 
il Padre è la prerogativa sovrana di questo Messia povero. Quando Gesù ci invita a prendere 
su di noi il suo “giogo soave”, ci invita ad arricchirci di questa sua “ricca povertà” e “povera 
ricchezza”, a condividere con Lui il suo Spirito filiale e fraterno, a diventare figli nel Figlio, 
fratelli nel Fratello Primogenito (cfr Rm 8,29).
È stato detto che la sola vera tristezza è non essere santi (L. Bloy); potremmo anche dire che vi 
è una sola vera miseria: non vivere da figli di Dio e da fratelli di Cristo.
La nostra testimonianza
Potremmo pensare che questa “via” della povertà sia stata quella di Gesù, mentre noi, che 
veniamo dopo di Lui, possiamo salvare il mondo con adeguati mezzi umani. Non è così. In ogni 
epoca e in ogni luogo, Dio continua a salvare gli uomini e il mondo mediante la povertà di Cristo, 
il quale si fa povero nei Sacramenti, nella Parola e nella sua Chiesa, che è un popolo di poveri. 
La ricchezza di Dio non può passare attraverso la nostra ricchezza, ma sempre e soltanto 
attraverso la nostra povertà, personale e comunitaria, animata dallo Spirito di Cristo.
Ad imitazione del nostro Maestro, noi cristiani siamo chiamati a guardare le miserie dei 
fratelli, a toccarle, a farcene carico e a operare concretamente per alleviarle. La miseria non 
coincide con la povertà; la miseria è la povertà senza fiducia, senza solidarietà, senza speranza. 
Possiamo distinguere tre tipi di miseria: la miseria materiale, la miseria morale e la miseria 
spirituale. La miseria materiale è quella che comunemente viene chiamata povertà e tocca 
quanti vivono in una condizione non degna della persona umana: privati dei diritti fondamentali 
e dei beni di prima necessità quali il cibo, l’acqua, le condizioni igieniche, il lavoro, la possibilità 
di sviluppo e di crescita culturale. Di fronte a questa miseria la Chiesa offre il suo servizio, la
sua diakonia, per andare incontro ai bisogni e guarire queste piaghe che deturpano il volto 
dell’umanità. Nei poveri e negli ultimi noi vediamo il volto di Cristo; amando e aiutando i poveri 
amiamo e serviamo Cristo. Il nostro impegno si orienta anche a fare in modo che cessino nel 
mondo le violazioni della dignità umana, le discriminazioni e i soprusi, che, in tanti casi, sono 
all’origine della miseria. Quando il potere, il lusso e il denaro diventano idoli, si antepongono 
questi all’esigenza di una equa distribuzione delle ricchezze. Pertanto, è necessario che le 
coscienze si convertano alla giustizia, all’uguaglianza, alla sobrietà e alla condivisione.
Non meno preoccupante è la miseria morale, che consiste nel diventare schiavi del vizio e del 
peccato. Quante famiglie sono nell’angoscia perché qualcuno dei membri – spesso giovane – è 
soggiogato dall’alcol, dalla droga, dal gioco, dalla pornografia! Quante persone hanno smarrito 
il senso della vita, sono prive di prospettive sul futuro e hanno perso la speranza! E quante 
persone sono costrette a questa miseria da condizioni sociali ingiuste, dalla mancanza di lavoro 
che le priva della dignità che dà il portare il pane a casa, per la mancanza di uguaglianza 
rispetto ai diritti all’educazione e alla salute. In questi casi la miseria morale può ben chiamarsi 
suicidio incipiente. Questa forma di miseria, che è anche causa di rovina economica, si collega 
sempre alla miseria spirituale, che ci colpisce quando ci allontaniamo da Dio e rifiutiamo il 
suo amore. Se riteniamo di non aver bisogno di Dio, che in Cristo ci tende la mano, perché 
pensiamo di bastare a noi stessi, ci incamminiamo su una via di fallimento. Dio è l’unico che 
veramente salva e libera. 
Il Vangelo è il vero antidoto contro la miseria spirituale: il cristiano è chiamato a portare in 
ogni ambiente l’annuncio liberante che esiste il perdono del male commesso, che Dio è più 
grande del nostro peccato e ci ama gratuitamente, sempre, e che siamo fatti per la comunione 
e per la vita eterna. Il Signore ci invita ad essere annunciatori gioiosi di questo messaggio di 
misericordia e di speranza! È bello sperimentare la gioia di diffondere questa buona notizia, di 
condividere il tesoro a noi affidato, per consolare i cuori affranti e dare speranza a tanti fratelli 
e sorelle avvolti dal buio. Si tratta di seguire e imitare Gesù, che è andato verso i poveri e i 
peccatori come il pastore verso la pecora perduta, e ci è andato pieno d’amore. Uniti a Lui 
possiamo aprire con coraggio nuove strade di evangelizzazione e promozione umana.
Cari fratelli e sorelle, questo tempo di Quaresima trovi la Chiesa intera disposta e sollecita 
nel testimoniare a quanti vivono nella miseria materiale, morale e spirituale il messaggio 
evangelico, che si riassume nell’annuncio dell’amore del Padre misericordioso, pronto ad 
abbracciare in Cristo ogni persona. Potremo farlo nella misura in cui saremo conformati a 
Cristo, che si è fatto povero e ci ha arricchiti con la sua povertà. La Quaresima è un tempo 
adatto per la spogliazione; e ci farà bene domandarci di quali cose possiamo privarci al fine 
di aiutare e arricchire altri con la nostra povertà. Non dimentichiamo che la vera povertà 
duole: non sarebbe valida una spogliazione senza questa dimensione penitenziale. Diffido 
dell’elemosina che non costa e che non duole.
Lo Spirito Santo, grazie al quale «[siamo] come poveri, ma capaci di arricchire molti; come 
gente che non ha nulla e invece possediamo tutto» (2 Cor 6,10), sostenga questi nostri 
propositi e rafforzi in noi l’attenzione e la responsabilità verso la miseria umana, per diventare 
misericordiosi e operatori di misericordia. Con questo auspicio, assicuro la mia preghiera 
affinché ogni credente e ogni comunità ecclesiale percorra con frutto l’itinerario quaresimale, e 
vi chiedo di pregare per me. Che il Signore vi benedica e la Madonna vi custodisca.
Dal Vaticano, 26 dicembre 2013
Festa di Santo Stefano, diacono e primo martire
FRANCESCO