聆听教宗方济各
我们将通过这一博客,在一周之内发表教宗方济各讲话 的中文版、教宗每主日的三钟经祈祷讲话、周三例行公开接 见要理、每天清晨在圣女玛尔大之家的弥撒圣祭讲道。 教宗的讲话言简意赅、直入我们每个人的内心深处。他 的话不需要任何评论或者理论说教,只要认识了解、反思默 想足以

IN CAMMINO CON PAPA FRANCESCO
Con questo blog vorremmo mettere in circolazione, entro una settimana, anche in cinese,
le parole che Papa Francesco ci regala all’Angelus di ogni domenica, nella Udienza del Mercoledì, e nelle celebrazioni quotidiane di Santa Marta.
Papa Francesco parla in maniera chiara e diretta, parla al cuore di ognuno di noi. Le sue parole non hanno bisogno di commenti o teorie, ma di essere conosciute e meditate.
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在中国的讯息
Scritto da Gigi Di Sacco
il 24 04 2013 alle 09,36

UDIENZA GENERALE, mercoledì 24 aprile 2013 


La vita non ci è data perché la conserviamo gelosamente per noi stessi, ma perché la doniamo.
All'udienza generale Francesco parla del ritorno di Gesù per il giudizio finale. "In questo periodo di crisi non dimenticarsi dei poveri e dei piccoli", perché "noi saremo giudicati sulla carità". "Quello che ci è chiesto è di essere preparati all'incontro: preparati ad un incontro, ad un bell'incontro, quell'incontro con Gesù". Appello per i vescovi rapiti in Siria, "cessi lo spargimento di sangue", "si provveda alla ''assistenza umanitaria alla popolazione" e si lavori a una "soluzione politica alla crisi". 


- "In questo periodo di crisi non dimenticarsi dei poveri e dei piccoli", "non chiudersi in se stessi, sotterrando il proprio talento, le ricchezze spirituali, intellettuali, materiali, tutto quello che il Signore ci ha dato, ma aprirsi, essere solidali, essere attenti all'altro", perché al momento del ritorno di Gesù "noi saremo giudicati sulla carità, su come avremo aiutato i nostri fratelli". Papa Francesco continua a dedicare al Credo le sue catechesi per l'udienza generale e oggi ha centrato la sua riflessione sulla frase "Gesù verrà nella gloria per giudicare i vivi e i morti". Un giudizio del quale "non avere mai paura", ma al quale guardare per "usare bene il presente".
Un presente che vede anche "notizie contrastanti" sulla vicenda dei vescovi siriani della Chiesa siro-ortodossa, Mar Gregorios Ibrahim, e di quella greco-ortodossa di Antiochia, Paul Yazigi, è, dice il Papa, "un ulteriore segno della tragica situazione che sta attraversando la cara nazione siriana, dove la violenza e le armi continuano a seminare morte e sofferenza. Mentre ricordo nella preghiera i due vescovi affinché ritornino presto alle loro comunità, chiedo a Dio di illuminare i cuori. Rinnovo il presente invito che ho rivolto nel giorno di Pasqua affinché cessi lo spargimento di sangue, si presti la necessaria assistenza umanitaria alla popolazione e si trovi quanto prima una soluzione politica alla crisi".
Piazza san Pietro raccoglie, oggi, forse 70mila persone, tra le quali il Papa, come ormai è consuetudine, passa a lungo con la jeep scoperta: saluti, l'ormai frequente scambio della papalina, bambini da baciare. E tanti giovani ai quali il Papa torna a rivolgere l'invito a "scommettere su ideali alti" perché "la vita non ci è data perché la conserviamo gelosamente per noi stessi, ma ci è data perché la doniamo".
L'esortazione viene dai tre brani del Vangelo di Matteo che Francesco commenta: quello delle 10 vergini che attendono lo sposo, quello dei talenti e quello del pastore che separa le pecore dalle capre. Sono, osserva, brani che parlano del ritorno di Cristo e del giudizio finale. ""La storia umana - infatti - ha inizio con la creazione dell'uomo e della donna a immagine e somiglianza di Dio e si chiude con il giudizio finale di Cristo. Spesso si dimenticano questi due poli della storia, e soprattutto la fede nel ritorno di Cristo e nel giudizio finale a volte non è così chiara e salda nel cuore dei cristiani". 
Così, nella parabola delle 10 vergini che attendono lo sposo, ma solo cinque di loro hanno pronto l'olio per le lampade, "lo Sposo è il Signore, e il tempo di attesa del suo arrivo è il tempo che Egli ci dona, a tutti noi, con misericordia e pazienza, prima della sua venuta finale; è un tempo della vigilanza; tempo in cui dobbiamo tenere accese le lampade della fede, della speranza e della carità, in cui tenere aperto il cuore al bene, alla bellezza e alla verità; tempo da vivere secondo Dio, poiché non conosciamo né il giorno, né l'ora del ritorno di Cristo. Quello che ci è chiesto è di essere preparati all'incontro: preparati ad un incontro, ad un bell'incontro, quell'incontro con Gesù, che significa saper vedere i segni della sua presenza, tenere viva la nostra fede, con la preghiera, con i Sacramenti, essere vigilanti per non addormentarci, per non dimenticarci di Dio. La vita dei cristiani addormentati è una vita triste, eh?, non è una vita felice. Il cristiano dev'essere felice, la gioia di Gesù ... Non addormentarci!".
Ugualmente, nella parabola dei talenti, il padrone che ha affidato le "antiche monete" loda i due servi che le hanno fatte fruttare, ma scaccia " perché ha tenuto nascosto per paura il talento, chiudendosi in se stesso". "Un cristiano che si chiude in se stesso, che nasconde tutto quello che il Signore gli ha dato, non è cristiano! E' un cristiano che non ringrazia Dio per tutto quello che gli ha donato!". "Questo - ha proseguito - ci dice che l'attesa del ritorno del Signore è il tempo dell'azione: noi siamo nel tempo dell'azione, il tempo in cui mettere a frutto i doni di Dio non per noi stessi, ma per Lui, per la Chiesa, per gli altri, il tempo in cui cercare sempre di far crescere il bene nel mondo". 
In piazza, aggiunge, ci sono tanti giovani. "A voi, che siete all'inizio del cammino della vita, chiedo: Avete pensato ai talenti che Dio vi ha dato? Avete pensato a come potete metterli a servizio degli altri? Non sotterrate i talenti! Scommettete su ideali grandi, quegli ideali che allargano il cuore, quegli ideali di servizio che renderanno fecondi i vostri talenti. La vita non ci è data perché la conserviamo gelosamente per noi stessi, ma ci è data perché la doniamo. Cari giovani, abbiate un animo grande! Non abbiate paura di sognare cose grandi!".
Nella terza parabola il pastore separa le pecore dalle capre. "Alla destra sono posti coloro che hanno agito secondo la volontà di Dio, soccorrendo il prossimo affamato, assetato, straniero, nudo, malato, carcerato". E "penso a tanti stranieri che sono qui nella diocesi di Roma. Cosa facciamo per loro?". "Alla sinistra - ha proseguito - vanno coloro che non hanno soccorso il prossimo. Questo ci dice che noi saremo giudicati da Dio sulla carità, su come lo avremo amato nei nostri fratelli, specialmente i più deboli e bisognosi. Certo, dobbiamo sempre tenere ben presente che noi siamo giustificati, siamo salvati per grazia, per un atto di amore gratuito di Dio che sempre ci precede; da soli non possiamo fare nulla. La fede è anzitutto un dono che noi abbiamo ricevuto. Ma per portare frutti, la grazia di Dio richiede sempre la nostra apertura a Lui, la nostra risposta libera e concreta. Cristo viene a portarci la misericordia di Dio che salva. A noi è chiesto di affidarci a Lui, di corrispondere al dono del suo amore con una vita buona, fatta di azioni animate dalla fede e dall'amore". 
"Guardare al giudizio finale - le parole conclusive del Papa - non ci faccia mai paura; ci spinga piuttosto a vivere meglio il presente. Dio ci offre con misericordia e pazienza questo tempo affinché impariamo ogni giorno a riconoscerlo nei poveri e nei piccoli, ci adoperiamo per il bene e siamo vigilanti nella preghiera e nell'amore. Il Signore, al termine della nostra esistenza e della storia, possa riconoscerci come servi buoni e fedeli".