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Papa Francesco parla in maniera chiara e diretta, parla al cuore di ognuno di noi. Le sue parole non hanno bisogno di commenti o teorie, ma di essere conosciute e meditate.
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Scritto da Gigi Di Sacco
il 07 05 2019 alle 12,20

Omelia, Macedonia, 7 maggio 2019

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Papa in Macedonia: il Paese di Madre Teresa esempio di fraternità e integrazione

A Skopje Francesco loda la disponibilità della Macedonia del Nord verso i migranti. Sostegno nel cammino verso l’Ue. La messa dedicata alla “fame di Dio”: “Ci siamo abituati a mangiare il pane duro della disinformazione e siamo finiti prigionieri del discredito, delle etichette e dell’infamia”.

 


Papa Francesco– Fraternità, integrazione, cura dei poveri. E’ intorno a questi valori che si svolge la breve visita di papa Francesco a Skopje, capitale della Macedonia del Nord, città natale di Madre Teresa, ricordata in ognuno dei tre appuntamenti della mattinata.

Accolto con grande entusiasmo in una città ove i cattolici sono meno dell’1 per cento e che ha visto migliaia di persone presenti alla messa (nella foto)fine mattinata, il Papa ha voluto lodare, incontrando presidente e autorità, l’apertura di questo Paese ai migranti che bussano alle sue porte ed esprimere sostegno alla sua volontà di entrare a far parte dell’Unione Europea.

E durante la messa di gridare “la fame” di Dio nel mondo di oggi. “Ci siamo abituati a mangiare il pane duro della disinformazione e siamo finiti prigionieri del discredito, delle etichette e dell’infamia; abbiamo creduto che il conformismo avrebbe saziato la nostra sete e abbiamo finito per abbeverarci di indifferenza e di insensibilità; ci siamo nutriti con sogni di splendore e grandezza e abbiamo finito per mangiare distrazione, chiusura e solitudine; ci siamo ingozzati di connessioni e abbiamo perso il gusto della fraternità. Abbiamo cercato il risultato rapido e sicuro e ci troviamo oppressi dall’impazienza e dall’ansia. Prigionieri della virtualità, abbiamo perso il gusto e il sapore della realtà”.

Di questo Paese, “ponte tra oriente e occidente e punto di confluenza di numerose correnti culturali”, Francesco, rispondendo al saluto del presidente Gjorge Ivanov, ha lodato la capacità di integrazione e convivenza. Francesco ha infatti definito “il più prezioso e valido patrimonio” del Paese la sua “composizione multietnica e multireligiosa”, “crogiuolo di culture e di appartenenze etniche e religiose” che “ha dato luogo a una pacifica e duratura convivenza, nella quale le singole identità hanno saputo e potuto esprimersi e svilupparsi senza negare, opprimere o discriminare le altre”. “Qui, infatti, tanto la differente appartenenza religiosa di Ortodossi, Musulmani, Cattolici, Ebrei e Protestanti, quanto la distinzione etnica tra Macedoni, Albanesi, Serbi, Croati e persone di altra origine, ha creato un mosaico in cui ogni tessera è necessaria all’originalità e bellezza del quadro d’insieme”.

Francesco ha poi sottolineato “il generoso sforzo” compiuto dal Paese “nell’accogliere e prestare soccorso al gran numero di migranti e profughi provenienti da diversi Paesi medio-orientali”. “La pronta solidarietà offerta a coloro che si trovavano allora nel più acuto bisogno per aver perso tante persone care oltre alla casa, al lavoro e alla patria, vi fa onore e parla dell’anima di questo popolo che, conoscendo anche le privazioni, riconosce nella solidarietà e nella condivisione dei beni le vie di ogni autentico sviluppo. Auspico che si faccia tesoro della catena solidale che ha contraddistinto quell’emergenza, a vantaggio di ogni opera di volontariato a servizio di molte forme di disagio e di bisogno”.

“Vorrei anche rendere omaggio in modo del tutto speciale – ha detto anora - a una vostra illustre concittadina che, mossa dall’amore di Dio, ha fatto della carità verso il prossimo la suprema legge della sua esistenza, suscitando ammirazione in tutto il mondo e inaugurando uno specifico e radicale modo di porsi al servizio degli abbandonati, degli scartati, dei più poveri. Mi riferisco chiaramente a colei che è universalmente conosciuta come Madre Teresa di Calcutta”.

Ultimo appuntamento della mattina, la messa celebrata in piazza Macedonia, al centro della quale c’è una statua dedicata ad Alessandro Magno. Le poche centinaia di metri che la separano dal Memoriale di Madre Teresa, dove il Papa si è recato dopo la cerimonia di benvenuto, hanno visto una folla entusiasta che ha salutato il passaggio i Francesco.

All’omelia, Francesco commentando la frase «Chi viene a me non avrà fame e chi crede in me non avrà sete» (Gv 6,35), ha parlato della “fame di Dio”. “Diciamolo con forza e senza paura: abbiamo fame, Signore… Abbiamo fame, Signore, del pane della tua Parola capace di aprire le nostre chiusure e le nostre solitudini; abbiamo fame, Signore, di fraternità dove l’indifferenza, il discredito, l’infamia non riempiano le nostre tavole e non prendano il primo posto a casa nostra. Abbiamo fame, Signore, di incontri in cui la tua Parola sia in grado di elevare la speranza, risvegliare la tenerezza, sensibilizzare il cuore aprendo vie di trasformazione e conversione”.

“Abbiamo fame, Signore, di sperimentare, come quella folla, la moltiplicazione della tua misericordia, capace di rompere gli stereotipi e dividere e condividere la compassione del Padre per ogni persona, specialmente per coloro di cui nessuno si prende cura, che sono dimenticati o disprezzati. Diciamolo con forza e senza paura, abbiamo fame di pane, Signore: del pane della tua parola e del pane della fraternità”.

“Fame di pane, fame di fraternità, fame di Dio. Come conosceva bene tutto questo Madre Teresa, che ha voluto fondare la sua vita su due pilastri: Gesù incarnato nell’Eucaristia e Gesù incarnato nei poveri! Amore che riceviamo, amore che doniamo. Due pilastri inseparabili che hanno segnato il suo cammino, l’hanno messa in movimento, desiderosa anch’essa di placare la sua fame e la sua sete. È andata dal Signore e nello stesso atto è andata dal fratello disprezzato, non amato, solo e dimenticato; è andata dal fratello e ha trovato il volto del Signore... Perché sapeva che «amore di Dio e amore del prossimo si fondono insieme: nel più piccolo incontriamo Gesù stesso e in Gesù incontriamo Dio», e quell’amore era l’unica cosa capace di saziare la sua fame”.