聆听教宗方济各
我们将通过这一博客,在一周之内发表教宗方济各讲话 的中文版、教宗每主日的三钟经祈祷讲话、周三例行公开接 见要理、每天清晨在圣女玛尔大之家的弥撒圣祭讲道。 教宗的讲话言简意赅、直入我们每个人的内心深处。他 的话不需要任何评论或者理论说教,只要认识了解、反思默 想足以

IN CAMMINO CON PAPA FRANCESCO
Con questo blog vorremmo mettere in circolazione, entro una settimana, anche in cinese,
le parole che Papa Francesco ci regala all’Angelus di ogni domenica, nella Udienza del Mercoledì, e nelle celebrazioni quotidiane di Santa Marta.
Papa Francesco parla in maniera chiara e diretta, parla al cuore di ognuno di noi. Le sue parole non hanno bisogno di commenti o teorie, ma di essere conosciute e meditate.
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在中国的讯息
Scritto da Gigi Di Sacco
il 01 05 2019 alle 13,12

Udienza Generale 1 maggio 2019

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Dio ‘non è l’autore del male’ e non ci induce in tentazione

All’udienza generale Francesco parla della penultima invocazione del Padre Nostro e sottolinea che quando il male si affaccia nella vita dell’uomo, Dio “combatte al suo fianco, perché possa esserne liberato”. “La gente dice perché parlare del diavolo? Una cosa antica, il diavolo non esiste. Ma Gesù fu tentato dal diavolo e Gesù respinge ogni tentazione ed esce vittorioso”.

 


Papa Francesco– Dio “non è l’autore del male”, non ci induce in tentazione, come dice una traduzione “un po’ zoppicante” del testo greco del Padre Nostro. Anzi, “quando il male si affaccia nella vita dell’uomo, combatte al suo fianco, perché possa esserne liberato”. La penultima invocazione del Padre Nostro è stata illustrata da papa Francesco nella catechesi per l’udienza generale, anche oggi dedicata alla preghiera insegnata da Gesù.

Alle 40mila persone presenti in piazza san Pietro, il Papa ha detto che nell’ultima parte del Padre Nostro “il nostro dialogo con il Padre celeste entra, per così dire, nel vivo del dramma, cioè sul terreno del confronto tra la nostra libertà e le insidie del maligno. Come è noto, l’espressione originale greca contenuta nei Vangeli è difficile da rendere in maniera esatta, e tutte le traduzioni moderne sono un po’ zoppicanti. Su un elemento però possiamo convergere in maniera unanime: comunque si comprenda il testo, dobbiamo escludere che sia Dio il protagonista delle tentazioni che incombono sul cammino dell’uomo. Come se Dio stesse in agguato per tendere insidie e tranelli ai suoi figli. Un’interpretazione di questo genere contrasta anzitutto con il testo stesso, ed è lontana dall’immagine di Dio che Gesù ci ha rivelato. Non dimentichiamo che il Padre Nostro comincia con Padre e un padre non fa tentazioni ai suoi figli. I cristiani non hanno a che fare con un Dio invidioso, in competizione con l’uomo, o che si diverte a metterlo alla prova. Questo è da un dio pagano. Leggiamo nella Lettera di Giacomo apostolo: «Nessuno, quando è tentato, dica: ‘Sono tentato da Dio’; perché Dio non può essere tentato al male ed egli non tenta nessuno» (1,13). Semmai il contrario: il Padre non è l’autore del male, a nessun figlio che chiede un pesce dà una serpe (cfr Lc 11,11) e quando il male si affaccia nella vita dell’uomo, combatte al suo fianco, perché possa esserne liberato. Un Dio che sempre combatte per noi, non contro di noi. È in questo senso che noi preghiamo il ‘Padre nostro’”.

“Se siamo tentati di compiere il male, negando la fraternità con gli altri e desiderando un potere assoluto su tutto e tutti, Gesù ha già combattuto per noi questa tentazione: lo attestano le prime pagine dei Vangeli. Subito dopo aver ricevuto il battesimo da Giovanni, in mezzo alla folla dei peccatori, Gesù si ritira nel deserto e viene tentatoda Satana. Comincia così la vita pubblica di Gesù”.  “La gente dice perché parlare del diavolo? Una cosa antica, il diavolo non esiste. Ma Gesù fu tentato dal diavolo e Gesù respinge ogni tentazione ed esce vittorioso”.

“Ma anche nel tempo della prova suprema Dio non ci lascia soli. Quando Gesù si ritira a pregare nel Getsemani, il suo cuore viene invaso da un’angoscia indicibile, ed Egli sperimenta la solitudine e l’abbandono. La prova è tanto laceranteche capita qualcosa di inaspettato. Gesù non mendica mai amore per sé stesso, eppure in quella notte sente la sua anima triste fino alla morte, e allora chiede la vicinanza dei suoi amici: «Restate qui e vegliate con me!» (Mt 26,38). Come sappiamo, i discepoli, appesantiti da un torpore causato dalla paura, si addormentarono. Nel tempo dell’agonia, Dio chiede all’uomo di non abbandonarlo, e l’uomo invece dorme. Nel tempo in cui l’uomo conosce la sua prova, Dio invece veglia. Nei momenti più brutti della nostra vita, Dio è con noi, perché è padre e il Padre non abbandona i suoi figli. Quella notte di dolore e di lotta sono l’ultimo sigillo dell’Incarnazione: Dio scende a trovarci nei nostri abissi e nei travagli che costellano la storia. È il nostro conforto nell’ora della prova: sapere che quella valle, da quando Gesù l’ha attraversata, non è più desolata, ma è benedetta dalla presenza del Figlio di Dio. Lui non ci abbandonerà mai!”       

“Allontana dunque da noi, o Dio – ha concluso Francesco - il tempo della prova e della tentazione. Ma quando arriverà per noi questo tempo, mostraciche non siamo soli, che il Cristo ha già preso su di sé anche il peso di quella croce, mostraci che Gesù ci chiama a portarla con Lui, abbandonandoci fiduciosi all’amore del Padre”.

Il Papa, infine, nel saluto agli italiani ha ricordato che “oggi celebriamo la Memoria di San Giuseppe lavoratore. La figura dell’umile lavoratore di Nazareth ci orienti sempre verso Cristo; sostenga il sacrificio di coloro che operano il bene e interceda per quanti hanno perso il proprio lavoro o non riescono a trovarlo”