聆听教宗方济各
我们将通过这一博客,在一周之内发表教宗方济各讲话 的中文版、教宗每主日的三钟经祈祷讲话、周三例行公开接 见要理、每天清晨在圣女玛尔大之家的弥撒圣祭讲道。 教宗的讲话言简意赅、直入我们每个人的内心深处。他 的话不需要任何评论或者理论说教,只要认识了解、反思默 想足以

IN CAMMINO CON PAPA FRANCESCO
Con questo blog vorremmo mettere in circolazione, entro una settimana, anche in cinese,
le parole che Papa Francesco ci regala all’Angelus di ogni domenica, nella Udienza del Mercoledì, e nelle celebrazioni quotidiane di Santa Marta.
Papa Francesco parla in maniera chiara e diretta, parla al cuore di ognuno di noi. Le sue parole non hanno bisogno di commenti o teorie, ma di essere conosciute e meditate.
HOME - 主页     FOTO - 照片     RICERCA - 搜索     MOBILE - 移动

博客归档 - Archivio blog

Angelus
三钟经


Regina Coeli
天皇后喜乐经


Biografia
生平简历


Costituzioni Apostoliche
宗座宪章


Discorsi
讲话


Encicliche
通谕


Esortazioni Apostoliche
宗座劝谕


Interviste
采访


Lettere
书信


Lettere Apostoliche
宗座书函


Messaggi
文告


Motu Proprio
自动诏书


Omelie
弥撒讲道


Preghiere
祈祷


Santa Marta
圣女玛尔大之家


Udienze
周三公开接见


Viaggi
出访


Servizi
服务


SPECIALE TERRA SANTA
圣地专题报道


在中国的讯息
Scritto da Gigi Di Sacco
il 01 10 2018 alle 19,50

INTERVISTA IN AEREO, 26/09/2018

Papa: ‘Io sono il responsabile dell’accordo con la Cina’. Il ricordo delle persecuzioni del Kgb

Sull’aereo che lo riporta in Italia, papa Francesco difende il valore dell’accordo provvisorio firmato fra Pechino e la Santa Sede. Apprezzamenti per la Segreteria di Stato e preghiera per “alcuni che non capiscono”, come il card. Joseph Zen. Un ricordo per i “cattolici che hanno sofferto: è vero, loro soffriranno. Sempre in un accordo c’è sofferenza”. L’orrore davanti alle camere di tortura del Kgb a Vilnius. “La stessa crudeltà oggi si trova in tanti posti di detenzione”.

 


Papa Francesco-“L’accordo [fra Cina e Vaticano] l’ho firmato io”; i dossier sui vescovi scomunicati sono arrivati “sulla mia scrivania”; “sono stato io il responsabile di firmare” [riammissione alla comunione ecclesiale”; nelle nomine dei vescovi, con il governo ci “sarà un dialogo sui candidati”, ma “nomina Roma”. Sull’aereo che da Tallinn, lo riporta a Roma dopo il suo viaggio nei Paesi baltici, papa Francesco si è soffermato coi giornalisti sul recente accordo fra Cina e Santa Sede per le nomine dei vescovi. Nella domanda a lui fatta, il giornalista ricorda “alcuni cattolici e il card. Zen” che “l’accusano di aver svenduto la Chiesa al governo”. Il papa vi accenna dicendo che egli prega “per le sofferenze di alcuni che non capiscono o che hanno alle spalle tanti anni di clandestinità”.

Nella sua risposta vi è un apprezzamento per la Segreteria di Stato e un passaggio sui “cattolici che hanno sofferto: è vero, loro soffriranno. Sempre in un accordo c’è sofferenza”.

Il leggero passaggio sulle sofferenze dei cattolici cinesi fa da pendant con la risposta alla domanda sui sentimenti che ha provato “visitando il museo dove venivano uccisi i prigionieri del Kgb a Vilnius”. Dopo aver elencato la serie di torture a cui i cristiani (e non solo loro) venivano sottoposti, il pontefice ha ricordato che “la crudeltà non è finita. La stessa crudeltà oggi si trova in tanti posti di detenzione”.

Ecco le due domande e risposte complete:

Tre giorni fa si è firmato un accordo tra Vaticano e Cina. Può darci qualche informazione supplementare sul suo contenuto? Perché alcuni cattolici e in particolare il cardinale Joseph Zen l’accusano di aver svenduto la Chiesa al governo?  

Questo è un processo di anni, un dialogo tra la commissione vaticana e la commissione cinese, per sistemare la nomina dei vescovi. La squadra vaticana ha lavorato tanto, vorrei fare alcuni nomi: monsignor Claudio Maria Celli, con pazienza ha dialogato per anni, per anni. Poi Gianfranco Rota Graziosi, un umile curiale di 72 anni che voleva farsi prete per andare in parrocchia ed è rimasto in Curia per aiutare in questo processo. E poi il Segretario di Stato [card. Pietro Parolin], che è un uomo molto devoto, ma ha una speciale devozione alla lente: tutti i documenti li studia: punto, virgola, accenni. Questo mi dà una sicurezza molto grande. Questa squadra con queste qualità è andata avanti. Voi sapete che quando si fa un accordo di pace, ambedue le parti perdono qualcosa. Questa è la legge: ambedue le parti. Si è andati con due passi avanti, uno indietro… due avanti e uno in dietro. Poi mesi senza parlarsi. È il tempo di Dio che assomiglia al tempo cinese. Lentamente, la saggezza dei cinesi. I vescovi che erano in difficoltà sono stati studiati caso per caso. E i dossier di ciascuno è arrivato sulla mia scrivania. Sono stato io il responsabile di firmare [il ristabilimento della comunione]. Poi il caso dell’accordo: sono tornate le bozze sulla mia scrivania, davo le mie idee, si discuteva e andavano avanti. Io penso alla resistenza, ai cattolici che hanno sofferto: è vero, loro soffriranno. Sempre in un accordo c’è sofferenza. Ma loro hanno una grande fede e mi scrivono, fanno arrivare i messaggi per dire che quello che la Santa Sede, quello che Pietro dice, è quello che dice Gesù. La fede martiriale di questa gente oggi va avanti. Sono dei grandi. L’accordo l’ho firmato io, le lettere plenipotenziarie le ho firmate io. Io sono il responsabile, gli altri hanno lavorato per più di dieci anni. Non è un’improvvisazione, è un vero cammino. Un aneddoto semplice e un dato storico: quando c’è stato quel famoso comunicato di un ex nunzio apostolico [un riferimento al dossier di mons. Carlo Maria Viganò-ndr], gli episcopati del mondo mi hanno scritto dicendomi che si sentivano vicini e pregavano per me. Dei fedeli cinesi mi hanno scritto e la firma di questo scritto era del vescovo della Chiesa, diciamo così, “tradizionale cattolica” e il vescovo della Chiesa “patriottica”, insieme tutti e due ed entrambe le comunità di fedeli. Per me è stato un segnale di Dio. Poi non dimentichiamo che in America Latina per 350 anni erano i re del Portogallo e della Spagna a nominare i vescovi. Ricordiamo il caso dell’impero austro ungarico: Maria Teresa si stufò di firmare la nomina dei vescovi e la diede al Vaticano. Altre epoche grazie a Dio, che non si ripetono. Quello che c’è, è un dialogo sugli eventuali candidati, ma nomina Roma, nomina il Papa, questo è chiaro. E preghiamo per le sofferenze di alcuni che non capiscono o che hanno alle spalle tanti anni di clandestinità. 

 

Che cosa ha provato visitando il museo dove venivano uccisi i prigionieri del KGB a Vilnius? 

«La vostra è una storia di invasioni, di dittature, di crimini, di deportazioni, quando ho visitato il museo a Vilnius… museo è una parola che ci fa pensare al Louvre. Ma quel museo è invece un carcere dove i detenuti per ragioni politiche o religiose erano portati. Ho visto celle della misura di questo sedile dove solo in piedi si poteva stare, celle di tortura. Ho visto posti di tortura dove col freddo che c’è in questo Paese portavano i prigionieri nudi e gli buttavano acqua. E rimanevano lì per ore, per ore, per rompere la loro resistenza. E poi sono entrato nella stanza delle esecuzioni: venivano portati lì con la forza i prigionieri e con un colpo alla nuca venivano uccisi. Uscivano con uno scalo meccanico verso un camion che li portava nella foresta. Ne ammazzavano quaranta al giorno, più o meno. Alla fine sono stati 15mila. Poi sono andato al posto del grande ghetto, dove sono stati uccisi migliaia di ebrei, poi nello stesso pomeriggio sono andato al monumento alla memoria dei condannati, uccisi, torturati e deportati. Quel giorno, vi dico la verità, sono rimasto distrutto: mi ha fatto pensare sulla crudeltà. Ma vi dico, la crudeltà non è finita. La stessa crudeltà oggi si trova in tanti posti di detenzione, si trova in tante carceri. Anche la sovrappopolazione di un carcere è un modo di torturare, di non far vivere con dignità. Un carcere oggi che non dia al detenuto l’uscita della speranza, già è una tortura. Poi abbiamo visto, in Tv, le crudeltà dei terroristi dell’Isis: quel pilota giordano bruciato vivo, i copti sgozzati nella spiaggia della Libia e tanti altri. Oggi la crudeltà non è finita. In tutto il mondo c’è, e questo messaggio vorrei darlo a voi come giornalisti: questo è uno scandalo, un grave scandalo della nostra cultura e della nostra società».