聆听教宗方济各
我们将通过这一博客,在一周之内发表教宗方济各讲话 的中文版、教宗每主日的三钟经祈祷讲话、周三例行公开接 见要理、每天清晨在圣女玛尔大之家的弥撒圣祭讲道。 教宗的讲话言简意赅、直入我们每个人的内心深处。他 的话不需要任何评论或者理论说教,只要认识了解、反思默 想足以

IN CAMMINO CON PAPA FRANCESCO
Con questo blog vorremmo mettere in circolazione, entro una settimana, anche in cinese,
le parole che Papa Francesco ci regala all’Angelus di ogni domenica, nella Udienza del Mercoledì, e nelle celebrazioni quotidiane di Santa Marta.
Papa Francesco parla in maniera chiara e diretta, parla al cuore di ognuno di noi. Le sue parole non hanno bisogno di commenti o teorie, ma di essere conosciute e meditate.
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在中国的讯息
Scritto da Gigi Di Sacco
il 28 06 2018 alle 02,13

UDIENZA GENERALE, 27/06/2028

Dio mai chiede senza dare prima. Mai. Prima salva, poi chiede
Continuando a illustrare i Dieci comandamenti, Francesco ha sottolineato come nelle parole: «Io sono il Signore, tuo Dio, che ti ho fatto uscire dalla terra d’Egitto, dalla condizione servile» c’è il fatto che “L’amore di Dio precede la legge e le dà senso”.
 


Papa Francesco– Dio innanzi tutto “salva”, “libera”. E la vita cristiana “è anzitutto la risposta grata a un Padre generoso. I cristiani che seguono solo dei ‘doveri’ denunciano di non avere una esperienza personale di quel Dio che è ‘nostro’”. Proseguendo il nuovo ciclo di catechesi sui comandamenti, papa Francesco ha incentrato la sua meditazione di oggi sul tema: “L’amore di Dio precede la legge e le dà senso”.

Alle 15mila persone presenti in piazza san Pietro, tra le quali due cori provenienti da Egitto e Libano, Francesco ha infatti detto: “Continuiamo a parlare dei Comandamenti che sono le parole di Dio al suo popolo perché cammini bene, parole di un Padre. Le dieci Parole iniziano così: «Io sono il Signore, tuo Dio, che ti ho fatto uscire dalla terra d’Egitto, dalla condizione servile» (Es 20,2). Questo inizio sembrerebbe estraneo alle leggi vere e proprie che seguono. Ma non è così. Perché questa proclamazione che Dio fa di sé e della liberazione? Perché si arriva al Monte Sinai dopo aver attraversato il Mar Rosso: il Dio di Israele prima salva, poi chiede fiducia. Ossia: il Decalogo della legge comincia dalla generosità di Dio. Dio mai chiede senza dare prima. Mai. Prima salva, poi chiede”.

“E capiamo l’importanza della prima dichiarazione: «Io sono il Signore, tuo Dio». C’è un possessivo, c’è una relazione, ci si appartiene. Dio non è un estraneo: è il tuo Dio. Questo illumina tutto il Decalogo e svela anche il segreto dell’agire cristiano, perché è lo stesso atteggiamento di Gesù che dice: «Come il Padre ha amato me, anche io ho amato voi» (Gv 15,9). Cristo è l’amato dal Padre e ci ama di quell’amore. Lui non parte da sé ma dal Padre. Spesso le nostre opere falliscono perché partiamo da noi stessi e non dalla gratitudine. E chi parte da sé stesso… dove arriva? a sé stesso! E’ incapace di fare strada. E’ atteggiamento egoistico”.

“La vita cristiana è anzitutto la risposta grata a un Padre generoso. I cristiani che seguono solo dei ‘doveri’ denunciano di non avere una esperienza personale di quel Dio che è ‘nostro’”. “Porre la legge prima della relazione non aiuta il cammino di fede. Come può un giovane desiderare di essere cristiano, se partiamo da obblighi, impegni, coerenze e non dalla liberazione? Essere cristiano è un cammino di liberazione. I comandamenti liberano”. “La formazione cristiana non è basata sulla forza di volontà, ma sull’accoglienza della salvezza, sul lasciarsi amare: prima il Mar Rosso, poi il Monte Sinai. Prima la salvezza, Dio salva il suo popolo, poi la legge”.

“La gratitudine è un tratto caratteristico del cuore visitato dallo Spirito Santo; per obbedire a Dio bisogna anzitutto ricordare i suoi benefici. Dice San Basilio: «Chi non lascia cadere nell’oblio tali benefici, si orienta verso la buona virtù e verso ogni opera di giustizia» (Regole brevi, 56). Dove ci porta tutto ciò? A fare esercizio di memoria: quante cose belle ha fatto Dio per ognuno di noi! Quanto è generoso il nostro Padre celeste! Adesso io vorrei proporvi un piccolo esercizio; in silenzio tutti, ma ognuno risponda nel suo cuore: quante cose belle ha fatto Dio per me? Ognuno risponda. E questa è la liberazione di Dio”.

“Eppure qualcuno può sentire di non aver ancora fatto una vera esperienza della liberazione di Dio. Questo può succedere. Potrebbe essere che ci si guardi dentro e si trovi solo senso del dovere, una spiritualità da servi e non da figli. Cosa fare in questo caso? Come fece il popolo eletto. Dice il libro dell’Esodo: «Gli Israeliti gemettero per la loro schiavitù, alzarono grida di lamento e il loro grido dalla schiavitù salì a Dio. Dio ascoltò il loro lamento, Dio si ricordò della sua alleanza con Abramo, Isacco e Giacobbe. Dio guardò la condizione degli Israeliti, Dio se ne diede pensiero» (Es 2,23-25)”.

“L’azione liberatrice di Dio posta all’inizio del Decalogo è la risposta a questo lamento. Noi non ci salviamo da soli, ma da noi può partire un grido di aiuto. Questo spetta a noi: chiedere di essere liberati”. “Questo grido è importante, è preghiera, è coscienza di quello che c’è ancora di oppresso e non liberato in noi. Ci sono tante cose non liberate. Salvami, liberami. Questa è una bella preghiera. Dio attende quel grido, perché può e vuole spezzare le nostre catene; Dio non ci ha chiamati alla vita per rimanere oppressi, ma per essere liberi e vivere nella gratitudine, obbedendo con gioia a Colui che ci ha dato tanto, infinitamente più di quanto mai potremo dare a Lui. E’ bello questo! Che sia sempre benedetto per tutto quello che ha fatto, fa e farà in noi!”.

“Dio - ha detto poi nel saluto ai fedeli arabi - diede i comandamenti al Suo po‎polo dopo averlo liberato dalla schiavitù, mostrando così la generosità del Suo ‎amore paterno. Dio desidera sciogliere tutte le nostre catene ‎per vivere la vita e i comandamenti, non con lo spirito di schiavi, ma con la libertà dei figli”.