聆听教宗方济各
我们将通过这一博客,在一周之内发表教宗方济各讲话 的中文版、教宗每主日的三钟经祈祷讲话、周三例行公开接 见要理、每天清晨在圣女玛尔大之家的弥撒圣祭讲道。 教宗的讲话言简意赅、直入我们每个人的内心深处。他 的话不需要任何评论或者理论说教,只要认识了解、反思默 想足以

IN CAMMINO CON PAPA FRANCESCO
Con questo blog vorremmo mettere in circolazione, entro una settimana, anche in cinese,
le parole che Papa Francesco ci regala all’Angelus di ogni domenica, nella Udienza del Mercoledì, e nelle celebrazioni quotidiane di Santa Marta.
Papa Francesco parla in maniera chiara e diretta, parla al cuore di ognuno di noi. Le sue parole non hanno bisogno di commenti o teorie, ma di essere conosciute e meditate.
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Scritto da Gigi Di Sacco
il 10 05 2018 alle 10,24

Discorso ai Neo Catecumenali,05/05/2018

Grazie per i vostri 50 anni. Andate in missione

Papa Francesco incontra 100mila membri del Cammino, insieme a 16 cardinali e 90 vescovi. Presenti molti rappresentanti da decine di Paesi dell’Asia.  Il pontefice commenta le parole di Gesù, “Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli” (Mt 28,19). Benedette le croci consegnate a 34 membri che andranno in nuove missioni ad gentes. Alcune comunità delle parrocchie di Roma inviate in missione nelle periferie della capitale italiana.

 


Papa Francesco– “Grazie… per aver accolto la chiamata del Signore a vivere il Vangelo e ad evangelizzare”; grazie a Kiko Arguello, che “ha iniziato il Cammino neocatecumenale cinquant’anni fa”; a Dio “per il suo amore e per la sua fedeltà” e soprattutto, grazie “a quanti state per andare in missione”. Così papa Francesco ha introdotto il suo discorso nell’incontro che egli ha avuto stamattina con oltre 100mila membri del Cammino neocatecumenale in occasione del 50° anniversario di fondazione.

Il papa è giunto verso le 11 sulla sua jeep scoperta nella spianata di Tor Vergata, alla periferia di Roma, benedicendo le ali di folla e gruppi che agitavano bandiere da tutto il mondo. Alla celebrazione sono presenti anche 16 cardinali e 90 vescovi.

L’incontro col pontefice è stato preceduto dai canti del Cammino. Dopo il saluto ai cardinali e a tutti i gruppi dalle diverse nazioni del mondo. Dall’Asia vi sono rappresentanti da Giappone, Kazakhstan, Cambogia, Malaysia, Sri Lanka, Singapore, Thailandia, Myanmar, Corea del Sud, Pakistan, Filippine, India, Cina, Taiwan, Hong Kong. A questi si aggiungono i Paese di Medio oriente: Israele, Palestina, Giordania, Emirati, Libano, Iraq,…

Alla fine del raduno, papa Francesco ha benedetto le croci da consegnare ai responsabili di 34 nuove missioni ad gentes, a cui sono inviate decine di famiglie del Cammino. Il messaggio del papa si è soffermato soprattutto “sulla missione, sull’evangelizzazione, che è la priorità della Chiesa oggi”.

Per questo il pontefice ha voluto commentare le parole di Gesù, “Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli” (Mt 28,19).

“Andate – ha sottolineato il papa -.  La missione chiede di partire. Ma nella vita è forte la tentazione di restare, di non prendere rischi, di accontentarsi di avere la situazione sotto controllo. È più facile rimanere a casa, circondati da chi ci vuol bene, ma non è la via di Gesù”.

“Per andare bisogna essere leggeri. Per annunciare bisogna rinunciare. Solo una Chiesa che rinuncia al mondo annuncia bene il Signore. Solo una Chiesa svincolata da potere e denaro, libera da trionfalismi e clericalismi testimonia in modo credibile che Cristo libera l’uomo”.

“’Andate’ è il verbo della missione e ci dice ancora una cosa: che si coniuga al plurale. Il Signore non dice: ‘vai tu, poi tu...’, ma ‘andate’, insieme! Pienamente missionario non è chi va da solo, ma chi cammina insieme”.

Il pontefice è poi passato a commentare le parole “fate discepoli”: “Ecco la missione. Non dice: conquistate, occupate, ma ‘fate discepoli’, cioè condividete con gli altri il dono che avete ricevuto, l’incontro d’amore che vi ha cambiato la vita. È il cuore della missione: testimoniare che Dio ci ama e che con Lui è possibile l’amore vero, quello che porta a donare la vita ovunque, in famiglia, al lavoro, da consacrati e da sposati”.

“Questa dinamica del discepolato – il discepolo che fa discepoli – è totalmente diversa dalla dinamica del proselitismo. Qui sta la forza dell’annuncio, perché il mondo creda. Non contano gli argomenti che convincono, ma la vita che attrae; non la capacità di imporsi, ma il coraggio di servire”.

Infine, “tutti i popoli”: “Quando Gesù dice tutti sembra voler sottolineare che nel suo cuore c’è posto per ogni popolo. Nessuno è escluso”.

“Come i genitori, che non vedono prima di tutto i difetti e le mancanze dei figli, ma i figli stessi, e in questa luce accolgono i loro problemi e le loro difficoltà, così fanno i missionari con i popoli amati da Dio. Non mettono in prima fila gli aspetti negativi e le cose da cambiare, ma ‘vedono col cuore’, con uno sguardo che apprezza, un approccio che rispetta, una fiducia che pazienta”.

“Amate le culture – ha concluso - e le tradizioni dei popoli, senza applicare modelli prestabiliti. Non partite dalle teorie e dagli schemi, ma dalle situazioni concrete: sarà così lo Spirito a plasmare l’annuncio secondo i suoi tempi e i suoi modi. E la Chiesa crescerà a sua immagine: unita nella diversità dei popoli, dei doni e dei carismi. Cari fratelli e sorelle, il vostro carisma è un grande dono di Dio per la Chiesa del nostro tempo. Ringraziamo il Signore per questi cinquant’anni”.

   
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Ai  neocatecumenali: nel vostro DNA la vocazione alla missione
Una festa della fede a Tor Vergata, alla periferia di Roma, per l’incontro internazionale in occasione del 50.esimo anniversario dall’inizio del Cammino Neocatecumenale
La “missione chiede di partire” per annunciare a tutti che l’amore del Signore è “fedele” e non tramonta mai: non si tratta di “trasferte ridotte” o “viaggi rimborsati”, ma di essere in uscita sulle strade del mondo, con un animo libero e la coerenza dei discepoli di Cristo. Con queste parole Papa Francesco tratteggia il carisma del Cammino Neocatecumenale e i frutti generati nei suoi 50 anni di vita. L’incontro per questa significativa ricorrenza ha luogo a Tor Vergata, alla presenza di oltre cento mila persone, in un clima di grande gioia e raccoglimento.
L’amore e la fedeltà di Dio
A quanti si sono radunati nel vasto piazzale Giovanni Paolo II, il Pontefice esprime viva riconoscenza per questo cammino compiuto, per il quale tutti hanno cantato il “Te Deum di ringraziamento per l’amore e la fedeltà di Dio”. Il più delle volte si esprime gratitudine per il bene e i beni ricevuti, ma ancora meglio è essere grati per l’amore fedele del Padre Celeste: questa è “la fonte della nostra fiducia, la grande consolazione della vita”. Anche “quando le nubi dei problemi sembrano addensarsi pesantemente”, bisogna ricordarsi che “l’amore fedele di Dio splende sempre, come sole che non tramonta”. Un messaggio eterno di gioia e vita che non può restare chiuso in un cassetto, ma deve essere annunciato a tutte le latitudini e longitudini. “La missione è la priorità della Chiesa oggi”, rimarca Papa Bergoglio, dare voce a questa speranza che non si affievolisce mai, neanche quando il male sembra più forte.
Niente trasferte ridotte o viaggi rimborsati
“La missione chiede di partire” perché Gesù ci invita a essere “pellegrini nel mondo alla ricerca del fratello che ancora non conosce la gioia dell’amore di Dio”. La “tentazione di restare”, di non assumere “rischi”, di “accontentarsi di avere la situazione sotto controllo” è sempre forte nel cuore dell’uomo, ma il Figlio di Dio “non usa mezze misure”, “non autorizza trasferte ridotte o viaggi rimborsati”, ma chiede “ai suoi discepoli” di andare, “una chiamata forte che risuona in ogni anfratto della vita cristiana”. Nel lungo e intenso discorso, Papa Francesco ricorda con chiarezza che “per annunciare bisogna rinunciare”, “essere leggeri”. ”Solo una Chiesa svincolata da potere e denaro”, insiste, “libera da trionfalismi e clericalismi testimonia in modo credibile che Cristo libera l’uomo”.
“ Per annunciare bisogna rinunciare, bisogna essere leggeri ”
L’arte di camminare insieme
La missione “si coniuga al plurale” e richiede così di coltivare l’arte di camminare insieme, senza cedere alla tentazione di “dettare il passo agli altri”. “Come nella vita nessuno ha il passo esattamente uguale a un altro”, sottolinea il Pontefice, “così anche nella fede e nella missione” “si va avanti insieme, senza isolarsi”, “senza fughe in avanti e senza lamentarsi di chi ha il passo più lento”. Solo con questa paziente attenzione è possibile “condividete con gli altri il dono” ricevuto, riscoprendosi parte di “una Chiesa discepola”, madre e “sorella dell’umanità”. La “dinamica del discepolato” semina senza scivolare nella “dinamica del proselitismo”.
 
Il Cammino e il suo DNA missionario
“Non contano gli argomenti che convincono, ma la vita che attrae; non la capacità di imporsi, ma il coraggio di servire”: questa è la “forza dell’annuncio” e il Cammino Neocatecumenale ha nel proprio “DNA” questa “vocazione ad annunciare vivendo in famiglia, sull’esempio della santa Famiglia: in umiltà, semplicità e lode”. Ad oggi, sono 600 le famiglie in missione, un abbraccio che cinge tutto il mondo.
Vedere con gli occhi del cuore
Papa Francesco chiede a tutti di non “perdere mai la fiducia”, soprattutto alla luce di questi 50 anni di vita, e di guardare il mondo con gli “occhi del cuore”, con gli occhi di un genitore, che non mette mai “in prima fila gli aspetti negativi e le cose da cambiare” nei propri figli, ma scruta con “uno sguardo che apprezza, un approccio che rispetta, una fiducia che pazienta”. Questa dinamica permette di amare “le culture e le tradizioni dei popoli”, “senza applicare modelli prestabiliti”, certi che lo Spirito Santo è sempre all’opera e che essere in missione vuol dire, in qualche modo, “giocare in casa”, perché “il Signore è di casa presso ciascun popolo”. Di qui l’invito, finale: “siate appassionati di umanità, collaboratori della gioia di tutti, autorevoli perché prossimi, ascoltabili perché vicini”.
 
Una festa della fede
Il discorso di Papa Bergoglio è preceduto dal bagno di folla in papamobile tra i presenti e dal saluto dello spagnolo Kiko Arguello, iniziatore del Cammino Neocatecumenale e responsabile dell’equipe internazionale, che ha anche presentato tutti i singoli Paesi di provenienza dei pellegrini, giunti dalle 134 nazioni in cui il Cammino è presente, insieme con gli almeno 16 cardinali e 90 vescovi provenienti da diverse parti del mondo. Nel corso della celebrazione, inoltre, il Pontefice benedice le croci e consegna ai responsabili 34 nuove 'missio ad gentes', che porteranno il Vangelo nelle varie parti del mondo. Ricordata, infine, Carmen Hernández, co-iniziatrice del Cammino Neocatecumenale insieme con Kiko, morta il 19 luglio 2016 a Madrid.
 
Scheda
Cos’è il Cammino Neocatecumenale
Nasce nel 1964 in Spagna, dalla collaborazione tra Francisco José Gómez Argüello Wirtz (Kiko) e Carmen Hernández. Nel 1974, papa Paolo VI riconosce il Cammino come un frutto del Concilio Vaticano II. Esso è ora presente in 134 nazioni di tutti i continenti, con 21.300 comunità in 6.270 parrocchie.
Il Cammino neocatecumenale è un itinerario di riscoperta del battesimo e di formazione della fede a servizio dei vescovi e dei parroci. Vissuto nelle parrocchie e in piccole comunità, esso si rivolge ai fedeli che desiderano ravvivare nella loro vita la ricchezza dell’iniziazione cristiana e agli adulti che si preparano a ricevere il battesimo, portandoli fino alla maturità della missione nel mondo.
Il Cammino nasce nel 1964 in Spagna, tra gli emarginati delle baracche di Palomeras Altas (Madrid), dalla collaborazione tra Francisco José Gómez Argüello Wirtz (Kiko) e Carmen Hernández. È in mezzo ai poveri che i due scoprono la forza del Mistero Pasquale e dell’annuncio del kerygma (la buona notizia di Cristo morto e risorto), e vedono nascere la prima comunità.
Questa nuova esperienza catechetica, nata nel processo di rinnovamento del Concilio Vaticano II, è accolta con favore dall'arcivescovo di Madrid, mons. Casimiro Morcillo. Egli incoraggia gli iniziatori del Cammino a diffonderla prima in altre parrocchie dell'arcidiocesi, poi a Zamora ed infine in diverse diocesi spagnole.
Nel 1974, papa Paolo VI riconosce il Cammino come un frutto del Concilio Vaticano II. I successivi pontefici promuovono e accettano il Cammino come frutto ed ispirazione dello Spirito Santo per l'aiuto della Chiesa. Nel 1986, grazie al sostegno di San Giovanni Paolo II, nasce a Roma il primo seminario Redemptoris Mater. Due anni dopo, il pontefice invia in missione in varie parti del mondo le prime 100 famiglie.
Il Cammino Neocatecumenale è ora presente in 134 nazioni di tutti i continenti, con 21.300 comunità in 6.270 parrocchie. Le famiglie in missione sono 1.668, tra cui 216 in missio ad gentes in città scristianizzate o non cristiane. I seminari diocesani missionari sono 120 e l’opera evangelizzatrice è sostenuta da un totale di 700 catechisti-itineranti.