聆听教宗方济各
我们将通过这一博客,在一周之内发表教宗方济各讲话 的中文版、教宗每主日的三钟经祈祷讲话、周三例行公开接 见要理、每天清晨在圣女玛尔大之家的弥撒圣祭讲道。 教宗的讲话言简意赅、直入我们每个人的内心深处。他 的话不需要任何评论或者理论说教,只要认识了解、反思默 想足以

IN CAMMINO CON PAPA FRANCESCO
Con questo blog vorremmo mettere in circolazione, entro una settimana, anche in cinese,
le parole che Papa Francesco ci regala all’Angelus di ogni domenica, nella Udienza del Mercoledì, e nelle celebrazioni quotidiane di Santa Marta.
Papa Francesco parla in maniera chiara e diretta, parla al cuore di ognuno di noi. Le sue parole non hanno bisogno di commenti o teorie, ma di essere conosciute e meditate.
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在中国的讯息
Scritto da Gigi Di Sacco
il 22 01 2018 alle 23,50

Omelia, Trujillo, 21/01/2018

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Combattere la violenza contro le donne

Nella celebrazione mariana a Trujillo, Francesco parla di Maria, “Madre meticcia, perché nel suo cuore trovano posto tutte le razze”. A sacerdoti e consacrati ai quali ha raccomandato di ricordare il momento della loro vocazione per essere, come gli apostoli, portatori di gioia e costruttori di comunità.


Papa Francesco– Guadare a Maria - che “sarà sempre una Madre meticcia, perché nel suo cuore trovano posto tutte le razze, perché l’amore cerca tutti i mezzi per amare ed essere amato” - per avere riconoscenza per le nostre madri e nonne e combattere la piaga del femminicidio (nel 2017 in Perù ci sono stati 368 casi di uccisioni o tentativi di uccisioni di donne). C’erano 35 immagini di Maria nella Plaza de Armas di Trujillo, ieri pomeriggio, portate da ogni luogo della regione per una celebrazione mariana che ha fatto dire a papa Francesco di trovarsi in “un santuario a cielo aperto”.

Francesco ha dedicato a una celebrazione mariana (nella foto) il terzo e ultimo appuntamento della sua giornata a Trujillo, dove ha celebrato la messa, e che è stato preceduto da  un incontro con sacerdoti e consacrati ai quali ha raccomandato di ricordare il momento della loro vocazione per essere, come gli apostoli, portatori di gioia e costruttori di comunità.

“Le nostre vocazioni – ha detto loro - avranno sempre quella duplice dimensione, radici nella terra e cuore nel cielo. Quando manca una di queste due, la nostra vita poco a poco marcisce”. Memoria, dunque, innanzi tutto, “per trovare la linfa che ha irrigato nei secoli il cuore dei discepoli, e in tal modo riconosce il passaggio di Dio nella vita del suo popolo”.

Nel suo discorso, Francesco ha fatto in primo luogo riferimento al Battista, colui che sapeva di essere solo uno che “annuncia”. “Sapeva che la sua missione era indicare la strada, iniziare processi, aprire spazi, annunciare che un Altro era colui che portava lo Spirito di Dio. Noi consacrati, e con consacrati intendo tutti, non siamo chiamati a soppiantare il Signore, né con le nostre opere, né con le nostre missioni, né con le innumerevoli attività che abbiamo da fare. Semplicemente ci viene chiesto di lavorare con il Signore, fianco a fianco”.

E perché tale ruolo non faccia sentire troppo importanti, “Imparare a ridere di sé stessi”, che “ci dà la capacità spirituale di stare davanti al Signore coi propri limiti, errori e peccati, ma anche coi propri successi, e con la gioia di sapere che Egli è al nostro fianco. Due pastiglie: anche una volta basta, guardarsi allo specchio”.

E “non dimenticare, e tanto meno a disprezzare, la fede semplice e fedele del vostro popolo. Sappiate accogliere, accompagnare e stimolare l’incontro con il Signore. Non trasformatevi in professionisti del sacro che si dimenticano del loro popolo, da dove vi ha tratto il Signore. Non perdete la memoria e il rispetto per coloro che vi hanno insegnato a pregare”.

Portando poi l’esempio di Andrea, Francesco ha sottolineato quella gioia che “è una costante nel cuore degli Apostoli, e la vediamo nella forza con cui Andrea confida a suo fratello: ‘Lo abbiamo incontrato!’. Dunque ‘la gioia del Vangelo riempie il cuore e la vita intera di coloro che si incontrano con Gesù’”. Ecco, quindi, “la sfida” di contrastare ‘in questo mondo frammentato’, l’isolamento, la solitudine. “La sfida per noi è essere artefici e profeti di comunità. Perché nessuno si salva da solo. E in questo vorrei essere chiaro. La frammentazione e l’isolamento non è qualcosa che si verifica ‘fuori’, come se fosse solo un problema del ‘mondo’. Fratelli, le divisioni, le guerre, gli isolamenti li viviamo anche dentro le nostre comunità, e quanto male ci fanno!”.

Maria, infine, “Madre che non abbandona i suoi figli” e che “continua a difenderci e a indicarci la Porta che ci apre la via verso la vita autentica, la Vita che non marcisce”. Ai fedeli raccolti in piazza il Papa ha definito la Madonna “colei che sa accompagnare ad uno ad uno i suoi figli perché tornino a casa. Ci accompagna e ci conduce fino alla Porta che dà Vita perché Gesù vuole che nessuno rimanga fuori, alle intemperie”.

“Guardando a Maria, non vorrei concludere senza invitarvi a pensare a tutte le madri e le nonne di questa Nazione; sono vera forza motrice della vita e delle famiglie del Perù. Che cosa sarebbe il Perù senza le madri e le nonne? Che cosa sarebbe la nostra vita senza di loro? L’amore per Maria ci deve aiutare a generare atteggiamenti di riconoscimento e gratitudine nei riguardi della donna, nei riguardi delle nostre madri e nonne che sono un baluardo nella vita delle nostre città. Quasi sempre silenziose portano avanti la vita. E’ il silenzio e la forza della speranza. Grazie per la vostra testimonianza! Riconoscere e ringraziare; ma guardando alle madri e alle nonne voglio invitarvi a lottare contro una piaga che colpisce il nostro continente: i numerosi casi di femminicidio. E sono molte le situazioni di violenza che sono tenute sotto silenzio al di là di tante pareti. Vi invito a lottare contro questa fonte di sofferenza chiedendo che si promuova una legislazione e una cultura di ripudio di ogni forma di violenza”.

“La Vergine della Porta, Madre della Misericordia e delle Speranza, ci mostra la via e ci indica la migliore difesa contro il male dell’indifferenza e dell’insensibilità. Ella ci conduce a suo Figlio e così ci invita a promuovere e irradiare una cultura della misericordia, basata sulla riscoperta dell’incontro con gli altri: una cultura in cui nessuno guarda all’altro con indifferenza né gira lo sguardo quando vede la sofferenza dei fratelli”.