聆听教宗方济各
我们将通过这一博客,在一周之内发表教宗方济各讲话 的中文版、教宗每主日的三钟经祈祷讲话、周三例行公开接 见要理、每天清晨在圣女玛尔大之家的弥撒圣祭讲道。 教宗的讲话言简意赅、直入我们每个人的内心深处。他 的话不需要任何评论或者理论说教,只要认识了解、反思默 想足以

IN CAMMINO CON PAPA FRANCESCO
Con questo blog vorremmo mettere in circolazione, entro una settimana, anche in cinese,
le parole che Papa Francesco ci regala all’Angelus di ogni domenica, nella Udienza del Mercoledì, e nelle celebrazioni quotidiane di Santa Marta.
Papa Francesco parla in maniera chiara e diretta, parla al cuore di ognuno di noi. Le sue parole non hanno bisogno di commenti o teorie, ma di essere conosciute e meditate.
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在中国的讯息
Scritto da Gigi Di Sacco
il 14 01 2018 alle 22,25

Omelia, 14/01/2018

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Migranti e comunità locali, incontrarsi in Cristo senza paura

Papa Francesco celebra la Messa per la Giornata mondiale del migrante e del rifugiato. Una presenza internazionale di fedeli, sacerdoti e cori africani, asiatici, latinoamericani. Attorno all’altare della Confessione le bandiere di 49 Stati da cui provengono i migranti, i rifugiati e richiedenti asilo. E’ urgente “accogliere, conoscere e riconoscere l’altro”. Per i rifugiati significa “rispettare le leggi, la cultura e le tradizioni dei Paesi in cui sono accolti”; per le comunità di accoglienza, “aprirsi alla ricchezza della diversità senza preconcetti”.  Le “paure” sono presenti nelle comunità ospitanti e nei profughi. “Avere dubbi e timori non è un peccato. Il peccato è lasciare che queste paure determinino le nostre risposte”.

   


 Papa Francesco– Il migrante o il rifugiato che bussa alla nostra porta “è un’occasione di incontro con Gesù Cristo”; allo stesso tempo, per il forestiero, “ogni porta della nuova terra è anche un’occasione di incontro con Gesù”: nell’omelia di papa Francesco tenuta nella basilica di san Pietro, l’incontro di Gesù coi primi discepoli (Giovanni 1, 35-42), narrato nel vangelo della messa di oggi è divenuto il simbolo con cui migranti, rifugiati, richiedenti asilo e comunità locali si devono incontrare, apprezzarsi, facendo cadere le proprie paure, le paure delle comunità ospitanti e quelle dei nuovi arrivati.

La cornice della messa nella Giornata mondiale del migrante e del rifugiato, voluta con insistenza da papa Francesco, è estremamente internazionale: almeno 10mila fedeli indiani, arabi, rumeni, srilankesi, capoverdiani, filippini; preghiere in congolese, cinese, ucraino, malayalam, …; sacerdoti messicani, indonesiani; cori arabi, brasiliani; strumenti musicali occidentali e latinoamericani; bandiere da 49 Paesi che circondano l’altare della Confessione (foto 2).

Nell’omelia, Francesco sottolinea che a questa messa “siete invitati in particolare voi, migranti, rifugiati e richiedenti asilo”, poi prendendo spunto dall’incontro di Gesù coi discepoli, afferma che ogni incontro deve servire nel tempo a “accogliere, conoscere e riconoscere l’altro”.

“Nel mondo di oggi, per i nuovi arrivati, accogliere, conoscere e riconoscere significa conoscere e rispettare le leggi, la cultura e le tradizioni dei Paesi in cui sono accolti. Significa pure comprendere le loro paure e apprensioni per il futuro. Per le comunità locali, accogliere, conoscere e riconoscere significa aprirsi alla ricchezza della diversità senza preconcetti, comprendere le potenzialità e le speranze dei nuovi arrivati, così come la loro vulnerabilità e i loro timori”.

Il papa – rifacendosi al suo Messaggio per la giornata di oggi, sottolinea che l’accoglienza non è tutto, ma occorre anche “proteggere, promuovere e integrare”.

“Nell’incontro vero con il prossimo, saremo capaci di riconoscere Gesù Cristo che chiede di essere accolto, protetto, promosso e integrato?... Questo incontro vero con il Cristo è fonte di salvezza, una salvezza che deve essere annunciata e portata a tutti, come ci mostra l’apostolo Andrea”.

Il pontefice è da sempre paladino dell’accoglienza verso i profughi, e ha spesso bollato l’indifferenza e l’ostilità di quanti si oppongono nella società mondiale. Nell’omelia egli ammette che “Non è facile entrare nella cultura altrui, mettersi nei panni di persone così diverse da noi, comprenderne i pensieri e le esperienze. E così spesso rinunciamo all’incontro con l’altro e alziamo barriere per difenderci”.

Forse per la prima volta, nei suoi gesti a favore dei profughi, parla di “paura” nelle comunità di accoglienza e fra gli stessi rifugiati. “Le comunità locali – spiega -  a volte, hanno paura che i nuovi arrivati disturbino l’ordine costituito, ‘rubino’ qualcosa di quanto si è faticosamente costruito. Anche i nuovi arrivati hanno delle paure: temono il confronto, il giudizio, la discriminazione, il fallimento. Queste paure sono legittime, fondate su dubbi pienamente comprensibili da un punto di vista umano. Avere dubbi e timori non è un peccato. Il peccato è lasciare che queste paure determinino le nostre risposte, condizionino le nostre scelte, compromettano il rispetto e la generosità, alimentino l’odio e il rifiuto. Il peccato è rinunciare all’incontro con l’altro, con il diverso, con il prossimo, che di fatto è un’occasione privilegiata di incontro con il Signore”.

“Da questo incontro con Gesù presente nel povero, nello scartato, nel rifugiato, nel richiedente asilo - ha concluso - scaturisce la nostra preghiera di oggi. È una preghiera reciproca: migranti e rifugiati pregano per le comunità locali, e le comunità locali pregano per i nuovi arrivati e per i migranti di più lunga permanenza. Alla materna intercessione di Maria Santissima affidiamo le speranze di tutti i migranti e i rifugiati del mondo e le aspirazioni delle comunità che li accolgono, affinché, in conformità al supremo comandamento divino della carità e dell’amore al prossimo, impariamo tutti ad amare l’altro, lo straniero, come amiamo noi stessi”.