聆听教宗方济各
我们将通过这一博客,在一周之内发表教宗方济各讲话 的中文版、教宗每主日的三钟经祈祷讲话、周三例行公开接 见要理、每天清晨在圣女玛尔大之家的弥撒圣祭讲道。 教宗的讲话言简意赅、直入我们每个人的内心深处。他 的话不需要任何评论或者理论说教,只要认识了解、反思默 想足以

IN CAMMINO CON PAPA FRANCESCO
Con questo blog vorremmo mettere in circolazione, entro una settimana, anche in cinese,
le parole che Papa Francesco ci regala all’Angelus di ogni domenica, nella Udienza del Mercoledì, e nelle celebrazioni quotidiane di Santa Marta.
Papa Francesco parla in maniera chiara e diretta, parla al cuore di ognuno di noi. Le sue parole non hanno bisogno di commenti o teorie, ma di essere conosciute e meditate.
HOME - 主页     FOTO - 照片     RICERCA - 搜索     MOBILE - 移动

博客归档 - Archivio blog

Angelus
三钟经


Regina Coeli
天皇后喜乐经


Biografia
生平简历


Costituzioni Apostoliche
宗座宪章


Discorsi
讲话


Encicliche
通谕


Esortazioni Apostoliche
宗座劝谕


Interviste
采访


Lettere
书信


Lettere Apostoliche
宗座书函


Messaggi
文告


Motu Proprio
自动诏书


Omelie
弥撒讲道


Preghiere
祈祷


Santa Marta
圣女玛尔大之家


Udienze
周三公开接见


Viaggi
出访


Servizi
服务


SPECIALE TERRA SANTA
圣地专题报道


在中国的讯息
Scritto da Gigi Di Sacco
il 25 12 2017 alle 17,55

Omelia, Notte di Natale. 25/12/2017

0

Papa FrancescoNatale, nessuno debba sentire che in questa terra non ha un posto

Nella messa della notte di Natale, Francesco dice che “è tempo per trasformare la forza della paura” in forza “per una nuova immaginazione della carità”. “Nei passi di Giuseppe e Maria “vediamo le orme di milioni di persone che non scelgono di andarsene ma che sono obbligate a separarsi dai loro cari, sono espulsi dalla loro terra”. Partono per speranza o solo per sopravvivere agli Erode che versano sangue innocente “per imporre il loro potere”.

 

 


– Natale “è tempo per trasformare la forza della paura” in forza “per una nuova immaginazione della carità”, per sperimentare nuove forme di relazione “in cui nessuno debba sentire che in questa terra non ha un posto”. Lo suggerisce il fatto che Maria e Giuseppe sono “forestieri” costretti a lasciare la propria terra, che per loro “non c’è posto” e che i primi a ricevere l’annuncio dell’angelo sono “pagani” e “peccatori”.

Sono i pensieri di papa Francesco nella messa della notte di Natale, celebrata nella basilica di san Pietro.

In quella notte santa, “Maria diede alla luce, Maria ci ha dato la Luce”, e tutto “diventava fonte di speranza”. Ma prima, Maria e Giuseppe furono obbligati a partire, a lasciare la loro terra e mettersi in cammino per essere censiti. E se “nel cuore erano pieni di speranza” per il bambino in arrivo, i loro passi “erano carichi delle incertezze di chi deve lasciare la sua casa”. Arrivati a Betlemme da Nazaret, sperimentarono “che era una terra che non li aspettava”, e “dove per loro non c’era posto”. E proprio lì, in mezzo all’oscurità di una città “che non ha spazio per il forestiero che viene da lontano”, che volta le spalle agli altri, “si accende la scintilla rivoluzionaria della tenerezza di Dio”.  Si crea “una piccola apertura per quelli che hanno perso la terra, la patria, i sogni”. Perché nei passi di Giuseppe e Maria “vediamo le orme di milioni di persone che non scelgono di andarsene ma che sono obbligate a separarsi dai loro cari, sono espulsi dalla loro terra”. Partono per speranza o solo per sopravvivere agli Erode che versano sangue innocente “per imporre il loro potere”.

Eppure Maria e Giuseppe, i rifiutati, sono i primi ad abbracciare Gesù, “Colui che viene a dare a tutti noi il documento di cittadinanza”, che manifesta che il vero potere è quello che soccorre “la fragilità del più debole”. E Colui che “non aveva un posto per nascere” viene annunciato a quelli che “non avevano posto alle tavole e nelle vie della città”, i pastori, i primi destinatari della Buona Notizia. Considerati impuri, perché per il loro lavoro, non potevano osservare tutte le prescrizioni rituali di purificazione religiosa. Uomini e donne considerati “pagani tra i credenti, peccatori tra i giusti, stranieri tra i cittadini”.

A loro l’angelo annuncia la nascita del Salvatore. Annuncia, ha sottolineato Francesco, la gioia con cui Dio “nella sua infinita misericordia, ha abbracciato noi pagani, peccatori e stranieri, e ci spinge a fare lo stesso”. Questa notte “ci fa riconoscere Dio presente in tutte le situazioni in cui lo crediamo assente”, nel “visitatore indiscreto” che cammina per le nostre città, bussando alle nostre porte. Natale “è tempo per trasformare la forza della paura” in forza “per una nuova immaginazione della carità”, per sperimentare nuove forme di relazione “in cui nessuno debba sentire che in questa terra non ha un posto”.

Serve il coraggio di non abituarsi all’ingiustizia ma di farsi “terra di ospitalità”.  Citando Giovanni Paolo II e il suo “Non abbiate paura! Aprite, anzi, spalancate le porte a Cristo”, Francesco ha detto che “nel Bambino di Betlemme, Dio ci viene incontro per renderci protagonisti della vita che ci circonda. Si offre perché” lo solleviamo e lo abbracciamo, e in Lui non abbiamo paura di prendere tra le braccia “l’assetato, il forestiero, l’ignudo, il malato, il carcerato”. Dio ci invita “a farci sentinelle per molti che hanno ceduto sotto il peso della desolazione” per aver trovato tante porte chiuse e in questo Bambino, “ci rende protagonisti della sua ospitalità”.

Alla fine il Papa rivolgendosi direttamente al Bambino di Betlemme, venerato nell’immagine posta ai piedi dell’altare della Confessione all’inizio della celebrazione, “ti chiediamo – ha chiesto - che il tuo pianto ci svegli dalla nostra indifferenza, apra i nostri occhi davanti a chi soffre”. La tua tenerezza rivoluzionaria “ci faccia sentire invitati a riconoscerti in tutti coloro che arrivano nelle nostre città”. Ci persuada “a sentirci invitati a farci carico della speranza e della tenerezza della nostra gente”.

Al termine della messa, come da tradizione, Francesco ha portato l’immagine del Santo Bambino e la ha portato in processione al presepe della Basilica di San Pietro.