聆听教宗方济各
我们将通过这一博客,在一周之内发表教宗方济各讲话 的中文版、教宗每主日的三钟经祈祷讲话、周三例行公开接 见要理、每天清晨在圣女玛尔大之家的弥撒圣祭讲道。 教宗的讲话言简意赅、直入我们每个人的内心深处。他 的话不需要任何评论或者理论说教,只要认识了解、反思默 想足以

IN CAMMINO CON PAPA FRANCESCO
Con questo blog vorremmo mettere in circolazione, entro una settimana, anche in cinese,
le parole che Papa Francesco ci regala all’Angelus di ogni domenica, nella Udienza del Mercoledì, e nelle celebrazioni quotidiane di Santa Marta.
Papa Francesco parla in maniera chiara e diretta, parla al cuore di ognuno di noi. Le sue parole non hanno bisogno di commenti o teorie, ma di essere conosciute e meditate.
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Scritto da Gigi Di Sacco
il 30 11 2017 alle 09,33

DISCORSO - ai Vescovi del Myanmar, 29/11/2017

 

I vescovi stiano col loro gregge per portare riconciliazione e pace.

Guarigione, accompagnamento e profezia”. Sono le tre “parole” che papa Francesco lascia ai vescovi del Myanmar. “Le vostre greggi portano i segni di questo conflitto e hanno generato valorosi testimoni della fede e delle antiche tradizioni; per voi dunque la predicazione del Vangelo non dev’essere soltanto una fonte di consolazione e di fortezza, ma anche una chiamata a favorire l’unità, la carità e il risanamento nella vita del popolo”.

 

 


Papa Francesco– “Guarigione, accompagnamento e profezia”. Sono le tre “parole” che papa Francesco lascia ai vescovi del Myanmar, l’incontro con i quali ha concluso la lunga giornata di papa Francesco.

Ai 22 vescovi del Paese, il Papa raccomandato in primo luogo la “guarigione”. “Il Vangelo che predichiamo – ha spiegato - è soprattutto un messaggio di guarigione, riconciliazione e pace. Mediante il sangue di Cristo sulla croce Dio ha riconciliato il mondo a sé, e ci ha inviati ad essere messaggeri di quella grazia risanante. Qui in Myanmar, tale messaggio ha una risonanza particolare, dato che il Paese è impegnato a superare divisioni profondamente radicate e costruire l’unità nazionale. Le vostre greggi portano i segni di questo conflitto e hanno generato valorosi testimoni della fede e delle antiche tradizioni; per voi dunque la predicazione del Vangelo non dev’essere soltanto una fonte di consolazione e di fortezza, ma anche una chiamata a favorire l’unità, la carità e il risanamento nella vita del popolo. L’unità che condividiamo e celebriamo nasce dalla diversità; valorizza le differenze tra le persone quale fonte di mutuo arricchimento e di crescita; le invita a ritrovarsi insieme, in una cultura dell’incontro e della solidarietà”.

“Che nel vostro ministero episcopale possiate fare costantemente esperienza della guida e dell’aiuto del Signore nell’impegno a favorire la guarigione e la comunione ad ogni livello della vita della Chiesa, così che il santo Popolo di Dio, mediante il suo esempio di perdono e di amore riconciliante, possa essere sale e luce per i cuori che aspirano a quella pace che il mondo non può dare. La comunità cattolica in Myanmar può essere orgogliosa della sua profetica testimonianza di amore a Dio e al prossimo, che si esprime nell’impegno per i poveri, per coloro che sono privi di diritti e soprattutto, in questi tempi, per i tanti sfollati che, per così dire, giacciono feriti ai bordi della strada”.

Nel “ministero di guarigione” Francesco colloca anche l’impegno per il dialogo ecumenico e per la collaborazione interreligiosa. “Prego affinché i vostri continui sforzi a costruire ponti di dialogo e ad unirvi ai seguaci di altre religioni nel tessere relazioni di pace producano frutti abbondanti per la riconciliazione nella vita del Paese”.

“La mia seconda parola per voi stasera è accompagnamento. Un buon Pastore è costantemente presente nei riguardi del suo gregge, conducendolo mentre cammina al suo fianco. Come mi piace dire, il Pastore dovrebbe avere l’odore delle pecore. Ai nostri giorni siamo chiamati a essere una “Chiesa in uscita” per portare la luce di Cristo ad ogni periferia (cfr Esort. ap. Evangelii gaudium, 20). In quanto vescovi, le vostre vite e il vostro ministero sono chiamati a conformarsi a questo spirito di coinvolgimento missionario, soprattutto attraverso visite pastorali regolari alle parrocchie e alle comunità che formano le vostre Chiese locali. È questo un mezzo privilegiato per accompagnare, come padri amorevoli, i vostri sacerdoti nel loro impegno quotidiano a far crescere il gregge in santità, fedeltà e spirito di servizio”.

“Soprattutto, vorrei chiedervi un impegno speciale nell’accompagnare i giovani. Occupatevi della loro formazione ai sani principi morali che li guideranno nell’affrontare le sfide di un mondo in rapido cambiamento”.

“La mia terza parola per voi è profezia. La Chiesa in Myanmar testimonia quotidianamente il Vangelo mediante le sue opere educative e caritative, la sua difesa dei diritti umani, il suo sostegno ai principi democratici. Possiate mettere la comunità cattolica nelle condizioni di continuare ad avere un ruolo costruttivo nella vita della società, facendo sentire la vostra voce nelle questioni di interesse nazionale, particolarmente insistendo sul rispetto della dignità e dei diritti di tutti, in modo speciale dei più poveri e vulnerabili”.

Il Papa ha infine raccomandato la “necessità di proteggere l’ambiente e di assicurare un corretto utilizzo delle ricche risorse naturali del Paese a beneficio delle generazioni future. La custodia del dono divino della creazione non può essere separata da una sana ecologia umana e sociale. Infatti, «la cura autentica delle nostre relazioni con la natura è inseparabile dalla fraternità, dalla giustizia e dalla fedeltà nei confronti degli altri» (Enc. Laudato si’, 70)”.

 

II

 

In un Paese “impegnato a superare divisioni profondamente radicate e costruire l’unità nazionale”, la Chiesa del Myanmar segua la “chiamata a favorire l’unità, la carità e il risanamento nella vita del popolo”, permettendo che la comunità cattolica continui ad avere “un ruolo costruttivo nella vita della società”, facendo sentire la propria “voce” nelle questioni di “interesse nazionale”, particolarmente “insistendo sul rispetto della dignità e dei diritti di tutti, in modo speciale dei più poveri e vulnerabili”. Così il Papa incontrando nel complesso della cattedrale di Yangon i vescovi locali, momento per riflettere - dice - su “gioie” e “sfide” del loro ministero, di fronte a “greggi” - osserva - che “portano i segni” del conflitto e “hanno generato valorosi testimoni della fede e delle antiche tradizioni”. Dopo il saluto di mons. Felix Lian Khen Thang, vescovo di Kalay e presidente della Conferenza episcopale del Myanmar, Francesco incentra la riflessione su temi quali “guarigione, accompagnamento e profezia”.

“L’unità che condividiamo e celebriamo - spiega Francesco - nasce dalla diversità: non dimenticare questo, nasce dalla diversità; valorizza le differenze tra le persone quale fonte di mutuo arricchimento e di crescita; le invita a ritrovarsi insieme, in una cultura dell’incontro e della solidarietà”.

In particolare il Pontefice mette in luce l’impegno “a favorire la guarigione e la comunione ad ogni livello della vita della Chiesa”, per arrivare a quella pace “che il mondo non può dare”. “La comunità cattolica in Myanmar può essere orgogliosa della sua profetica testimonianza di amore a Dio e al prossimo, che – mette in luce - si esprime nell’impegno per i poveri, per coloro che sono privi di diritti e soprattutto, in questi tempi, per i tanti sfollati che, per così dire, giacciono feriti ai bordi della strada”. Il Papa ringrazia tutti coloro che si adoperano per portare “a loro e al prossimo che è nel bisogno, senza tener conto della religione o dell’etnia, il balsamo della guarigione”.

Quindi sottolinea anche l’impegno per il dialogo ecumenico e la collaborazione interreligiosa. “Prego affinché i vostri continui sforzi a costruire ponti di dialogo e ad unirvi ai seguaci di altre religioni nel tessere relazioni di pace producano frutti abbondanti per la riconciliazione nella vita del Paese”. In tale prospettiva pone la Conferenza di pace interreligiosa tenutasi a Yangon la scorsa primavera, “testimonianza importante, davanti al mondo, della determinazione delle religioni a vivere in pace e - aggiunge - a rigettare ogni atto di violenza e di odio perpetrato in nome della religione”. E ricorda che la Chiesa è un “ospedale da campo”, che deve “guarire ferite”.

Francesco ripropone poi le immagini dei vescovi come pastori con “l’odore delle pecore” assieme all’“odore di Dio” e della Chiesa “in uscita” verso le periferie: “le vostre vite e il vostro ministero - prosegue - sono chiamati a conformarsi a questo spirito di coinvolgimento missionario”, attraverso le visite pastorali “regolari” a parrocchie e comunità per accompagnare, “come padri amorevoli”, i sacerdoti nel “far crescere il gregge in santità, fedeltà e spirito di servizio”: perché “il prossimo più prossimo” del vescovo - aggiunge a braccio - è proprio il sacerdote.

Partendo da una “fede solida” e da un “fervente anelito missionario” ereditato dagli evangelizzatori in terra asiatica, e con l’aiuto dei catechisti “pilastri” di ogni parrocchia, l’auspicio del Papa per i presuli è a “permeare il laicato nello spirito di un autentico discepolato missionario”, ricercando “una sapiente inculturazione del messaggio evangelico”.

Quindi l’accompagnamento ai giovani, verso “sani principi morali” per affrontare “le sfide di un mondo in rapido cambiamento” e minacciato da “colonizzazioni ideologiche e culturali”. In vista del Sinodo dei Vescovi che nel 2018 sarà loro dedicato, il Pontefice ricorda che “una delle grandi benedizioni della Chiesa in Myanmar è la sua gioventù e, in particolare, il numero di seminaristi e di giovani religiosi”, esortando i vescovi a coinvolgerli e sostenerli “nel loro percorso di fede, perché sono chiamati, attraverso il loro idealismo ed entusiasmo, a essere evangelizzatori gioiosi e convincenti dei loro coetanei”.

Ma la Chiesa locale va ricordata pure per le opere educative e caritative, la difesa dei diritti umani, il sostegno ai principi democratici: la fiducia del Papa è affidata alla strategia pastorale quinquennale, “che la Chiesa ha sviluppato nel più ampio contesto della costruzione dello Stato”, per portare “frutto abbondante non solo per il futuro delle comunità locali, ma anche dell’intero Paese”. Il riferimento è alla “necessità di proteggere l’ambiente e di assicurare un corretto utilizzo delle ricche risorse naturali del Paese a beneficio delle generazioni future”: la custodia del dono divino della creazione, ricorda, “non può essere separata da una sana ecologia umana e sociale”.

L’ultima raccomandazione del Papa per i vescovi, prima del commiato, è “a mantenere l’equilibrio” nella salute fisica e spirituale, pensando anche alla “salute” dei preti, crescendo quotidianamente pure “nella preghiera e nell’esperienza dell’amore riconciliante di Dio”, perché - conclude - la preghiera “è il primo compito del vescovo”, è la base della “identità sacerdotale”, la “garanzia” della solidità della predicazione e la “fonte” della carità pastorale.