聆听教宗方济各
我们将通过这一博客,在一周之内发表教宗方济各讲话 的中文版、教宗每主日的三钟经祈祷讲话、周三例行公开接 见要理、每天清晨在圣女玛尔大之家的弥撒圣祭讲道。 教宗的讲话言简意赅、直入我们每个人的内心深处。他 的话不需要任何评论或者理论说教,只要认识了解、反思默 想足以

IN CAMMINO CON PAPA FRANCESCO
Con questo blog vorremmo mettere in circolazione, entro una settimana, anche in cinese,
le parole che Papa Francesco ci regala all’Angelus di ogni domenica, nella Udienza del Mercoledì, e nelle celebrazioni quotidiane di Santa Marta.
Papa Francesco parla in maniera chiara e diretta, parla al cuore di ognuno di noi. Le sue parole non hanno bisogno di commenti o teorie, ma di essere conosciute e meditate.
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在中国的讯息
Scritto da Gigi Di Sacco
il 05 10 2017 alle 21,14

Santa Marta, 05/10/2017

Un popolo senza radici o che lascia perdere le radici, è un popolo ammalato.

“L’uomo e la donna che ritrovano le proprie radici, che sono fedeli alla propria appartenenza, sono un uomo e una donna in gioia, di gioia e questa gioia è la loro forza”. La “nostalgia dei migranti”, coloro che “sono lontani dalla Patria e vogliono tornare”.

 


Papa Francesco – Un popolo “senza radici o che lascia perdere le radici, è un popolo ammalato”. “Una persona senza radici, che ha dimenticato le proprie radici, è ammalata”, si condanna “all’auto-esilio psicologico: fa tanto male”. L’ha detto papa Francesco durante la messa celebrata stamattina a Casa santa Marta commentando la Prima Lettura odierna tratta dal Libro di Neemia. Vi si descrive “una grande assemblea liturgica”: è il popolo che è radunato presso la Porta delle Acque, a Gerusalemme. Era anche la fine di una storia durata più di 70 anni, la deportazione a Babilonia, e quindi una storia di pianto per il popolo di Dio.

Dopo il crollo dell’impero babilonese ad opera dei persiani, il re persiano Artaserse vedendo Neemia, suo coppiere, triste mentre gli versava il vino, cominciò a dialogare con lui. Neemia espresse il desiderio di tornare a Gerusalemme e “piangeva”: aveva “nostalgia della sua città”.

Il Papa ha, quindi, ricordato il Salmo che dice: “Lungo i fiumi di Babilonia sedevano e piangevano”. Non potevano cantare, le loro cetre erano appese sui salici ma non volevano dimenticare. E’ la “nostalgia dei migranti”, coloro che “sono lontani dalla Patria e vogliono tornare”. Francesco ha ricordato, in proposito, il coro a Genova alla fine della Messa: il canto Ma se ghe penso, “come ricordando tutti i migranti che volevano essere lì, alla Messa del Papa, ma erano lontani”.

Neemia, quindi, si prepara a tornare e riportare il popolo a Gerusalemme. Si trattava di “un viaggio difficile” perché “doveva convincere tanta gente” e portare le cose per ricostruire la città, le mura, il Tempio, “ma soprattutto era un viaggio per ri-trovare le radici del popolo”. Dopo tanti anni, le radici “si erano indebolite” ma non erano perse. Riprendere le radici “significa riprendere l’appartenenza a un popolo”, ha detto il Papa. “Senza le radici non si può vivere: un popolo senza radici o che lascia perdere le radici, è un popolo ammalato”. “Una persona senza radici, che ha dimenticato le proprie radici, è ammalata. Ritrovare, riscoprire le proprie radici e prendere la forza per andare avanti, la forza per dare frutto e, come dice il poeta, ‘la forza per fiorire perché – dice – quello che l’albero ha di fiorito viene da quello che ha di sotterrato’. Proprio quel rapporto tra la radice e il bene che noi possiamo fare”.

In questo cammino però – ha aggiunto Francesco - ci sono state “tante resistenze” : “non si può”, “ci sono difficoltà”. “Le resistenze sono di quelli che preferiscono l’esilio, e quando non c’è l’esilio fisico, l’esilio psicologico: l’auto-esilio dalla comunità, dalla società, quelli che preferiscono essere popolo sradicato, senza radici. Dobbiamo pensare a questa malattia dell’auto-esilio psicologico: fa tanto male. Ci toglie le radici. Ci toglie l’appartenenza”.

Il popolo, però, va avanti e  arriva al giorno in cui la ricostruzione è fatta. Il popolo, allora, si raduna per “ripristinare le radici”, cioè per ascoltare la Parola di Dio, che lo scriba Esdra leggeva. E il popolo piangeva, ma questa volta non era il pianto di Babilonia: “era il pianto della gioia, dell’incontro con le proprie radici, l’incontro con la propria appartenenza”. Finita la lettura, Neemia li invita a far festa. Si tratta della gioia di chi ha trovato le proprie radici. “L’uomo e la donna che ritrovano le proprie radici, che sono fedeli alla propria appartenenza, sono un uomo e una donna in gioia, di gioia e questa gioia è la loro forza. Dal pianto di tristezza al pianto di gioia; dal pianto di debolezza per essere lontani dalle radici, lontani dal loro popolo, al pianto di appartenenza: ‘Sono a casa’. Sono a casa”.

Il Papa ha quindi invitato a leggere il capitolo ottavo di Neemia da cui è tratto la Prima Lettura odierna. E a domandarsi se non si lasci “cadere il ricordo del Signore”, se si inizi un cammino per ritrovare le proprie radici oppure si preferisca l’auto-esilio psicologico, chiusi in se stessi. E, infine, Francesco ha sostenuto che se si ha “paura di piangere”,  si avrà “paura di ridere” perché , invece, quando si piange di tristezza, dopo si piangerà di gioia. Bisogna, quindi, chiedere la grazia del “pianto pentito”, “triste per i nostri peccati”, ma anche del pianto della gioia perché il Signore “ci ha perdonato e ha fatto nella nostra vita quello che ha fatto con il suo popolo”. Infine, la grazia di mettersi in cammino per incontrarsi con le proprie radici.