聆听教宗方济各
我们将通过这一博客,在一周之内发表教宗方济各讲话 的中文版、教宗每主日的三钟经祈祷讲话、周三例行公开接 见要理、每天清晨在圣女玛尔大之家的弥撒圣祭讲道。 教宗的讲话言简意赅、直入我们每个人的内心深处。他 的话不需要任何评论或者理论说教,只要认识了解、反思默 想足以

IN CAMMINO CON PAPA FRANCESCO
Con questo blog vorremmo mettere in circolazione, entro una settimana, anche in cinese,
le parole che Papa Francesco ci regala all’Angelus di ogni domenica, nella Udienza del Mercoledì, e nelle celebrazioni quotidiane di Santa Marta.
Papa Francesco parla in maniera chiara e diretta, parla al cuore di ognuno di noi. Le sue parole non hanno bisogno di commenti o teorie, ma di essere conosciute e meditate.
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Scritto da Gigi Di Sacco
il 16 06 2017 alle 15,24

Santa Marta, 16/06/2017

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Avere coscienza di essere “vasi di creta” che salva solo la potenza di Dio

Soltanto se noi accettiamo di essere creta la “straordinaria potenza di Dio verrà a noi e ci darà la pienezza, la salvezza, la felicità, la gioia di essere salvati”, ricevendo così il “tesoro” del Signore.

 


 Papa Francesco– Avere “coscienza” di essere deboli, vulnerabili e peccatori, che non possiamo salvarci da soli e che solo la potenza di Dio salva. E’ il monito lanciato da papa Francesco nell’omelia della messa che ha celebrato stamattina a Casa santa Marta, commentando la Seconda lettera di San Paolo ai Corinzi, là dove l’apostolo parla del mistero di Cristo, dicendo “abbiamo un tesoro in vasi di creta ed esorta tutti a prendere “coscienza” di essere appunto “creta, deboli, peccatori”.

Questo tesoro di Cristo – ha detto Francesco - lo abbiamo “nella nostra fragilità: noi siamo creta”. Perché è “la potenza di Dio, la forza di Dio che salva, che guarisce, che mette in piedi”. Ciò in fondo è “la realtà della nostra vulnerabilità”.  “Tutti noi siamo vulnerabili, fragili, deboli, e abbiamo bisogno di essere guariti. E lui lo dice: siamo tribolati, siamo sconvolti, siamo perseguitati, colpiti come manifestazione della nostra debolezza, della debolezza di Paolo, manifestazione della creta. E questa è la nostra vulnerabilità. E una delle cose più difficili nella vita è riconoscere la propria vulnerabilità. Alle volte, cerchiamo di coprire la vulnerabilità, che non si veda; o truccarla, perché non si veda; o dissimulare … Lo stesso Paolo, all’inizio di questo capitolo dice: ‘Quando sono caduto nelle dissimulazioni vergognose’. Le dissimulazioni sono vergognose, sempre. Sono ipocrite”.

Oltre all’“ipocrisia verso gli altri” c’è anche quella del “confronto con noi stessi”, cioè quando crediamo di “essere un’altra cosa”, pensando “di non avere bisogno di guarigione” e “sostegno”. Quando insomma diciamo: “non sono fatto di creta”, ho “un tesoro mio”. “Questo è il cammino, è la strada verso la vanità, la superbia, l’autoreferenzialità di quelli che non sentendosi creta, cercano la salvezza, la pienezza da se stessi. Ma la potenza di Dio, è quella che ci salva, perché la nostra vulnerabilità Paolo la riconosce: ‘Siamo tribolati, ma non schiacciati’. Non schiacciati, perché la potenza di Dio ci salva. ‘Siamo sconvolti’, ‘ma non disperati’. C’è qualcosa di Dio che ci dà speranza. Siamo perseguitati, ma non abbandonati; colpiti, ma non uccisi. Sempre c’è questo rapporto tra la creta e la potenza, la creta e il tesoro. Noi abbiamo un tesoro in vasi di creta. Ma la tentazione è sempre la stessa: coprire, dissimulare, non credere che siamo creta. Quella ipocrisia nei confronti dei noi stessi”.

L’apostolo Paolo, ha sottolineato il Papa, con questo modo “di pensare, di ragionare, di predicare la Parola di Dio” ci porta dunque a un dialogo “tra il tesoro e la creta”. Un dialogo che continuamente dobbiamo fare, “per essere onesti”. L’esempio è la confessione, quando “diciamo i peccati come se fossero una lista di prezzi al mercato”, pensando di “imbiancare un po’ la creta” per essere più forti. Invece dobbiamo accettare debolezza e vulnerabilità, anche se risulta “difficile” farlo: è qui che entra in gioco “la vergogna”. “E’ la vergogna, quella che allarga il cuore perché entri la potenza di Dio, la forza di Dio. La vergogna di essere creta e non essere un vaso d’argento o d’oro. Di essere creta. E se noi arriviamo a questo punto, saremo felici. Saremo molti felici. Il dialogo fra la potenza di Dio e la creta: pensiamo alla lavanda dei piedi, quando Gesù si avvicina a Pietro e Pietro dice: ‘No, a me no, Signore, ma per favore! Cosa fai?’. Non aveva capito, Pietro, che era creta, che aveva bisogno della potenza del Signore per essere salvato”. Sta quindi nella “generosità” il riconoscere “di essere vulnerabili, fragili, deboli, peccatori”.

Soltanto se noi accettiamo di essere creta, ha concluso Francesco, la “straordinaria potenza di Dio verrà a noi e ci darà la pienezza, la salvezza, la felicità, la gioia di essere salvati”, ricevendo così il “tesoro” del Signore.