聆听教宗方济各
我们将通过这一博客,在一周之内发表教宗方济各讲话 的中文版、教宗每主日的三钟经祈祷讲话、周三例行公开接 见要理、每天清晨在圣女玛尔大之家的弥撒圣祭讲道。 教宗的讲话言简意赅、直入我们每个人的内心深处。他 的话不需要任何评论或者理论说教,只要认识了解、反思默 想足以

IN CAMMINO CON PAPA FRANCESCO
Con questo blog vorremmo mettere in circolazione, entro una settimana, anche in cinese,
le parole che Papa Francesco ci regala all’Angelus di ogni domenica, nella Udienza del Mercoledì, e nelle celebrazioni quotidiane di Santa Marta.
Papa Francesco parla in maniera chiara e diretta, parla al cuore di ognuno di noi. Le sue parole non hanno bisogno di commenti o teorie, ma di essere conosciute e meditate.
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在中国的讯息
Scritto da Gigi Di Sacco
il 04 01 2017 alle 22,46

UDIENZA GENERALE, 04/01/2017

Nella vita spesso le lacrime sono semi di speranza

Nella catechesi all’udienza generale, stamattina nell’Aula Paolo VI, proseguendo il tema della speranza cristiana, Francesco presenta la figura biblica di Rachele che  piange i suoi figli in esilio e il suo pensiero va a quanti anche oggi sono lontani dalla patria. L’evangelista Matteo cita il brano del profeta Geremia per descrivere la “strage degli innocenti” e il Papa ricorda la triste attualità a causa del potere che ancora disprezza e sopprime la vita.

 


Papa Francesco-Una figura di donna che parla della speranza vissuta nel pianto: è Rachele, la sposa di Giacobbe che muore nel dare alla luce il suo secondogenito. Nel brano biblico di oggi, da cui prende spunto la catechesi del Papa, il profeta Geremia cita Rachele rivolgendosi agli Israeliti in esilio per consolarli e attraverso Rachele presenta una realtà, dice Francesco, “di dolore e di pianto, ma insieme con una prospettiva di vita impensata”. Rachele piange per i figli che in un certo senso sono morti andando in esilio:

"Davanti alla tragedia della perdita dei figli, una madre non può accettare parole o gesti di consolazione, che sono sempre inadeguati, mai capaci di lenire il dolore di una ferita che non può e non vuole essere rimarginata. Un dolore proporzionale all’amore. Ogni madre sa tutto questo; e sono tante, anche oggi, le madri che piangono, che non si rassegnano alla perdita di un figlio".

Rachele, prosegue il Papa, non vuole essere consolata e questo ci insegna anche quanta delicatezza ci viene chiesta davanti al dolore altrui:

"Per parlare di speranza a chi è disperato, bisogna condividere la sua disperazione; per asciugare una lacrima dal volto di chi soffre, bisogna unire al suo il nostro pianto. Solo così le nostre parole possono essere realmente capaci di dare un po’ di speranza. E se non posso dire parole così, con il pianto, con il dolore, meglio il silenzio. La carezza, il gesto e niente parole”.

La madre, che aveva accettato di morire al momento del parto, perché il figlio potesse vivere, con il suo pianto è ora principio di vita nuova per i figli esiliati, prigionieri, lontani dalla patria:

"Al dolore e al pianto amaro di Rachele, il Signore risponde con una promessa che adesso può essere per lei motivo di vera consolazione: il popolo potrà tornare dall’esilio e vivere nella fede, libero, il proprio rapporto con Dio. Le lacrime hanno generato speranza. E questo non è facile da capire, ma è vero. Tante volte, nella vita nostra, le lacrime seminano speranza, sono semi di speranza".

Il testo di Geremia, dice ancora il Papa, viene ripreso dall’evangelista Matteo è applicato alla strage degli innocenti mettendoci di fronte alla tragedia dell’uccisione di esseri umani indifesi, all’orrore del potere che disprezza e sopprime la vita. "I bambini di Betlemme morirono a causa di Gesù". E Lui, Agnello innocente, sarebbe poi morto, a sua volta, per tutti.

"Il Figlio di Dio è entrato nel dolore degli uomini: non dimenticare, questo. Quando qualcuno si rivolge a me e mi fa domande difficili, per esempio: 'Ma mi dica, Padre: perché soffrono i bambini?', davvero, io non so cosa rispondere. Soltanto dico: 'Ma guarda il Crocifisso: Dio ci ha dato il Suo Figlio, Lui ha sofferto, e forse lì troverai una risposta. Ma risposte di qua [indica la testa], non ci sono. Soltanto guardando l’amore di Dio che dà Suo Figlio che offre la sua vita per noi, può indicare qualche strada di consolazione”. E per questo diciamo che il Figlio di Dio è entrato nel dolore degli uomini; ha condiviso ed ha accolto la morte; la sua Parola è definitivamente parola di consolazione, perché nasce dal pianto".

Tanti i bambini ancora vittime di conflitti e violenze: nei saluti ai pellegrini di lingua araba, il Papa si rivolge in particolare a quelli provenienti dalla Giordania, dall’Iraq e ‎dal ‎Medio Oriente dove si continua a morire. Infine, ai pellegrini polacchi ricorda che dopodomani sarà l’Epifania del Signore. “Per le strade delle vostre città e di molte località, dice, sfileranno solenni cortei dei Magi. Partecipando a queste manifestazioni ricordate a tutti che Gesù, nato a Betlemme è presente nel mondo, è vicino a noi, ci porta la salvezza e vuole abitare nel cuore di ciascuno.