聆听教宗方济各
我们将通过这一博客,在一周之内发表教宗方济各讲话 的中文版、教宗每主日的三钟经祈祷讲话、周三例行公开接 见要理、每天清晨在圣女玛尔大之家的弥撒圣祭讲道。 教宗的讲话言简意赅、直入我们每个人的内心深处。他 的话不需要任何评论或者理论说教,只要认识了解、反思默 想足以

IN CAMMINO CON PAPA FRANCESCO
Con questo blog vorremmo mettere in circolazione, entro una settimana, anche in cinese,
le parole che Papa Francesco ci regala all’Angelus di ogni domenica, nella Udienza del Mercoledì, e nelle celebrazioni quotidiane di Santa Marta.
Papa Francesco parla in maniera chiara e diretta, parla al cuore di ognuno di noi. Le sue parole non hanno bisogno di commenti o teorie, ma di essere conosciute e meditate.
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在中国的讯息
Scritto da Gigi Di Sacco
il 25 12 2016 alle 23,26

Omelia 25/12/2016

La mondanità ha preso in ostaggio il Natale, non dimenticare bimbi.

 Nella notte di Natale, che è di “gloria, di “gioia” e di “luce”, lasciamoci interpellare dal Bambino Gesù e da tutti quei bambini che oggi giacciono nelle “squallide mangiatoie di dignità”: nei rifugi per scampare ai bombardamenti, sui marciapiedi delle grandi città, sul fondo dei barconi carichi di migranti. Così Papa Francesco, celebrando in Basilica Vaticana la Santa Messa della notte di Natale. L’esortazione del Pontefice è stata a lasciare le illusioni dell’effimero per andare all’essenziale, ritrovando la pace nella semplicità di “Dio-bambino”.


Papa FrancescoDi fronte a una mondanità che “ha preso in ostaggio il Natale”, lasciamoci “interpellare” dal Bambino nella mangiatoia, che è il “segno di sempre” per trovare Gesù. Questa l’esortazione del Papa nella Messa della Notte di Natale, celebrata in San Pietro. Ma Francesco invita pure ad andare oltre:

“Lasciamoci interpellare anche dai bambini che, oggi, non sono adagiati in una culla e accarezzati dall’affetto di una madre e di un padre, ma giacciono nelle squallide ‘mangiatoie di dignità’: nel rifugio sotterraneo per scampare ai bombardamenti, sul marciapiede di una grande città, sul fondo di un barcone sovraccarico di migranti”.

E non solo: il Pontefice spinge a non rimanere indifferenti neppure di fronte ai “bambini che non vengono lasciati nascere” o a “quelli che piangono perché nessuno sazia la loro fame” o “non tengono in mano giocattoli, ma armi”. D’altra parte, spiega, nel Bambino Gesù “che ci è donato” si fa concreto l’amore di Dio “per noi”: il Signore “si fa presente” non tra i “grandi”, ma “nella povertà di una stalla”, non nei “fasti dell’apparenza”, ma nella “semplicità della vita”; non nel potere, ma in una piccolezza “che sorprende”:

“Per incontrarlo bisogna andare lì, dove Egli sta: occorre chinarsi, abbassarsi, farsi piccoli. Il Bambino che nasce ci interpella: ci chiama a lasciare le illusioni dell’effimero per andare all’essenziale, a rinunciare alle nostre insaziabili pretese, ad abbandonare l’insoddisfazione perenne e la tristezza per qualche cosa che sempre ci mancherà. Ci farà bene lasciare queste cose per ritrovare nella semplicità di Dio-bambino la pace, la gioia, il senso luminoso della vita”.

Il mistero del Natale è allo stesso tempo “di speranza e di tristezza”. L’amore, sottolinea il Papa, non è accolto e la vita “viene scartata”: Giuseppe e Maria infatti trovarono le porte chiuse e posero Gesù in una mangiatoia.

“Gesù nasce rifiutato da alcuni e nell’indifferenza dei più. Anche oggi ci può essere la stessa indifferenza, quando Natale diventa una festa dove i protagonisti siamo noi, anziché Lui; quando le luci del commercio gettano nell’ombra la luce di Dio; quando ci affanniamo per i regali e restiamo insensibili a chi è emarginato. Questa mondanità ci ha preso in ostaggio il Natale: bisogna liberarlo”.

Ma a Natale, prosegue il Pontefice, nonostante le “nostre tenebre” la luce di Dio risplende ed è per questo che c’è un sapore di speranza: con una “luce gentile” Dio, “innamorato di noi”, ci attira con la sua tenerezza, “nascendo povero e fragile in mezzo a noi, come uno di noi”:

“Nasce a Betlemme, che significa ‘casa del pane’. Sembra così volerci dire che nasce come pane per noi; viene alla vita per darci la sua vita; viene nel nostro mondo per portarci il suo amore. Non viene a divorare e a comandare, ma a nutrire e servire. Così c’è un filo diretto che collega la mangiatoia e la croce, dove Gesù sarà pane spezzato: è il filo diretto dell’amore che si dona e ci salva, che dà luce alla nostra vita, pace ai nostri cuori”.

A capirlo, in quella notte di oltre duemila anni fa, furono i pastori, “tra gli emarginati di allora”. Ma agli occhi di Dio “nessuno è emarginato”: per questo furono “gli invitati di Natale”. L’invito è allora ad andare da Gesù, “con fiducia”, a partire - dice il Papa - da quello in cui ci sentiamo emarginati, dai nostri limiti, dai nostri peccati.

“Lasciamoci toccare dalla tenerezza che salva. Avviciniamoci a Dio che si fa vicino, fermiamoci a guardare il presepe, immaginiamo la nascita di Gesù: la luce e la pace, la somma povertà e il rifiuto. Entriamo nel vero Natale con i pastori, portiamo a Gesù quello che siamo, le nostre emarginazioni, le nostre ferite non guarite, i nostri peccati”.

Così, in Gesù, assaporeremo il vero spirito del Natale, cioè “la bellezza di essere amati da Dio”: diciamo “semplicemente” grazie perché ha fatto “tutto questo” per noi, conclude Francesco, prima di deporre l’immagine del Bambino Gesù nel presepe della Basilica, posto in una cappella laterale. Ad accompagnare il Papa nella processione, 12 bambini di tutto il mondo, simbolo di quei piccoli a cui Francesco ha voluto dedicare il proprio pensiero natalizio.